La Idem propone lo Sport in Costituzione. Una priorità?

La Idem propone lo Sport in Costituzione. Una priorità?

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Josefa Idem ha sempre amato le sfide, su questi siamo tutti d’accordo. Soprattutto quando le condizioni di tempo e di luogo hanno remato contro, e ciononostante si capitalizzano le occasioni, ci si riesce ad imporsi, e a imporre le proprie idee in agenda. Le armi? Apparentemente nulla che sappia di pistola o di mazzette. Semplicemente il buon senso, e far capire che se si dice qualcosa non è soltanto per un protocollo, un obbligo che un segretario ti mette nel planning e tu devi rispettarlo, ma perchè pensi quella parolina in più può essere davvero utile. Se non altro perchè frutto di una lunga esperienza, nello sport come nella vita: tutta sostanza, gesti, ore vissute, e non chiacchiere da bar o da circolo.

Ed è con questo spirito che ieri la ministra dello Sport e delle Pari Opportunità (ci tiene molto a essere chiamata così), è intervenuta nel Salone d’Onore del Coni, a monte del Consiglio Nazionale che ha approvato il bilancio consuntivo del 2012. Già, proprio qui: in quel campo dove da sempre e per sempre si decideranno le sorti del nostro movimento, e dove da veri arbitri che come nel pugilato ricordano le regole d’ingaggio prima della cascata di jet, ganci ed umbercut, bisogna chiarire i limiti dello scontro, i principi che non possono essere messi sotto i piedi, le priorità giuste per ridisegnare la cornice entro cui questa tela dello sport un pò ammaccata va ridipinta.

Ecco allora la parolina che fa scattare il click dell’attenzione, e della riflessione: Costituzione. Infatti la Idem va dritta al punto, e non lascia spazio ad equivoci: “Vorrei che la parola sport venisse scritta con la “S” maiuscola perché è qualità, stile di vita e parametro di civiltà dei popoli. E visto che è probabile che si debba modificare la Carta Costituzionale, mi piacerebbe che fosse inserita, come avviene in altre nazioni, la parola sport. Sono tante le cose che vorrei fare ma ci sono delle priorità, e quella fondamentale è che i nostri figli abbiamo diritto di fare attività motoria e di poterla fare in luoghi sicuri. L’attività motoria non deve essere un colpo di fortuna o un lusso. Dobbiamo garantire ai nostri bambini una vera cultura sportiva e per farlo dobbiamo partire dalle scuole primarie, quello è il luogo deputato. Su questo sono convinta che il Coni sarà al mio fianco e che anche con la ministra Carrozza (Istruzione, ndr) lavoreremo insieme”.

Dicevamo attenzione, ma anche riflessione, prima del virgolettato. Perchè queste parole possono essere prese in due modi. Il primo, disincantato a mille e meno attento alle etichette, farebbe dire che francamente può sembrare assurdo che in tempi in cui si chiedono fatti e non parole, si continui a parlare di parole: tutto bellissimo, dal riferimento alle pari opportunità, non solo di generi, ma andando sempre più incontro verso il mondo dei diversamente abili, pieno di energia, fino alla redistribuzione della ricchezza di questo mondo, fatto di tanti privilegi da scardinare, ma se da un discorso non nasce nulla, una misura precisa, a cosa serve, dopo tanti anni di paralisi del nostro sistema?

E’ la domanda che tanti si pongono da tempo e si porranno, ed è la domanda che anche noi del resto ci siamo posti. Il problema però è ricordarsi anche che la democrazia non è demagogia, che non si può fare tutto quello che si vuole o che gli altri vogliono, di punto in bianco, e che per fare ciò che è possibile bisogna leggere, informarsi…e parlare, per evitare scelte affrettate. Meglio allora sapere che diventano altri i principi di riferimento, e soprattutto altre le persone che dicono la loro. Specie se si tratta di facce nuove nelle stanze dei bottoni, con un passato giusto e tanti stimoli. Proprio come la Idem, che in quattro pagine lette in dieci minuti, ha lasciato segno.

Detto questo, il quadro ha bisogno di una vera forza d’urto. Fatta di idee e di decisioni: tutte quelle che solo una crisi, e una crisi vera come questa può giustificare.

E partiamo da alcune cifre chiave, pubblicate di receente dall’ Ufficio studi di Bnl-Bnp Paribas, che di sport ne sa qualcosa collaborando da ormai 80 anni al fianco del Coni. E la conclusione pare chiara: la voce sport, in tempi di crisi – anche di praticanti – è una risorsa. Se non altro perchè in un periodo in cui si lamentano tanti sprechi, si denunciano vacche magre ovunque, e in cui comunque quasi il 40% degli italiani dichiara di non aver mai praticato un’attività, una voce che copre soltanto l’1,6% del PIL, ricevendo soltanto 2,5 di finanziamento pubblico, genera un giro d’affari di 50 miliardi, con 5 di beneficio per le pubbliche amministrazioni. Insomma un giro d’affari che con tutto l’indotto di opere pubbliche, turismo, trasporti, media tradizionali e digitali, innovazione tecnologica ed export che si crea, offre un ritorno quasi doppio, pari al 3 per cento.

Un ritorno che però parte anche dalle famiglie, con una spesa di 22 miliardi di euro(il 2,3 per cento del totale dei consumi) , e dalle aziende private, attraverso sponsorizzazioni (nello sport sono il 90 per cento del totale), vendita di spazi pubblicitari, vendita di beni e servizi alle società sportive.

Torniamo quindi alla parolina famosa, stavolta più consapevoli di dove si andranno a mettere le mani. La Idem in realtà non rivoluziona, piuttosto rilancia in un contesto diverso un’idea che negli ultimi dieci anni ha già provato a sfondare il muro di gomma delle aule parlamentari, ma senza successo. Infatti solo negli ultimi dieci anni, e come tanti altri argomenti di cui si parla ma senza risolvere, non si contano le proposte e le bozze di disegno di legge costituzionale per provare a rompere il tabù sport. Un fenomeno che almeno se la vediamo con l’ occhio delle parole, il nostro testo fondamentale ha preso in considerazione soltanto di recente. Infatti Costituzione alla mano, certamente ci sono norme che legittimano pienamente l’attività sportiva, intesa sia come libera attività inerente la sfera personale dell’individuo, sia come attività organizzata secondo propri schemi e secondo modelli specifici. Ma per quanto si giri intorno, la sostanza è che nei 139 articoli non c’è mai un riferimento diretto allo sport: fanno eccezione l’art.117, comma 3, dove lo sport ricolloca tra le materia delle quali si tratta anche in termini di competenza nel finanziamento pubblico delle diverse tipologie di attività sportive, e per l’art.90 commi 24, 25 e 26, riguardanti l’utilizzazione degli impianti sportivi. Facile allora pensare che se questa deve l’inizio e la fine di ogni decisione, la stella polare di ogni ragionamento di governo, non si può esultare da sportivi.

Parliamo poi delle tre cose che vorrebbe contribuire a risolvere. La ministra ha sottolineato tre urgenze importanti, e che vedono proprio nel nostro sport un fronte caldo: approvare la legge sugli stadi, rivedere le norme che regolano il lavoro sportivo (la tanto criticata legge 91 sul professionismo, ndr), quindi dare una certezza al contributo per lo sport, magari con una legge generale nel rispetto dell’autonomia del Coni, poi completata dalle Regioni con normative di dettaglio a misura del territorio.

FOTO: Gazzetta dello Sport, 16-05-2013Ed è stato proprio questo il motore del dibattito, superato ieri lo scoglio del CdA del braccio operativo di Coni Servizi, arrivati il punto “varie” dell’odg, e una volta che i riflettori hanno lasciato spazio al confronto vero. Sul tema tra l’altro le cifre di base sono abbastanza chiare: 31,1 milioni di euro di patrimonio netto, 250 di budget, di cui 62% è destinato a finanziare Federazioni, Discipline associate ed Enti di Promozione, il 25% va alla Coni Servizi per la gestione del personale e degli impianti, mentre il 6% supporta Organi periferici e progetti di alfabetizzazione motoria in collaborazione con II ministero dell’Istruzione.

E se anche su quel 25 ci sarebbe da parlare, gli animi si scaldano tutti su quel 62%, quei 150 milioni di euro e rotti che fanno gola a molti (Img Gazzetta.it). A cominciare da tutti gli altri sport, basket compreso, scontenti del dominio calcio, con una scaletta di interventi che martellano e battono sul ferro caldo che la novità Idem potrebbe rappresentare. Il tutto con un messaggio chiaro, dall’atletica al rugby, dal tennis alla scherma, dai pesi e la canoa al baseball: la Figc (che prende 62,5 milioni sul totale) non deve essere al di fuori e al di sopra delle altre federazioni. Probabilmente nella ripartizione dei contributi resterà al primo posto, ma non deve essere considerata a parte. E c’è già chi vorrebbe una commissione per imprimere un cambio netto, già dal 2014. Ma si cambia? E come, per non morire, parafrasando Fiorella Mannoia?

 

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