“Tacchi a Spicchi”, di Simona Nazzaro: a tu per tu con Marco Calvani

Marco Calvani, classe 1963, romano. La sua storia da allenatore è principalmente legata alla sua città d’origine. Ha sfiorato l’impresa con la Virtus Roma in finale scudetto contro Siena nel 2013. Nel marzo scorso ha preso la decisione forte di dimettersi dalla panchina della squadra campione d’Italia in carica, la Dinamo Sassari.

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Tacchi a Spicchi. Una rubrica diversa, che va oltre il “tradizionale” per abbracciare quel lato privato e nascosto dei protagonisti della pallacanestro italiana. Tacchi a Spicchi. Con un velo di rosa, perché chi scrive è una donna innamorata di questo mondo.

Marco Calvani, classe 1963, romano. La sua storia da allenatore è principalmente legata alla sua città d’origine. Ha sfiorato l’impresa con la Virtus Roma in finale scudetto contro Siena nel 2013. Nel marzo scorso ha preso la decisione forte di dimettersi dalla panchina della squadra campione d’Italia in carica, la Dinamo Sassari. Uomo deciso, diretto, molto diretto che a quattr’occhi se l’è presa continuamente con la sottoscritta … (giustamente)

Ti do un bonus: preferisci non parlare di come è “finita” a Roma nel 2013 oppure a Sassari lo scorso Marzo?

Di Roma si è parlato abbastanza, tutti sanno come sono andate le cose. Inutile riaprire un argomento di cui oggi non avrebbe senso riparlarne ancora.

A Sassari mi sono trovato benissimo. L’impatto con una parte della tifoseria non è stato semplice, io rappresentavo colui che sostituiva un’icona come Sacchetti, con tutto quello che poteva rappresentare. Avevo solo una strada, vincere con costanza. Così non è stato. A questo si sono aggiunti alcuni fattori che hanno inciso in quello che non è dare equilibrio ad una squadra, come i tre cambiamenti in corsa ed il turnover degli americani.

Mi do la grande responsabilità di aver sbagliato una scelta di uno dei tre giocatori che abbiamo sostituito; una scelta che ha destabilizzato parecchio la squadra e che mi ha fatto perdere il filo del discorso tecnico. Per il resto, giocatori seri ed estremamente disponibili al lavoro, grande organizzazione e disponibilità nello staff tecnico, manageriale, medico, organizzativo. Struttura societaria curata in tutti i settori, club house e store da prendere come modelli. Presenza sul territorio con mille iniziative. Pubblico come pochi ce ne sono in Italia, sempre e comunque a sostenere la squadra ma non solo alla domenica in campo.

Un rapporto ottimo con Presidente e GM. Due persone positive che mi hanno sempre sostenuto ed alle quali sono riconoscente. Mai una parola fuori posto, mai un atteggiamento negativo anche quando ce ne sarebbe stato motivo. Sempre positivi con me e con la squadra. Ed è quando le cose non vanno bene e nei momenti di criticità che dai il vero valore allo spessore delle persone. A Sassari ci ho veramente lasciato il cuore. Per caso si è capito da quello che scrivo?

Quanto ti fa o ti ha fatto rimorchiare questo sport? 

Non sono uno da “jet set”. Molto ufficio e palestra, poco di vita mondana. Sicuramente le occasioni non sono mancate e non mancano, bisogna saper distinguere.
Sei fidanzato? Sposato? In cerca?

Sono separato. Quello che hai vissuto comunque ti segna ed in parte ti condiziona.

Il sesso pre-partita ti porta fortuna?

Sesso post partita.

Meglio la serie A o l’A2?

Meglio chi ha idea di programmazione e progettualità. Ce la fai a trovare nelle dita di una mano squadre di A ed A2 che rispondano a questo?

Che rapporto hai con i social?

Fanno parte dei nostri tempi, li uso ma non ne sono schiavo.

Che squadra sogni di allenare?

Quella del prossimo anno.

Messina o Pianigiani?

Ma che domande fai? E dovrei anche risponderti? Mah….

Il giocatore più forte che hai allenato finora?

Tanti, diversi. Sicuramente mi dimenticherei qualcuno quindi ne cito solo uno per serietà, attitudine al lavoro, concretezza, leadership silenziosa, uomo squadra, lavoro positivo e costruttivo nello spogliatoio come pochissimi giocatori sanno fare, disponibilità sempre e comunque: Gigi Datome.

Quello che ti è rimasto nel cuore più di tutti?

Diversi ma meglio se torni alla domanda n. 9

Raccontaci un aneddoto che non si può raccontare.

Se non si può raccontare, come faccio a raccontarlo? Tu hai problemi seri con la lingua italiana! E non solo…

Quale è il tuo idolo sportivo di sempre?

Non ho un idolo sportivo. Ho un idolo di vita, Papa Wojtyla. Un uomo che ha fatto della concretezza, semplicità, decisione, disponibilità, forza, amore un modello al quale, chiunque, potrebbe ispirarsi.

Una cosa che non ti piace del basket.

Una scarsa propensione alla programmazione; in Italia è quasi inesistente, tranne rarissime eccezioni che sono sotto gli occhi di tutti.

Alleni Bargnani “in solitudine” in vista del Preolimpico… Che vi dite durante gli allenamenti? Conversazione tipo?

Se ti alleni, lavori e non parli. Le chiacchiere le facciamo prima e dopo e sono affari nostri, sei impicciona!

Chi vince il campionato di Serie A?

Chi dovrebbe vincerlo è Milano per talento, varietà ed alternative di giocatori, struttura fisica della squadra, profondità della panchina.

Stagione 2012/2013. Play off. Sei su una torre con Menetti, Trinchieri e Banchi: chi salvi?

Calvani.

Chi è oggi, secondo te, l’allenatore più forte in serie A? E il GM?

Ce ne sono diversi che si distinguono per peculiarità contrapposte ma tutte efficaci.

Quella volta che ti sei sentito davvero un grande.

L’essere riconosciuto non solo come allenatore ma come persona.

Dopo una vittoria importante come festeggi?

Con gli amici e, quando c’è, con mio figlio.

Chi poteva essere il giocatore che ti è mancato nel 2013 per vincere lo scudetto?

Non è stato un problema di chi ci è mancato, ma come e perché non si è vinto lo scudetto.

Lo sai che la domanda che tutti vorrebbero che io ti facessi non te la farò?!?

Meglio, avresti rischiato personalmente per la risposta che ti avrei dato…

Ultima domanda: c’è qualcosa per cui rischieresti l’inferno?

Si, essere perdonato per gli errori commessi nella mia vita. Chi vuole, sa e può capire. Ma se fossi perdonato, probabilmente non andrei all’inferno.

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