“A modo mio” di Mario Arceri – Calcio da dimenticare. Sassari, Brindisi e…San Antonio esaltano il Basket

“A modo mio” di Mario Arceri – Calcio da dimenticare. Sassari, Brindisi e…San Antonio esaltano il Basket

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Un fine settimana da ricordare, non tanto per le vicende della politica – ormai stucchevoli tra le bordate di insulti che da mesi rimbalzano tra lealisti, falchi e colombe pidielllini, sempre le stesse, o la vendemmia di tesseramenti che in questo autunno appare così prodiga per il piddì dopo anni di accentuata carestia di vocazioni -, ma per quelle dello sport, rivolgendo comunque un pensiero di profondo cordoglio e di immenso dolore per le vittime del tifone che ha devastato le Filippine provocando almeno diecimila morti.

Di fronte a tragedie di queste dimensioni fa semplicemente rabbia pensare a quello che è successo a Salerno, alla farsa messa in scena dai giocatori della Nocerina stroncati da una… epidemia fulminante nei primi minuti di una partita che i propri ultras gli avevano vietato di giocare…

Era già successo a Genova, si è ripetuto ieri pomeriggio: il calcio e i suoi club ostaggio di pochi facinorosi. Qualcosa di inaccettabile, quanto basterebbe per richiedere una lunga pausa di riflessione, quanto mai necessaria, ma che non verrà mai imposta tanti e tali sono gli interessi che il calcio muove e di cui è prigioniero.

“Calciopoli” e i vari scandali delle scommesse, i risultati taroccati, la credibilità del sistema profondamente compromessa, non sono serviti a nulla, così come le pur lodevoli iniziative dell’Uefa contro le manifestazioni di intolleranza razziale negli stadi sono servite unicamente a fornire ulteriori possibili occasioni di ricatto nei confronti delle società.

Non è stato sempre così. Chi ha qualche primavera alle spalle ricorda bene come fosse… goliardico il clima negli stadi. Poi le cose sono cambiate, e il cambiamento deve avere avuto una data, una causa, dei protagonisti inizialmente tollerati, ora subiti. Toccherà agli storici e ai sociologi dello sport individuare quando, dove, come e perché si è iniziato un fenomeno così deprecabile, ma soprattutto denunciare le responsabilità dei gruppi di persone o delle istituzioni che hanno consentito un tale deterioramento dello sport e della convivenza civile.

Qui generalmente si scrive di basket, che è il secondo sport di squadra per diffusione e per numero di spettatori paganti in Italia: all’incirca un decimo la sua dimensione rispetto al calcio, anche se a livello economico la distanza si fa abissale. Al di là dei fatti di cronaca nera, nel calcio sul campo si registra il rallentamento della marcia della Roma dopo le 10 vittorie iniziali. Due pareggi e la Juventus è tornata lì, a un solo punto, a mettere pressione ai giallorossi. Classifica cortissima, dunque, come è quella del basket.

Prima, tuttavia, di parlare della quinta giornata della Serie A, delle sue vittime illustri e delle sue sorprendenti protagoniste (almeno finora), è bene spendere due parole su quanto è successo sabato a Roma perché quello che ha provocato la clamorosa protesta della Stella Azzurra costituisce uno di quei lati oscuri del nostro vivere sociale che tolgono fiducia nel Paese in cui viviamo e nelle sue istituzioni che fin tropo spesso smentiscono il fondamentale più importante della nostra Repubblica: “La legge è uguale per tutti“.

Bisogna chiamarsi Ligresti e conoscere il ministro della giustizia per venir fuori dalle patrie galere se a rischio di suicidio: umanamente giusta la decisione, ma perché non si è avuta la stessa attenzione e un analogo provvedimento non è stato preso in altre decine e decine di casi per evitare che decine e decine di detenuti si suicidassero sul serio?

Nello scorso luglio a Tallinn l’Italia Under 20 conquistava il titolo europeo battendo la Lettonia. Al termine della finale, da Laganà a Della Valle, da Abass a Monaldi, tutti gli azzurri hanno dedicato, portando con sè sul podio la maglia con il numero otto, la medaglia d’oro a Mario Delle Cave, il loro compagno che due anni prima era stato ucciso, falciato da un mezzo dei Carabinieri a Tor di Quinto, mentre era in motorino, fermo al semaforo, a pochi metri dalla palestra dove l’attendevano per l’allenamento.

Il carabiniere che stava al volante, un maresciallo, ha patteggiato in settimana due anni di reclusione, con pena sospesa. In sostanza, l’unica sanzione l’avrà con la propria coscienza. Una giovane vita spezzata, per non parlare naturalmente del talento di un ragazzo che veniva considerato una sicura promessa del basket italiano, che sapeva farsi amare dai suoi compagni, vale dunque appena 24 mesi di carcere virtuale: la Stella Azzurra non l’ha potuto accettare ed ha protestato la propria indignazione nel modo più educato ma allo stesso tempo più amaramente efficace, ricordando Mario sul campo, rifiutando per un minuto, il primo della gara con il Pescara, di giocare sedendosi sul parquet. Poca cosa, ma assai eloquente e manifestata con grande dignità, quella che il basket ancora mantiene sperando di non doverla perdere mai.

Ed eccoci al basket giocato, che non è stato privo di sorprese. Il giorno in cui la news letter della Fiba dedica la copertina all’Armani che con i suoi giovani gioielli, Gentile e Melli, brilla in Europa ed è favorita per lo scudetto, l’Olimpia se ne va a perdere nettamente a Bologna consentendo alla Granarolo di restare in testa alla classifica insieme a Cantù e alla sempre più sorprendente Enel Brindisi che piega con un bello scatto di reni sul filo di lana Reggio Emilia, in attesa che stasera il posticipo tra Siena e Venezia chiarisca se i campioni d’Italia possano restare anch’essi al comando. Cedono invece Milano e Varese asfaltata quest’ultima da un Sassari inarrestabile dopo le delusioni europee. Caleb Green il protagonista con ben 45 punti (da anni non si registravano bottini simili in Serie A) in soli 29′, frutto di 10/11 da due, 4/7 da tre, 13/14 dalla lunetta, innestato da Travis Diener (10 assist) e Marques Green (altri sei).

Molto più sofferta invece la vittoria di Brindisi. Un po’ spento e ben controllato Dyson, sono stati James e Lewis a portare punti e gioco e a vincere il confronto con White e Bell (con Cinciarini in panchina solo per onor di firma) grazie al maggior contributo del resto della squadra rispetto agli emiliani.

Roma invece viene compensata della lunga attesa per il passaporto domenicano di Bobby Jones da una prova super dell’americano che, all’esordio in campionato dopo il benservito al polacco Ignerski, segna 20 punti (4/5 sia da due che da tre punti) a Caserta vanificando insieme a Baron e ad Hosley (1/9 al tiro ma nove rimbalzi) il recupero della Pasta Reggia nell’ultima frazione. Di nuovo decisivo per Roma il tiro da tre punti (46%) e buon collaudo in vista della gara di domenica prossima con la Granarolo (alle 20.30 diretta su Rai Sport 1) che potrebbe riportare l’Acea ai livelli più alti della classifica.

E già che ci siamo, vale la pena di parlare anche di Nba, visto che stanotte al Madison Squadre Garden s’è giocato il derby tra Bargnani e Belinelli, pardon, la sfida tra New York e San Antonio. L’hanno stravinta gli Spurs, avanti 35-17 già nel primo quarto con una difesa particolarmente intensa, per 120-89. Nove punti per Marco Belinelli (2/2 da due, 1/2 da tre 2/2 nei liberi, 4 rimbalzi e 4 assist in 25′), entrato tra i primi cinque, 16 punti per Anthony e per Bargnani (4/8 da due, 1/2 da tre, 5/6 nei liberi, un rimbalzo). Ben collaudata San Antonio, il problema dei Knicks non è evidentemente solo Bargnani (41 punti nelle ultime due partite), ma l’assetto generale della squadra, per ora poco convincente.

www.marioarceri.it

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