C’era una volta…la Serie A: Mike Iuzzolino

C’era una volta…la Serie A: Mike Iuzzolino

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C’era una volta il Paisà.

Nella storia della nostra serie A ci sono stati molti giocatori stranieri naturalizzati Italiani, alcuni han fatto molto bene, altri meno. Noi però abbiamo avuto, abbiamo, e per sempre avremo, un debole per il primo vero Paisà, Mike Iuzzolino.

La carriera cestistica di Mike inizia al college dove, tra Penn State e Saint Francis (di certo non college di prima fascia) si mette in mostra e riesce a guadagnare una chiamata al draft NBA del 1991 con il numero 35. A Dallas però non ha molta fortuna e, chiuso nel reparto guardie da giocatori esperti ed affidabili come Derek Harper e Rolando Blackman dopo due anni comunque con cifre discrete è costretto a lasciare il mondo della prima lega professionistica americana. Rimane comunque protagonista in NBA Jam 1993, il famoso videogame presente in diverse sala giochi sparse per il nostro paese, in cui lo troviamo con la maglia dei Mavericks. Approda quindi in CBA, un campionato poco stimolante per lui, e, dopo un paio di anni con poche soddisfazioni, viene chiamato da Andrea Fadini, allora GM della Scaligera Verona, e firma un contratto a gettone con la squadra Veneta. A Verona lo scetticismo è tanto e tutti si chiedono chi sia questo giocatore con il fisico più da ragioniere che da giocatore professionista. Bastano poche partite, però, a Mike per convincere.

Convincere Andrea Fadini e Franco Marcelletti, l’allora allenatore della Mash Verona, a confermarlo per tutta la stagione. Ma soprattutto convincere i tifosi che quel ragazzo, con il fisico più da ragioniere che da cestista, alto poco più di un metro e 80 e non proprio statuario, sia un giocatore super e che possa portare la Scaligera in alto. Convincere però forse non è il verbo giusto: Mike fa letteralmente impazzire i tifosi veronesi con il suo micidiale da fuori e con le sue penetrazioni chiuse, molto spesso, con il suo proverbiale arcobaleno, difficilmente stoppabile anche per i migliori saltatori del campionato. Iuzzolino, però, non è solo un grande realizzatore: fa anche girare al meglio la squadra e regala assist al bacio ai compagni.

La storia della mia vita: per uno che credeva in me, 1.000 dicevano che non ce l’ avrei mai fatta. E ogni volta che lo sentivo dire, avevo uno stimolo in più per riuscirci. Il Paisà trascina sorprendentemente la Mash alla finale di Coppa Italia, persa però contro Milano. Finale che però vale l’Europa e l’accesso alla coppa Saporta nella stagione successiva. 25 punti di media con il 45% abbondante da tre punti valgono a Mike la ovvia riconferma alla guida della squadra Veneta. Non male per un giocatore, arrivato a gettone con tutti i dubbi del caso. La stagione successiva è ricca di emozioni e soprattutto soddisfazioni sia per Verona che per Mike: guidata da Phil Melillo, arrivato a sostituire Marcelletti, passato a Milano, la Scaligera vince la Supercoppa Italiana (proprio contro la squadra meneghina dell’ex coach), arriva alla semifinale scudetto e alla finale di coppa Saporta, persa però contro il Real Madrid di un giocatore che noi appassionati di basket conosciamo bene, tal Dejan Bodiroga. Una stagione sicuramente positiva per la squadra di Verona guidata dal genio del Paisà.

La stagione 1997/1998 arriva il coronamento del sogno Europeo della Mash e di Mike: la vittoria della Coppa Koarc dopo tre durissime gare, e una rimonta contro la Stella Rossa Belgrado, con l’impresa del successo alla Pionir Arena di Belgrado in gara 2. Coppa Korac che risulta essere, ancora oggi, l’unico trofeo europeo nella bacheca della Scaligera. Questa è anche la stagione in cui Iuzzolino viene consacrato quale playmaker di livello non solo nel campionato italiano, ma anche Europeo. Il campionato successivo è l’ultimo per Mike a Verona, dove chiude con 21 punti e 4 assist di media e con la chiamata, per il campionato successivo dell’Adr Roma; la squadra vive però una stagione non semplice dal punto di vista sportivo, ma l’uomo di San Gregorio Magno (cosi era solito chiamare Mike Iuzzolino il grande Franco Lauro) emerge, al solito, con ottimi numeri soprattutto al tiro (50% da tre punti per un giocatore del genere è un numero irreale). Una macchina anche ai tiri liberi che, curiosamente, e diversamente dalla maggior parte degli altri giocatori, tira..spostato lateralmente, e non dal centro.

La stagione 2000/2001 Mike, oramai non più di primo pelo, veste la maglia Olimpia Milano, quell’Olimpia che spesso ha fatto impazzire da avversario e che conduce ad una difficile e sudata salvezza, dopo una stagione abbastanza travagliata soprattutto a livello societario, con i soliti ottimi numeri. Questa risulta anche essere l’ultima stagione per lui nel nostro massimo campionato prima di passare in Grecia, in Spagna e far ritorno in Italia, a Pavia, in Legadue, dove comunque a 35 anni mantiene numeri, al solito, ottimi, accarezzando i 19 punti ad allacciata di scarpe. Una fugate apparizione a Valladolid, in Spagna e arriva il ritiro per Mike.

La voglia di vincere. la cosa più importante della mia vita, la chiave di quello che sono riuscito a ottenere. Essere professionista, per me, significa dare sempre il massimo perché la squadra vinca. La gente e abituata a valutarti per le tue statistiche e le tue misure: quanto sei alto, quanto sei veloce, quanto segni. Ma quello che hai nel cuore non e misurabile da nessuno strumento. E neppure l’amore che hai per la pallacanestro Queste frasi raccolgono il perché Mike sia rimasto in primis nei cuori dei tifosi della Scaligera, ma anche per quelli di tutti quelli che hanno amato, ed amano ancora oggi, la pallacanestro italiana.

Signore e signori, Mike Iuzzolino, il Paisà.

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