C’era una volta…la Serie A: Cantù e il mito dei FAB4

C’era una volta…la Serie A: Cantù e il mito dei FAB4

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Chris Webber. Jalen Rose. Juwan Howard. Jimmy King. Ray Jackson. Ve li ricordate? Si, esatto, i fab 5 di Michigan. Probabilmente non lo sapete, ma anche in Italia abbiamo avuto dei Fab. 4, però, non 5. Cantù, estate 2000, il nostro viaggio parte da qui.

Stagione difficile quella Canturina, con problemi di sponsor e di budget, la morte di Chicco Ravaglia, la difficile salvezza e una squadra che da molti anni fa fatica a decollare. C’è un uomo al comando della compagine Brianzola, il suo nome è Bruno e da qualche anno di mestiere fa GM e vice allenatore. Si, avete capito bene, il suo cognome è Arrigoni.

Dopo aver visionato cassette su cassette (già, all’epoca c’erano le videocassette), aver assistito a partite di campionati più o meno conosciuti, dopo aver passato gran parte dell’estate a cercare giocatori il buon Bruno decide di puntare su una coppia di americani mancini poco conosciuti, in Italia e in generale in Europa. Uno dei due, tal Travis Williams, ha girato mezzo sud America e tre quarti delle squadre Asiatiche, e inizia la stagione bene, con buone cifre e in generale un buon apporto alla squadra, mentre l’altro fatica, è  la sua prima stagione da professionista, ed è sull’orlo del taglio. Di nome fa Marvis, ma per tutti è Bootsy.

Bootsy è uno che, però, non si scoraggia facilmente, anzi tiene duro, lavora sodo e riesce a guadagnarsi la fiducia dell’allenatore e del Pianella di cui, verso il finale di stagione, ne diventa addirittura idolo. La sua maglia, al termine del campionato, è nettamente la più venduta tra quelle della squadra Canturina. Si guadagna cosi la riconferma a suon di canestri e di difese magistrali su avversari che al momento rappresentano la crème del basket Italiano: citofonare Carlton Myers per testimonianza diretta. Allenarsi con Nembo Kid aiuta, voi direte. E sicuramente Antonello Riva ha avuto la sua  parte nella spaventosa crescita di Bootsy.

La stagione successiva, però, arriva il cambio di regolamento sul tesseramento dei giocatori stranieri: via libera quindi alla presenza massiccia di giocatori extracomunitari. E quindi maggiori possibilità per quel genio di Arrigoni di scovare fenomeni più o meno conosciuti. Anzi, facciamo meno conosciuti. Si, perché il buon Bruno porta a Cantù altri 5 americani, uno proveniente dall’Anversa, non troppo famosa squadra Belga, uno dal campionato Israeliano, e uno da quello francese, oltre ad altri due giocatori solidi come Todd Liendeman e il soldato, Ryan Hoover. La squadra è completata poi, dal già citato Antonello Riva, dal grande Marcelo Damiao e dal mitico Dan Gay, che avrà il fondamentale ruolo di collante all’interno dello spogliatoio.

Dopo alcune stagioni non semplicissime ecco la svolta: i fab 4 portano Cantù e il giovane coach Pino Sacripanti al quarto posto in regular season e, soprattutto, ai playoff, traguardo che mancava da alcuni anni. Tutto  qui? No, per nulla. Cantù infatti fa fuori ai quarti la Mens Sana Siena in 3 partite, e costringe la fortissima Skipper Bologna di Basile, Fucka e Meneghin a gara 5, win or go home. All’epoca, infatti, la semifinale era al meglio delle 5 partite. La gara, giocata al Paladozza, vede i brianzoli mettere in enorme difficoltà i bolognesi che, però, hanno la meglio per 68-64. Per i tifosi canturini, però, un traguardo del genere, dopo anni bui, rappresenta la vittoria di uno scudetto. Bootsy di cognome fa Thornton, indossa la maglia con il numero 15, ed oltre ad essere un difensore tremendo, se la cava anche in attacco: post basso, penetrazione, tiro da fuori e chi più ne ha più ne metta. Tutto ciò gli varrà anche, più avanti nel tempo, una carriera europea di tutto rispetto.

Direttamente da Columbus, Ohio, ma via Anversa, il capellone Shaun Stonerook: dobbiamo anche raccontarvi di lui? Il suo palmares, la sua intelligenza cestistica e il suo esser fenomeno nelle piccole cose parlano per lui. Visto anche in una occasione con capelli lisci, uno spettacolo a cui siam felici che non tutti abbiano avuto la fortuna di assistere.

Sam Hines, invece, lo Zio Sam per gli amici, è uno dei veterani del gruppo: non più molto atletico, non più velocissimo ma dotato di una tecnica di uno stile e di una eleganza unici. Numero 8 stampato sul petto versatile, capace di giocare sia da 3 che da 4 è l’ennesima scoperta di Arrigoni.

Il giocatore più importante, però, è probabilmente il piccolo, ma molto tosto, Jerry McCullough, playmaker come se ne sono visti pochi negli ultimi anni nel nostro campionato, capace di orchestrare l’attacco ma anche di diventare realizzatore, in penetrazione o in post basso (si, alla faccia del “piccolo”) qualora la squadra ne abbia bisogno.

Thornton, Stonerook, Hines e McCullough. I Fabolous Four di Cantù sono loro.

Con qualche difficoltà i fab 4 vengono confermati anche la stagione successiva e conducono la squadra biancoblu ad un secondo campionato strepitoso, conclusa al secondo posto in regular season, a pari punti con la Virtus Roma di Carlton Myers e alla finale di Coppa Italia. La stagione, però, svolta con l’infortunio di McCullough alla 32 esima giornata: frattura del polso e stagione finita. Senza il direttore d’orchestra il giochino si rompe e Cantù inizia a faticare, sino ad uscire ai quarti dei playoff contro la sempre ottima Skipper Bologna, vera e propria bestia nera per i fab 4.

Quella della 32esima giornata rimane anche l’ultima partita giocata insieme dai fab4 Canturini. Si perché a fine stagione McCullough, ripresosi dall’infortunio, passa a Varese, mentre Thornthon a Siena, dove verrà poi raggiunto da Shaun Stonerook.

In futuro i rapporti tra il tifo canturino e i fab 4 non saranno più idilliaci, anzi, in alcuni casi burrascosi. Ma è anche grazie a loro che la Pallacanestro Cantù ha potuto far sognare i propri tifosi dopo anni bui.E’ anche grazie a Jerry McCullough, a Bootsy Thornthon, a Sam Hines e a Shaun Stonerook che Cantù è tornata tra le grandi del basket Italiano. Ed è li che deve stare. Ci sentiamo di ringraziare Bruno Arrigoni che, da vecchia volpe, ha scovato e portato questi 4 giocatori sconosciuti nel nostro campionato e a Pino Sacripanti, che li ha aiutati ad emergere.

Ma soprattutto il nostro ringraziamento va soprattutto a Thornton, Stonerook, Hines e McCullough. Perchè se siamo innamorati della pallacanestro, è anche grazie a loro…

Guarda la gallery fotografica dell’agenzia Ciamillo-Castoria

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