Charles Thomas: l’arciere nudo

Charles Thomas: l’arciere nudo

Carlo Perotti completa il suo trittico di storie legate alla pallacanestro Cantù, dopo l’umanista Marco Sodini ed il viaggio di Jaime Smith ecco raccontarci la vita di Charles Thomas, l’arciere canturino che si mette a nudo in questa intervista toccante

di Carlo Perotti

Stare su quella sedia comincia a divenire un tormento per lui, cambia posizione, si gira leggermente di lato. Anche il suo vocione inizia a cambiare di tono e comincia a farsi più flebile. Ci sta raccontando di quanto ama i suoi figli e di come non possa tollerare che qualche padre rifiuti i propri figli… come fece suo padre con lui. La narrazione si interrompe un paio di volte, la voce si rompe. Abbassa il capo e copre il suo volto con la tesa del suo berretto da baseball. Resta in silenzio ed inizia a piangere. Virilmente. Con dignità.  Gli diamo tutto il tempo per sfogare il suo dolore e ricominciare a narrarci la sua storia. Perché la storia di Charles Thomas III non è facile, è fatta di fatica e di dolore e perché mai con nessuno si era aperto in tal modo, come in un racconto catartico. Necessario. A nudo. Senza maschere da supereroe.

charles thomasCharles Thomas III nasce a Jackson in Mississippi e non è un luogo semplice in cui crescere, specie se l’apporto dei suoi genitori è minimo e difficoltoso. Il piccolo Charlie cresce per strada e dorme dove trova rifugio. A volte dai genitori, spesso dalla sorella o dai nonni. Gioca pure a basket al playground nei pick up games dei ragazzi del suo pericoloso quartiere “Ma ero terribile…” ci dice. Sino al 7th grade, l’equivalente della seconda media italiana, non gioca mai basket organizzato ma è una schiappa e segna solo due punti a partita. Poi trova qualcuno disponibile ad aiutarlo, inizia a crescere anche fisicamente e dopo un’estate di duro lavoro, viaggia a sedici punti di media nella stagione successiva. Continua a crescere ed alla High School accadono due eventi: conosce la ragazza che diverrà poi sua moglie ed ottiene una prestigiosa borsa di studio per Arkansas. Parte per il college non prima di metter incinta la sua fidanzata che crescerà la sua prima figlia quasi da sola mentre lui studia e gioca per i Razorbacks. Non è più l’epoca del mitico Nolan Richardson e dei titoli NCAA ma ha come allenatore Stan Heath e durante il suo ultimo anno una leggenda del Kentucky come John Pelphrey, uno degli Unforgettables. Pelphrey era colui deputato a marcare Christian Laettner nel finale di quella Duke-Kentucky entrata nella storia come la più bella gara di basket universitario di sempre. Ed è colui che, dopo che Laettner afferra il lungo lancio di Grant Hill dalla linea di fondo, vola via abboccando alla finta del lungo dei Blue Devils e guarda sconsolato Laettner alzarsi per “The Shot” sulla sirena. Probabilmente con quello di Michael Jordan a Utah si tratta dal tiro più famoso della storia del basket “A distanza di anni coach Pelphrey ancora non riusciva a parlare di quel tiro, si rifiutava, così noi lo replicavamo urlando… LAETTNER FOR THE WIN! Lo facevamo impazzire…”.

Finita con buoni risultati la sua carriera ad Arkansas, Thomas, con una giovane moglie ed un bambina a carico, deve cominciare una carriera professionista e lo fa senza avere un agente a gestire i suoi affari. Lo chiamano in Germania e vola oltreoceano a Francoforte dove spende tutti i soldi che ha in tasca per prendere un biglietto del treno per raggiungere Tubingen dove ha un provino. Ci resta sole due settimane poi viene scartato tornando a casa per poi venir dirottato in Uruguay dove comincia la sua carriera professionista al Club Bignà. L’Uruguay gli piace, le bistecche sono ottime e nell’aria c’è un perenne profumo di barbecue ma dopo un paio di mesi, finito l’allenamento trova le valigie fuori del suo appartamento svuotato. Il club aveva deciso di sostituirlo con un giocatore più esperto che aveva preso possesso della casa. Thomas vive per tre giorni all’addiaccio “Ho dormito per terra in un hotel e finì pure senza venir pagato per quei due mesi di lavoro”.

41492229881_eb58f1a7a9_zMa Charles non molla, non può farlo, e parte per la Finlandia, ancora senza agente, al Forssan Koripojat dove vive con un compagno di squadra americano in un appartamento senza wi-fi, senza asciugacapelli, senza nessuna comodità. E scopre che il suo stipendio, rigorosamente in euro, è misero ed a malapena riesce a pagare le bollette. Comunque si diverte anche se una sera, tornando nel residence dove vive, trova fuori da un appartamento di un vicino una lunga striscia di sangue che lo inquieta parecchio… ma i soldi non bastano ed il suo coinquilino e compagno di squadra trova un miglior contratto in Slovenia, allora Thomas si informa e per suo tramite gli arriva un’offerta dal Siroki, una squadra bosniaca, che paga il buy out per liberarlo. Al Forssan non la prendono bene e di nuovo si ritrova cacciato di casa ed ancora non viene pagato per quanto gli spettava. Si tratta della viglia di Natale ed aspettando di raggiungere la Bosnia viene perciò ospitato da un altro giocatore americano, un losco figuro che gioca nel Torpat Pojat, dove giocheranno brevemente pure Dennis Rodman e Scottie Pippen a fine carriera, e che si trova in Finlandia per sfuggire alla galera e per ricostruirsi una vita. Per qualche giorno Thomas dorme sul suo divano. Di nuovo senza denaro in tasca ma ha una carta di debito con un centinaio di dollari che sua mamma gli aveva dato da usare in caso di emergenza. Prova così a prelevare ad un bancomat ma la carta risulta bloccata. Solo più tardi, quando sarà in Bosnia (e finalmente dotato di un computer ed una postazione wi-fi) scoprirà che il suo benefattore ed amico che lo aveva ospitato gli aveva fregato quei pochi dollari…

Ma al Siroki finalmente le cose sembrano andare meglio, arriva dopo Natale, ha una casa dignitosa e viene regolarmente pagato anche se il paesino è minuscolo “In cinque minuti lo attraversavi, c’era la palestra, due ristoranti, un negozio di alimentari ed un bar…e stop” ma dopo qualche settimana non si sente bene dopo aver cucinato qualcosa in casa, va all’allenamento e dice al suo coach di non sentire di potersi allenare. Il coach non sembra molto convinto ma quando Thomas si alza dopo la conversazione  crolla a terra svenuto, risvegliandosi in un ospedale.

La guerra in Bosnia è finita da pochi anni e ci sono profonde ferite in quel paese: la struttura dell’ospedale lo dimostra. Ci sono i buchi delle mitragliatrici e delle granate sul soffitto e suoi muri, non hanno nemmeno un vero letto in cui metterlo e lo sistemano su una poltrona. Ci resterà per una settimana mentre i medici gli fanno flebo e test. Aveva perso 10 chili in due giorni e Thomas risulterà dagli esami avere una forma di influenza aviaria, vermi intestinali ed un grave avvelenamento da cibo avariato ed aver letteralmente rischiato la vita. Su quella poltrona passerà una settimana guardando fuori dai buchi creati dalle granate sul soffitto ed interrogandosi sulla sua vita.

Il bello che uscito da quell’ospedale e ripreso a giocare vincerà pure il titolo nazionale bosniaco.

Tutto questo nel suo primo anno di professionismo.

40905533775_51338eabc4_zNel suo secondo anno però le cose sembrano cambiare, sbarca in Ucraina al Ferro e vince subito il titolo ucraino, con tanto di premio di MVP e convocazione all’All Star Game. Giocando con compagni come Romeo Curry, Demetrius Alexander, Freddie House e Chris Owens che lo prendono sotto le loro ali e gli insegnano moltissimo.

Resta per quattro anni in Ucraina ma al suo ultimo anno le cose si fanno di nuovo difficili. Conosce bene il coach di quel club in cui si trasferisce e vi gioca un ucraino che Thomas ritiene esser suo amico. La relazione con quest’ultimo si fa gradualmente complicata ed il suo compagno minaccia di rivelare alla moglie una sua scappatella con un’altra donna. Charles preferisce spiegare alla sua compagna la situazione, negando di averla tradita, e trovando la sua comprensione. Ma la situazione col compagno continua a peggiorare così Thomas decide di parlagli con franchezza cercando un chiarimento fra uomini, faccia a faccia.

La sera successiva viene convocato in ufficio dal suo presidente. Quando arriva vede il suo ex-amico e compagno uscirne. Viene fatto accomodare con due guardie del corpo presenti. Il presidente lo fa sedere davanti alla scrivania mentre alle sue spalle viene chiusa la porta. A questo punto il boss tira fuori una pistola e carica il colpo in canna intimando Thomas di andare “Cosa mi stai dicendo? Vuoi spararmi?

No” gli risponde il presidente puntandogli la pistola “Non devi andare a casa, devi andare ad allenarti” mentre Thomas si reca in palestra intanto spiega l’accaduto al suo agente che gli dice di stare calmo e che avrebbe fatto subito delle telefonate… Charles è in pericolo, il suo presidente è anche il proprietario di una compagnia aerea e perciò ha anche paura di recarsi in aeroporto e scappare. Decide perciò di ubbidire ed andare all’allenamento e poi, aspettando invano una chiamata dall’agente, torna a casa e si addormenta.

Il mattino seguente viene svegliato dal campanello di casa. Il presidente, le due guardie del corpo ed il coach entrano. Una guardia si piazza davanti a Charles mentre la seconda è appena dietro alla sua schiena e può sentirne il suo alito caldo mentre il sudore freddo comincia ad apparire sulla pelle. Il presidente è piuttosto nervoso, lo informa che il suo compagno di squadra ha lasciato la squadra ed il paese proprio quando si è in vista dei play off. Chiede a Thomas  se fosse informato della sua fuga ma il centro americano nega.

Vuoi ancora lasciare la mia squadra?” gli chiede il proprietario.

Si, non voglio restare qui” è la sua risposta.

40598708985_4c0837518d_zIl presidente fa un cenno alla sua guardia del corpo che immediatamente gli consegna una pistola. Di nuovo l’owner del team carica il colpo tirando indietro il carrello della sua Mac Black 45. Il pensiero di Charles va a sua moglie, che a quel tempo era incinta, ed a sua figlia…

La replica è come uno stiletto di metallo lungo la spina dorsale “Tu giocherai o non tornerai a casa” la questione è chiusa, Thomas torna a giocare e subito contribuisce con ventisette punti, dodici rimbalzi e cinque assist ma la sua squadra perde la serie nei play off e la stagione si conclude. Ma a Charlie non interessa. Vuole solo tornare a casa il prima possibile, non gli interessano nemmeno i venticinquemila dollari che il club ancora gli deve.

La sua carriera poi continua in Bulgaria, Francia, poi medio oriente a Beirut in Libano, in Giordania e per due anni in Israele.

I tifosi non mi conoscono, non sanno chi sono, che esperienze ho vissuto! Mi credono pazzo perché sono aggressivo in campo, spingo, lotto, sputo sangue” Charles Thomas ha un dannato bisogno di sfogarsi, di raccontarsi “Credono che io sia un clown perché faccio i gesti come quello dell’arciere, per la mia routine ai tiri liberi quando do la mano a compagni immaginari, perché mi piace coinvolgere i fans, ho bisogno di gasarli…ma io sono così perché ho bisogno di gettare in campo le mie frustrazioni…

E fuori dal campo io sono Hoodie, il ragazzo con il cappuccio sempre sulla testa, con le mie cuffie per estraniarmi dal mondo ed entrare nella mia confort zone. Ed allora pensano che sia una persona cattiva, pericolosa ma io non mi sono mai negato per una foto ed un autografo. Voglio vivere la mia vita, senza un padre non ho avuto una linea guida e la pallacanestro è la mia fuga. D’accordo mi piace la musica, andare a ballare dopo la partita e sono un uomo libero, non me ne vergogno. Ma quando sono a casa mi piace ascoltare buona musica, rilassarmi e cucinare. E guardare le mie serie tv. Sai perché amo le serie tv come The Walking Dead? Non per i fottuti zombies ma perché ti insegnano che nella vita solo il forte sopravvive. Vorrei avere una mazza da baseball come Lucille con il filo spinato a far saltare teste di zombies! NEGAN IS THE MAN!” ci dice sorridendo ed urlando, spezzando la tensione dopo il suo sfogo con una sonora risata.

Anche i primi mesi a Cantù non sono stati facili. Giunge e per oltre un mese non ottiene l’appartamento pattuito nonché lo stipendio così Thomas, guardingo come un lupo dopo le sue passate disavventure, non esita a denunciarlo sui social creando della tensione con il club. Pure in campo è un disastro, nelle prime quattro gare tira con un ridicolo 17% dal campo e Cantù per ben due volte è ad un passo dal tagliarlo.

Giunge però la pausa del Thanksgiving e volando a casa Charles si confida con la moglie che lo sprona a tornare e fare del suo meglio. Torna e quello visto ad Avellino pare un altro giocatore mentre poche settimane dopo a Milano segna 20 punti.

Pure il suo rapporto con coach Sodini comincia a decollare “Marco è un player-coach ed ha una grande qualità: ha una sola parola e ti dice chiaramente cosa si aspetta da te e come andrà ad utilizzarti in campo. Non sono sempre d’accordo con lui ma col tempo abbiamo imparato a fidarci l’uno dell’altro ed in coppa Italia ho giocato in quel modo perché ho un allenatore che rispetto”.

thomas firenzeA Brindisi la svolta. Segna da otto metri sulla sirena la tripla della vittoria che proietta Cantù alle Final Eight di Coppa Italia a Firenze dove giunge però con una caviglia fuori posto per un infortunio in allenamento. Solo un paio di mesi prima non sarebbe mai sceso in campo in quelle condizioni, invece Thomas gioca. Ed è ottimo nel trionfo contro l’armata milanese di Armani ed eroico in semifinale con Brescia quando vuole restare a forza in campo dopo essersi di nuovo scavigliato. Nei drammatici tempi supplementari segna un tripla saltando su un piede solo faticando ad appoggiare l’arto infortunato e guida la resistenza di una squadra esausta.

Forza e Follia. Devo sempre trovare un equilibrio fra Forza e Follia” ci dice.

Charles Thomas vive seguendo due mantra che continua a scrivere sui suoi socials sotto forma di hashtag: #stillworking ovvero “Qualsiasi cosa mi succede io sto sempre lavorando, non mi fermerò mai per perseguire il mio obbiettivo” e #onepercent “Si tratta della percentuale di afroamericani benestanti negli Stati Uniti, una enorme disparità confrontato ai ricchi bianchi. Il mio obbiettivo è dare un futuro migliore ai miei figli sapendo che anche solo un 1% può fare la differenza fra una vittoria ed una sconfitta, fra un trionfo ed un disastro

Potremmo continuare ancora per ore a parlare ma Charles Hoodie Thomas mi ha fatto venire una gran voglia di correre a casa ad abbracciare i miei figli. Ci salutiamo. Mi ringrazia per aver ascoltato la sua storia. Ma sono io a ringraziarlo per avermi permesso di raccontare la sua incredibile Storia.

La storia dell’Arciere di Cantù che per una sera ha messo a nudo la sua anima di fronte ad un giornalista che aveva voglia di ascoltarlo e capirlo.

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