Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari – Da Pianigiani a Messina…quanta strada c’è in mezzo?

Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari – Da Pianigiani a Messina…quanta strada c’è in mezzo?

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Sapete bene che quando ne sentivo il bisogno e il dovere di farlo, non sono mai stato tenero con Gianni Petrucci, anche su queste frequenze. In poco o più di un mese, però, il n.1 FIP ha fatto capire a tutti perché da decenni – se ne parli bene o meno -,  è sempre e comunque sulla breccia dello sport italiano.

Tante le sue decisioni, in poche settimane, ma soprattutto pesanti a livello strategico:

1) Simone Pianigiani esautorato da capo allenatore, ma rimanendo capo del Settore Squadre Nazionali;

2) Ettore Messina allenatore della Nazionale per il Pre-Olimpico, poi non si sa;

3) Dal Monte ha firmato un contratto (part-time) fino al 2016 e forse allenerà la Under 20;

4) Capobianco allenava le giovanili e sarà in futuro solo coach della femminile;

5) Bocchino destinato al Settore Giovanile;

6) Vitucci allenatore della Nazionale maggiore fino all’arrivo di Messina , poi sarà assistente con Corsolini;

7) A Sacripanti nessun rinnovo, nonostante gli eccellenti risultati.

Che bilancio trarne, di questa rivoluzione all’italiana, che cambia le carte ma prova anche a salvare il salvabile della vecchia gestione? Per farlo pensiamo proprio al vertice della piramide, dove il cambio è stato quanto mai sacrosanto, con una scelta che penso nessuno  al mondo possa obiettare: Messina è il massimo come allenatore e motivatore,  e il movimento ha più che mai bisogno della sua personalità , della sua presenza.

Unico neo le scadenza:  sarà il nostro coach al Pre-olimpico, ma quanto conta la qualificazione per un prosieguo della sua gestione,  visto che siamo già qualificati per i prossimi Europei? Che il suo arrivo rappresenti una sorta di “pausa di riflessione” sul futuro di Pianigiani?

La speranza è che non sia così, detto in franchezza. Il tecnico senese,  dato il contesto, ha fatto il suo tempo: la sua gestione era come una vite che girava a vuoto, anche perché non c’è mai stata la volontà di correggere i punti deboli del suo essere CT, primo tra tutti la gestione dei rapporti. Quante volte in effetti il coach lo si è visto su un campo da gioco in questi anni? Lui ha sempre obiettato che vedeva i filmati, ma la Nazionale è anche un gruppo, una costruzione che si plasma anche grazie ai rapporti con i colleghi, oltre che coi dipendenti della Federazione: forse avrebbe avuto bisogno di un Rubini o di un Mattioli a fianco, una personalità forte che gli consigliasse il da farsi, anche in un Europeo dove di certo non è stato aiutato dalla dichiarazione di Petrucci ” La miglior Nazionale di sempre” quando non avevamo né playmaker é  pivot. E senza quei due ruoli – talento di Belinelli, Gentile, Bargnani e Gallinari o meno  – la gatta da pelare resta… apposta per essere risolta da mago Messina.

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