Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari: gli 80 anni di Dan, quello strano tipino divenuto un mito

Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari: gli 80 anni di Dan, quello strano tipino divenuto un mito

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La data è quella che é, io ho la mia storia e la mia età, e se devo tornare a scribacchiarvi per il 9 di gennaio dell’anno di grazia 2016, non posso non farlo senza dare precedenza assoluta a quel ragazzino di 80 anni che è il mio amico DANIEL LOWELL PETERSON.

Già, 80: tanti, di cui 33 vissuti in Italia. Tanti anche questi…e sento che anche per me il tempo passa. Ma non voglio sdilinquirmi o annoiarvi con nostalgie un po’ troppo retoriche, oppure parlarvi di quello che vi diranno altri: del fatto che sia stato il primo e unico coach davvero mediatico in Italia, delle sue sane polemiche con il “Vate” Bianchini, o del fatto che con la sua voce, i suoi gesti, oggi rientri nell’immaginario di diverse, anzi molte generazioni di appassionati.

Quando parlo del passato, specie se tocca anche me, mi piace andare di aneddoti: meglio fare memoria con tutti i crismi, con soggetti, predicati e complementi, piuttosto che perdersi in sfoghi vaghi e utopistici, brandendo le armi per un basket che non c’è più e non può tornare, almeno negli uomini e nei protagonisti: non bisogna restaurare nulla, ogni basket ha la sua epoca, e in quella in cui c’ero Dan è stato molto, per tutti,

Per la verità il mio vecchio amico di Evanston non era neanche la prima scelta di Porelli, boss della Virtus Bologna, che nell’estate del 1973 aveva scelto Rolly Massimino per la sua squadra. All’ultimo momento però Massimino scelse Villanova Unniversity, e l’Avvocato rimase in braghe di tela, affidandosi a Richard Kaner per trovargli il sostituto. A questo punto Kaner propose Dan, fresco di esperienza da allenatore della nazionale cilena, ma che si era fatto le ossa per bene, in un college come Delaware.

La prima foto sui giornali non entusiasmò troppo i tifosi virtussini: pantaloni rossi scozzesi, giacca blu, da gentiluomo verace e ruspante del basso Illinois. Ma quando ad ottobre oltre giacca e pantaloni videro una squadra, al diavolo il suo aspetto: si innamorarono della squadra, si innamorano di lui, per poi farlo diventare un mito dopo lo scudetto del 1976.

Intanto, dal ’78, ero GM dell’Olimpia Milano e il mio Presidente Bogongelli decise di cambiare allenatore: il suo preferito era Jim Mc Gregor mentre io spingevo per Dan. Il Pres alla fine mi diede retta. e Peterson divenne il quarto allenatore dell’Olimpia Milano.

Ho lavorato con lui cinque anni, e ve lo assicuro: in quel lustro ho vissuto più tempo con Dan che con la mia famiglia. Potrei scrivere un libro sugli episodi di vita comune, ma vi racconterò solo due cose. Primo: i bigliettini che mi scriveva prima di partire per le vacanze, con gli acquisti da fare ruolo per ruolo. Io francamente impazzivo, perché i primi cinque erano il quintetto della Nazionale, ec ercavo di dirgli che quei giocatori erano incedibili, ma la sua serafica risposta era “Provaci”. Secondo: un anno mise nella lista pivot Dino Meneghin, ovvia la mia risposta, ma lui con il suo “Provaci” mi convinse a non mollare. Sapete tutti come è andata a finire…Best wishes Dan!

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