Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari – Quattro proposte per archiviare Torino

Ora, che sia Messina o Sacripanti alla guida degli azzurri nel 2017, la ricostruzione del nostro basket dopo il preolimpico sarà lenta e assai più difficile, perché va oltre la chimica di una squadra o qualche giocatore che non funziona. E se ricostruzione dovrà esserci, non potrà prescindere da alcuni aspetti fondamentali:

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Di Antonio Cappellari

Dopo gli smacchi già rimediati con le assenze a Pechino e Londra, la pallacanestro italiana marcherà visita anche ai Giochi di Rio.

La disfatta di Torino resta una ferita profonda, difficile da rimarginare, al di là del mero risultato sul campo, o del tempo che passa inesorabile per i nostri giocatori più in vista. Mancare all’evento olimpico rischia infatti di smorzare entusiasmo,  riducendo in parallelo la visibilità di un movimento già a corto di spazio e di soldi, e che invece mai come questa occasione aveva risposto in massa, lanciando un segnale forte, riempiendo il PalaAlpitour come un uovo.

Da mesi la FIP si è spesa per l’evento, investendo due milioni di euro per l’organizzazione del torneo e chiamando alla guida della nave Ettore Messina, ma la cornice di casa non è bastata. Una finale vissuta sempre ad inseguire, sempre bloccati dalla paura di vincere, una finale dove il talento dei nostri assi si è dissolto davanti alla banda di Petrovic, fatta di giocatori non imbattibili, ma che hanno mostrato testa, cuore, ma soprattutto una cultura tecnica e tattica che a livello di prime squadre stiamo perdendo.

Ora, che sia Messina o Sacripanti alla guida degli azzurri nel 2017, la ricostruzione del nostro basket sarà lenta e assai più difficile, perché va oltre la chimica di una squadra o qualche giocatore che non funziona. E se ricostruzione dovrà esserci, non potrà prescindere da alcuni aspetti fondamentali:

1) LEGA – le società litigano troppo e pensano in piccolo. Il Presidente non è un uomo di basket; la Lega non è più propositiva e vive ormai da troppo tempo sotto il giogo della FIP;

2) ELEGGIBILITA’ DEI GIOCATORI – le squadre sono piene di stranieri, peraltro di livello mediocre. Forse sarebbe meglio tornare a due soli stranieri (e di maggiore spessore), capaci di fare da giusto traino ai nostri giovani, che a livello internazionale sono sempre sul podio. Il rischio è quello di essere meno competitivi nel breve periodo, ma poi i nostri giovani cresceranno, per il bene della Nazionale e del pubblico. Che ricordiamolo: ama soprattutto i nostri giocatori;

3) IMPIANTISTICA – in Serie A il prossimo anno avremo ben otto campi sotto i 4.000 posti (Torino, Cantù, Brindisi, Cremona, Capo d’Orlando, Venezia, Reggio Emilia e Brescia). E’ chiaro che i Comuni non hanno soldi, ma il CONI cosa fa? Il palazzetto non è soltanto l’arena della domenica, ma il centro di un piccolo universo fatto di palestre e molto altro ancora: si tratta del cuore pulsante per quelle società che vogliono fare sul serio in quanto a programmazione e attività di base, società che in questo caso andrebbero aiutate riducendone la pressione fiscale;

4) NAZIONALE – un tempo il Settore Squadre Nazionali era gestito da Rubini e poi da Mattioli: personaggi che con la loro conoscenza della pallacanestro hanno organizzato il movimento in maniera perfetta, portando titoli e medaglie. Ora abbiamo dei burocrati che con tutto il rispetto conoscono poco la pallacanestro nazionale e internazionale. Cosa fare? Studiare il passato.

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