Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari/39 – Dinamo, una storia vincente che parte da lontano

Considerazioni di un tifoso professionista, di Toni Cappellari/39 – Dinamo, una storia vincente che parte da lontano

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Come giusto che sia, la solfa di mezza stampa è tutta mirata a declamare Sacchetti, Sardara, Pasquini e i suoi giocatori. E’ senz’altro loro il merito immediato di un ciclo vincente, ma io voglio parlarvi di coloro che hanno costruito le basi della Sassari cestistica, le basi di una storia che inizia molti anni fa, e che già molti anni fa aveva protagonisti ed eccellenze di grande rilievo.
Prima di tutto un giusto riconoscimento all’avvocato Dino Milia, colui che ha reso grande la Dinamo ; titolare di uno degli studi legali più importanti dell’isola , deputato negli anni ’80 per tre legislature, appassionato di basket, porta la Dinamo prima in serie B (allora il secondo campionato) e ingaggia allenatori di grido (Zorzi, Michelini,Mangano, Zappi, Pancotto, Markovski, Faina): tutti si trovano benissimo nella società, Milia diventa anche Consigliere Federale, il figlio Sergio è la bandiera della squadra, un autentico playmaker dalla mano calda. Tuttavia, dopo 50 anni di toga decide di ritirarsi, e abbandonare la Dinamo, ed ecco che nel 2005 emerge Luciano Mele, concessionario Fiat che acquista il Club e lo porta fino alla Serie A. Presto però tra le quinte appare Stefano Sardara , assicuratore, già n.1 della seconda realtà cittadina della Robur et Fides Sassari, che per bel 18 mesi rimane nell’ombra studia il mondo del basket poi nel 2010 il grande passo : acquista il club, e con lui chiama nello staff Sacchetti in panchina e Federico Pasquini dietro la scrivania. Il primo grande giocatore , non un grande palmares ma colonna della Nazionale a Mosca ’80 (medaglia d’argento alle Olimpiadi e Campione d’Europa in Francia a Nantes), come allenatore bel marciapiede nelle minors ; l’altro ferrarese, all’esordio come GM in una squadra di vertice.
Sardara, Sacchetti e Pasquini sono l’anima della Dinamo: hanno costruito una squadra dove gli americani sono la base: esterni con tiro micidiale (Logan,Dyson e Sosa) due all-round di classe (Brooks e Sanders) un pivot come ce n’erano una volta (Lawal), tre italiani come il “Ministro della Difesa” De Vecchi, la chiave tecnica Brian Sacchetti e il sempre verde Capitan Vanuzzo, mestrino ormai sassarese ad honorem. Infine…il segreto nel segreto? Quello per cui – come direbbe Peterson – le squadre vincenti devono avere un playmaker e un pivot, e la Dinamo ha Logan e Lawal. Magari storie dette e ridette, pregi che si raccontano ovunque, ma che per me hanno ancora più senso se sono sbocco di quel passato in cui la Dinamo era già Dinamo, in cui il seme del successo era stato già gettato, anche se tanti non se n’erano accorti. Come diceva Gandhi: “La mela è matura, devi solo aspettare che cada”. Così è stato.

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