DNA Gold Review: Un girone…sei capolista

DNA Gold Review: Un girone…sei capolista

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L’ottava giornata di LNP Gold ha contribuito a creare un piccolo buco in classifica: sei capolista a quota 12, due inseguitrici a 10, le altre staccate di almeno quattro lunghezze. Rispetto alle sei favorite ipotizzate alla vigilia, quattro stanno mantenendo le attese con le sorprese rappresentate da Biella e Veroli, “intruse” in un gruppo di cui avrebbero dovuto far parte Verona e Napoli (finora le delusioni del campionato). Tutto ciò contribuisce ovviamente ad accendere ancor di più la lotta per i playoff, considerando anche la presenza di squadre come Capo D’Orlando e Trapani che stanno dimostrando di poter dire la loro. Più fluida, invece, la situazione in coda: Forlì, Imola e Trieste erano le tre squadre più deboli sulla carta e sono loro, al momento, a combattere assieme a Casale per evitare la retrocessione. Passando ai risultati dell’ultima giornata, importante il successo di Trapani ai danni di Brescia: un’altra vittima eccellente cade dunque sull’ostico parquet del PalaIlio, con la Leonessa costretta così a perdere la leadership solitaria della classifica. In Sicilia, la partita era temuta anche per motivi scaramantici: i biancazzurri, oltre ad essere una delle squadre più accreditate del torneo, erano stati gli ultimi ad espugnare il palasport trapanese nell’ormai lontano campionato 2010/2011 (finale della vecchia B1). L’impresa non è riuscita anche stavolta agli uomini di Martelossi, caduti comunque con onore e solo dopo un tempo supplementare (seconda vittoria interna di fila all’overtime per la Lighthouse). Il match ha visto le difese prevalere sugli attacchi, con le due squadre sempre vicine tra loro e mai capaci di accumulare divari consistenti. Brescia paga in particolare la pessima mira nel tiro da fuori (solo sette triple sui 34, forse troppi, tentativi dall’arco) e il periodo difficile di Tamar Slay, poco incisivo anche contro i granata. Che, dal canto loro, hanno portato come al solito tutto il quintetto base in doppia cifra (con i picchi di Parker e Renzi, entrambi 17 punti) guadagnandosi ben 26 viaggi in lunetta. Prosegue dunque la straordinaria striscia di vittorie casalinghe per gli uomini di Lino Lardo, che se iniziassero a raccogliere qualcosa in più in trasferta diventerebbero una seria candidata ad un posto playoff. Per Brescia invece, una sconfitta che tutto sommato può starci su un campo difficile, in una gara che ha visto comunque Giddens (17 punti, miglior realizzatore dei suoi) e compagni battagliare fino all’ultimo non andando troppo distanti dal successo. In quello che poteva essere considerato il big match di giornata, Torino ha espugnato il PalaBarbuto di Napoli, infliggendo la prima sconfitta stagionale agli uomini di Cavina. Due sono le cose che impressionano maggiormente in questo avvio di stagione della Manital: innanzitutto la reazione dopo le sconfitte, se è vero che dopo i KO con Biella e Capo D’Orlando sono arrivati due importanti successi su campi difficili come quelli di Verona e Napoli. Il secondo dato che balza all’occhio è che la squadra di Pillastrini è 6-2 senza un solo minuto dagli americani (e da Mancinelli), contando quasi esclusivamente sul nucleo tutto italiano che ha vinto la DNA nello scorso anno. Una situazione che rende Torino la squadra con più margini di miglioramento tra le sei capoliste, visto che oltre ai rientri di Steele e Mancinelli la società sta pensando di aggiungere anche un secondo americano (si parla dell’ex Caserta e Venezia Bowers). Tornando alla sfida di domenica, decisivi nella vittoria ospite primo e ultimo quarto, conclusi con un complessivo 35-50. A poco è servito dunque il buon rientro dei locali nei due quarti centrali, che avevano anche portato avanti nel punteggio Weaver e soci. Mattatore indiscusso della contesa uno scatenato Evangelisti (26 punti, 9/13 dal campo) ben assistito da Amoroso e dal primo “partitone” di Wojchechovski (19 punti e 12 rimbalzi per il lungo italo-polacco, in costante crescita dopo il rientro dall’infortunio). A Napoli (che recuperava Ceron, ma non Bryan) non è bastato portare cinque uomini in doppia cifra, confermando la buona vena di Weaver (18 punti e 12 rimbalzi) e il solito apporto di Brkic sotto le plance (15 punti, 11 dei quali dalla lunetta). L’Azzurro continua a fare fatica, e se è vero che i tanti infortuni non stanno aiutando, le sole tre vittorie (ottenute peraltro contro avversarie di bassa classifica) sono ben al di sotto delle aspettative iniziali. Raggiunge il gruppo di testa anche Barcellona, corsara su un campo sempre insidioso come il PalaTriccoli di Jesi. I siciliani non si sono scomposti dopo l’inizio shock (13-2 in favore dell’Aurora), rientrando subito nel match e piazzando nel secondo tempo le zampate decisive per piegare una Fileni mai doma. Da sottolineare la reazione della squadra di Perdichizzi dopo la sconfitta nel derby contro Capo D’Orlando, che aveva causato un po’ di mugugni nell’ambiente: tre convincenti vittorie consecutive, tutte sopra i 90 punti segnati. Il leader continua ad essere uno strepitoso Andre Collins: che il folletto americano fosse giocatore di lusso per la categoria, era cosa già nota in estate. Ma le cifre delle ultime quattro partite (23.3 punti di media, ma anche 4.5 rimbalzi e 8.8 assist) lo incoronano come il miglior giocatore in assoluto, in questo momento, dell’intero campionato. A Jesi però l’MVP è stato uno strepitoso Demian Filloy: l’italoargentino, pur essendo giocatore di valore assoluto, non è mai stato un gran realizzatore. Domenica ha piazzato 31 punti con un fenomenale 7/12 dall’arco, annichilendo la difesa locale che probabilmente aveva concentrato maggiormente le proprie attenzioni su giocatori come Young (3/11 dal campo) e Fantoni (1 punto in 14 minuti), entrambi ben limitati. Jesi ha avuto il solito apporto in termini realizzativi da Goldwire, non precisissimo al tiro ma comunque sopra i 20 punti per la sesta volta in stagione. Segnali positivi dal duo italiano Borsato-Santiangeli (30 punti in due), meno da una difesa che ha concesso qualcosina di troppo (ma che aveva comunque di fronte il miglior attacco del torneo). Torna al successo Veroli, che piega la Tezenis Verona dopo lo stop nel derby contro Ferentino della scorsa settimana. Una vittoria importante per la squadra di Ramondino, che conserva l’imbattibilitá casalinga e conferma un’ottima solidità mentale. Non era facile infatti lasciarsi totalmente alle spalle la sconfitta nel derby, conducendo per 40 minuti senza cali di intensità il match contro i veneti. Ancora una volta, è dalla difesa che partono le fortune di Veroli: nelle vittorie, i ciociari concedono appena 60 punti di media alle avversarie. La Tezenis si è fermata a 61, pagando in particolare le 21 palle perse di squadra e la pessima prestazione di Smith (solo 13 minuti in campo, senza segnare, per problemi di falli), il primo a salire sul banco degli imputati. In realtà sono parecchie le cose che non funzionano nella squadra di Ramagli, che ha perso 5 delle ultime 6 gare: nel quintetto base il solo Taylor è andato in doppia cifra, ma è tutta la squadra a sembrare sfiduciata e poco reattiva. L’esatto opposto di Veroli, che nonostante i pochi grandi nomi a disposizione continua a convincere distribuendo bene le responsabilità in attacco. Contro Verona, non il miglior Sanders (7 punti, 2/7 dal campo) ma bene gli italiani sia nel gioco interno (7/8 da 2 per Cittadini) che in quello perimetrale (tre triple di Casella) oltre al buon contributo di Samuels (13 con 9 rimbalzi). Alla lunga i valori tecnici di squadre più attrezzate verranno probabilmente fuori, ma per il momento la GZC si gode un inizio di stagione superiore alle aspettative di molti, che la davano in lotta per la retrocessione. Operazione riscatto compiuta anche per Biella, l’altra sorpresa di questo inizio di stagione, che reagisce allo stop di Brescia distruggendo Casale sotto un pesante +27. Non poteva esserci modo migliore di festeggiare un derby, anche se il passivo finale è decisamente troppi punitivo nei confronti degli ospiti, che per tre quarti se la sono giocata (51-43 alla terza sirena). In questo momento però la differenza tra le due piemontesi è netta, nonostante la serataccia di Laganà e Hollis (1/14 dal campo in due), tra i protagonisti principali di questo avvio di stagione sprint dei rossoblu. A fare la differenza stavolta è stato un Raspino da 17 punti, oltre al solito Voskuil incisivo anche dalla lunetta (8/8) oltre che nel tiro da fuori. Anche nel caso dell’Angelico si può parlare di trionfo del gruppo: rispetto a Veroli, coach Corbani può contare su qualche individualità di spicco in più, ma sono tutti e dieci i componenti del roster a dare il loro apporto per la vittoria finale come successo quasi sempre quest’anno. Casale paga invece la serataccia di Jackson (non la prima in questo campionato), e in generale le difficoltà offensive di un gruppo che per la sesta volta in stagione non arriva ai 70 punti. Da salvare il solo contributo di Martinoni, ultimo ad arrendersi in casa rossoblu (13 punti e 5 rimbalzi alla sirena). Raggiunge il gruppo delle capoliste anche l’Aquila Trento, che ha comunque avuto più difficoltà del previsto per piegare un’orgogliosa Imola. I padroni di casa, che rispetto alla disfatta di Barcellona recuperavano Dordei e Poletti, hanno infatti venduto cara la pelle fino all’ultimo secondo: il canestro sulla sirena di BJ Elder ha però consentito alla truppa di Buscaglia di conquistare il quarto successo esterno di questo campionato. Una vittoria non banale, anche perché avvenuta nonostante la serata storta di Triche e Pascolo, due delle prime opzioni offensive dell’Aquila. L’americano chiude a 2/10 dal campo con -6 di valutazione, il lungo scuola Udine si concede per la prima volta in stagione una prova da 3 punti e 0/3 dal campo (non era mai sceso sotto gli 11 punti e 8 rimbalzi finora). Per fortuna dei bianconeri ci sono il già citato Elder (21 punti, oltre al canestro decisivo) e un ottimo Forray, oltre alla crescita costante di Baldi Rossi che nelle ultime due gare ha segnato quasi gli stessi punti totalizzati nelle prime sei. I padroni di casa, dal canto loro, non hanno approfittato della serata non particolarmente brillante di Trento, rimanendo comunque in partita fino alla fine. Partita bene nel primo quarto, l’Andrea Costa era scivolata a -10 sul finire del terzo, e nonostante il caparbio rientro nel finale Imola ha dovuto incassare la beffa sulla sirena. Comunque positivo l’apporto del rientrante Dordei (14 punti e 7 rimbalzi), buona prova anche per Niles mentre inizia a diventare un caso l’altro americano Young: 1/10 dal campo contro Trento, percentuali molto basse in stagione. Coach Esposito non può permettersi, viste anche le poche rotazioni a disposizione, un rendimento del genere da un suo americano. La squadra più calda del torneo resta probabilmente Capo D’Orlando: quinta vittoria consecutiva per gli uomini di coach Pozzecco, che hanno letteralmente messo il turbo inserendo Mays e Basile. La trasferta di Forlì, nonostante le differenze di roster, non andava sottovalutata, anche perché i romagnoli avevano perso parecchie partite per episodi sfavorevoli nel finale. Stavolta è andata diversamente, e gli 8 punti di scarto alla sirena sono anche pochi per come si è sviluppato l’incontro. L’Orlandina ha infatti subito preso il largo nel primo quarto, subendo il parziale rientro di Cain e compagni sul finale di secondo periodo ma rimettendosi di nuovo su un margine di sicurezza nel secondo tempo. Hanno pesato le difficoltà offensive dei padroni di casa, che hanno chiuso con soli 41 punti i primi tre quarti prima dei 30 segnati negli ultimi dieci minuti con un divario ormai troppo ampio da recuperare (anche perché l’Upea ha continuato comunque a fare canestro, 25 per Basile e compagni nel quarto periodo). C’è ancora la firma di Keddrick Mays sul successo degli ospiti, 31 punti per l’ex scafatese costantemente in doppia cifra finora e devastante in avvicinamento (10/12 da 2 a Forlì, 72% in stagione). Preziosa anche la buona vena iniziale di Archie (in doppia cifra già nel primo tempo), che chiude a 14 come Nicevic. Tra i padroni di casa, ancora dominante Cain (18 punti, 17 rimbalzi) e buon apporto realizzativo dall’altro americano Ferguson (21 alla sirena), ma gli uomini di Cedro Galli non sono riusciti ad evitare la sesta sconfitta consecutiva che lascia Forlì in fondo alla classifica. Non sono esclusi movimenti di mercato nei prossimi giorni, con un italiano in arrivo (si parla di Flamini e Ganeto) per allungare le rotazioni di un roster corto ed eccessivamente legato alla vena dei suoi americani. Conferma infine il buon momento di forma Ferentino, che sul campo di Trieste coglie il primo successo esterno dell’anno (il terzo delle ultime quattro gare). I correttivi apportati ad un organico falcidiato dagli infortuni sembrano dunque funzionare, con la “doppia doppia” di Garri e i 13 dalla panchina dell’ex Montegranaro Kyle Johnson (nazionale britannico), chiamato a gettone per sostituire Rodney Green. La firma più importante di una vittoria sofferta (dopo l’inizio brillante, Ferentino era scivolata anche a -6) è però quella di Ryan Bucci, per la seconda volta sopra i 20 in stagione. L’ex Barcellona è stato impressionante come regolarità finora, sia a livello realizzativo (sette volte in doppia cifra) che di percentuali (55% da due, 41% da 3, 82% ai liberi). Trieste non ha comunque mai mollato, confermandosi una squadra viva nonostante la lunga serie di sconfitte (contro Ferentino è arrivata la quinta di seguito), condizionate per la verità anche dai tanti problemi di organico. Contro Ferentino è ancora mancato Hoover (2 punti in 23 minuti), vani sono stati i 19 di DiLiegro (che ha aggiunto anche 9 rimbalzi) e i 14 dell’esperto Carra. Alterno il bilancio dei giovani, fiore all’occhiello del roster di Dalmasson: bene Ruzzier e Mastrangelo, poco impiegati i lunghi Urbani (non entrato) e Candussi (solo 4 minuti), negativa invece la prova di Tonut (0/3 dal campo, -8 di valutazione).

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