ESCLUSIVA BASKETINSIDE – I Signori della Serie A2: Alessandro Cittadini

ESCLUSIVA BASKETINSIDE – I Signori della Serie A2: Alessandro Cittadini

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(Introduzione a cura di Pierfrancesco Laudani) Quando si parla di Alessandro Cittadini ci si deve alzare tutti in piedi, non tanto per avvicinarsi nei pressi del suo schivo sguardo elevato a quota 207 cm., quanto per ciò che ha dato e continuerà a dare alla pallacanestro nostrana! Perugino di nascita, i suoi movimenti sotto canestro sono dolci come il cioccolato forgiato nel capoluogo umbro che gli ha donato i natali. Ma è a “Basket City” che muove i primi passi sul parquet nel ’97, sponda “Effe” come Fortitudo, per poi “girovagare” per lo stivale della palla a spicchi indossando le canotte delle più prestigiose squadre italiane. Reggio Emilia, Livorno, Reggio Calabria, Napoli, Teramo, Rieti, ritorno alla Fortutudo Bologna, Sassari, Sant’Antimo, Barcellona Pozzo di Gotto, Veroli e dulcis in fundo la sua attuale casa, la Leonessa Brescia, dove al suo secondo anno è diventato anche il capitano e “portavoce” dello spogliatoio dopo l’addio di Loschi. Nel suo palmares sono collezionati gelosamente il Bronzo agli Europei svedesi del 2003 con la truppa di Sir Charly Recalcati, il Bronzo (Tunisi 2001) e l’Oro (Almeira 2005) ai Giochi del Mediterraneo ed a livello di club la sorprendente Coppa Italia conquistata con Napoli nel 2006. Di conseguenza egregi lettori fa parte della famiglia del “basket che conta” Alessandro Cittadini, un “Signore della Serie A2”!   (Intervista a cura di Giuseppe Giordano) Alessandro iniziamo da Brescia: sei il nuovo capitano dopo l’addio di Loschi, quali sono le aspettative per questa stagione?Abbiamo un roster di qualità, siamo una squadra attrezzata e dunque dobbiamo fare il meglio possibile senza nascondere che puntiamo alla promozione. Si viene pagati per fare il massimo e daremo tutto quello che avremo per arrivare il più in alto possibile”. Hai vestito le canotte di tantissime squadre in Italia, ma diamo uno sguardo principale all’esperienza a Napoli, dove hai vissuto un biennio indimenticabile, e le due parentesi in Fortitudo. “Beh se penso a Napoli, penso ad un periodo super, il mio più importante traguardo a livello di club l’ho raggiunto lì vincendo la Coppa Italia nel 2006, un successo storico, davvero indimenticabile. La stessa semifinale playoff che giocammo contro la Fortitudo fu una serie pazzesca, della quale si ricordano in tanti anche oggi! Ricordo con piacere anche l’esperienza in Eurolega dell’anno successivo, anche se dopo l’impresa con il Barcellona e la straordinaria vittoria ad Istanbul fummo fregati in casa dalla Benetton. Per quanto riguarda la Fortitudo, resta la squadra in cui sono cresciuto, infatti dopo essere andato via da Perugia, son cresciuto cestisticamente lì ed ho avuto anche la fortuna di ritornarci da senior. Quest’ultima è stata un’esperienza bella, nonostante la retrocessione dall’A1 il primo anno che rappresenta un momento drammatico, ma vincere l’A dilettanti lì, dove mi son messo in gioco, rischiando e decidendo di giocare in quella categoria per un solo motivo: la Fortitudo è la Fortitudo!!! Chiunque ha giocato lì sa cosa significa giocare in quel palazzetto, per quei tifosi, per quei colori, e alla fine il rischio ha pagato”. A proposito del trasferimento da giovane da Perugia a Bologna, in che momento hai capito che saresti potuto diventare un professionista, che il basket sarebbe stata la tua vita? “Diciamo che quando andai via da Perugia per trasferirmi a Bologna per giocare alla Fortitudo l’idea era quella di diventare un ‘pro’, ma di qui a riuscirci la cosa è ben diversa! Ricordo che assieme a me c’erano tanti ragazzi che venivano da fuori come me ai quali non è riuscito il salto, a me è andata bene”. Per quanto riguarda la tua esperienza in Nazionale, raccontaci in breve i tuoi ricordi, le emozioni e anche le delusioni. Posso dirvi che la Nazionale è il massimo, infatti ho dedicato tante estati della mia vita alla maglia azzurra. Tra i ricordi più belli c’è sicuramente l’oro dei Giochi del Mediterraneo nel 2005 ad Almeria del quale gruppo ero anche il capitano. Il successo più importante ottenuto con la canotta azzurra è stato il Bronzo del 2003 in Svezia, nonostante giocassi poco, ho avuto comunque il merito di far parte di un gruppo che ha fatto la storia. Di delusioni ce ne sono state tante, spesso seppur lavorassi tanto e facessi sacrifici per cercare di ottenere un posto con la maglia azzurra rimanevo a casa, ma tornerei a fare quel che ho fatto altre 1000 volte per provare ad ottenere una presenza in più con la Nazionale”. Tra la marea di giocatori affrontati, riusciresti a scegliere e decidere chi è stato il più difficile da marcare? Ho iniziato marcando Fucka, che per me è stato un vero esempio sia come giocatore che come persona, mi ha trasmesso l’etica del lavoro, lo considero un vero e proprio idolo. Sicuramente come hai detto anche tu ne ho affrontati tanti, è difficile fare un nome, ma David Andersen quando giocava per il CSKA e Jorge Garbajosa ai tempi della Benetton sono stati davvero degli ossi duri. Durante un’amichevole ricordo di aver affrontato anche Kirilenko, una forza della natura”. E se invece dovessi nominare il più “pazzo”, ossia quello che faceva più scherzi, il jolly dello spogliatoio della tua carriera insomma! Anche qui è difficile scegliere visto che ne ho conosciuti parecchi di ‘pazzarelli’, ma tra tutti spicca senz’altro Valerio Spinelli”. Il basket ti ha regalato un amico al quale non potresti mai rinunciare? (Senza nessuna esitazione) “Davide Lamma! Ci ho fatto giovanili insieme a Bologna, poi prima squadra, la Nazionale, posso dire senza alcun dubbio che Davide è il mio migliore amico”. Alessandro Cittadini in vacanza: mare o montagna? E dove? “Mare mare! Senza pensarci nemmeno un attimo. Mi sono sposato a Gaeta dove mia moglie ha una casa ed appena possiamo ci andiamo molto volentieri”. Alessandro Cittadini a tavola: qual è il piatto che più ti è mancato allontanandoti da Perugia e qual è invece quello che hai provato in giro per l’Italia e che ha battuto tutti gli altri? Se ti dovessi dire che mi è mancato qualcosa ti mentirei, perché essendo appassionato di cucina mi son sempre arrangiato da me, però c’è da dire che quello che cucina la mamma è insuperabile, quindi mi è mancata la cucina di mamma. Per quanto riguarda la seconda domanda ti rispondo dicendo la nduja, visto che quando sono stato a Reggio Calabria ne mangiavo tantissima!”. Tornando al basket, qual è stato il coach più importante per la tua crescita cestistica? E quello invece per il quale avresti dato un qualcosina in più? “Alex Finelli è stato il coach che mi ha portato a Bologna, quindi è stato il primo a credere in me, e l’ho riavuto anche da senjor e anche in quel caso con lui mi son trovato molto bene. Non dimenticherò mai quando d’estate era sempre il primo a volerci far lavorare individualmente, a dedicare il suo tempo a noi, quindi se oggi sono questo giocatore lo devo anche a lui. Se dovessi farti un nome tra gli allenatori per i quali ho giocato mentirei, visto che ho avuto un buon rapporto praticamente con tutti e ho sempre dato il massimo per loro e per le squadre per le quali ho giocato”. Alessandro Cittadini come si vede da grande? Quando deciderà di smettere con la pallacanestro, sperando che questa data sia molto lontana, cosa farà? (Ride) “Bella domanda!!! Per adesso sto facendo anche il papà e mi godo anche questo, ma dirti cosa farò è difficile visto che comunque è una vita intera che giro senza avere una sede fissa. Quando smetterò dovrò fermarmi da qualche parte, una volta deciso dove secondo me il resto verrà da se”. E noi continuiamo a goderci un altro dei “Signori della Serie A2”, Alessandro Cittadini!

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