ESCLUSIVA BASKETINSIDE – I Signori della Serie A2: Giuliano Maresca

ESCLUSIVA BASKETINSIDE – I Signori della Serie A2: Giuliano Maresca

A volte i sogni si realizzano, e per Giuliano Maresca, vecchia conoscenza degli appassionati di basket italiani, se n’è realizzato uno bello grande, quello di un bambino che inizia a muovere i primi passi sul parquet e sogna di giocare nella grande squadra della sua città. E così si ritrova quest’anno capitano della Virtus Roma, e per la travagliata storia recente capitolina che vedrà la società giallorossa disputare la A2, questo lo rende perfetto per la nostra rubrica. Giocatore e persona di valore, apprezzato in tutte le piazze per cui ha giocato (tra cui spiccano i tanti anni a Montegranaro, Treviso e Brindisi), spesso scelto per portare la fascia di Capitano e per indossare la maglia azzurra, Giuliano Maresca ha chiacchierato con noi permettendoci di conoscerlo un po’ meglio. Dopo aver giocato in mezza Italia sei nella squadra della tua città. Quali sono le tue sensazioni? “Ho provato grande entusiasmo ma anche tanto senso di responsabilità. Entusiasmo e felicità perché torno a Roma dopo aver fatto tantissime esperienze ed essermi affermato lontano da casa come giocatore e come uomo. Finalmente posso condividere tutto quello che sono diventato con tutte le persone, del basket e non, che mi hanno visto crescere e che mi hanno dato la forza di intraprendere questa strada: giocare a pallacanestro per me è la cosa più bella del mondo ed è sempre stato quello che volevo fare fin da bambino. Responsabilità perché sono il giocatore che più di tutti conosce l’importanza della parola “ROMA” e devo riuscire a trasmetterla a tutti i miei compagni”. Eri un ragazzino quando giocavi nella Sam, ora sei grande e sei Capitano della Virtus Roma. Te lo saresti mai immaginato? Lo sognavi? Sarò sincero, ormai cominciavo a pensare che per me la Virtus sarebbe rimasta solo un sogno: a 34 anni iniziavo a vederla come una possibilità sempre più lontana, invece in estate l’ipotesi si è concretizzata per la mia felicità. É vero, ero un ragazzino il giorno in cui ho lasciato la Sam Basket Roma e devo dire che mi sento ancora uno di quei ragazzini. Infatti ogni volta che vado alla Sam sono felice di poter ridere e scherzare con i vecchi amici con cui sono cresciuto ma anche con i ragazzi più giovani”. Oltre al basket, fuori dal campo, chi è Giuliano Maresca? “Fuori dal campo sono un ragazzo sempre a disposizione di tutti, che pur di far contento chi gli sta intorno e gli vuole bene è disposto a rinunciare a qualcosa di suo o a qualche suo spazio. Non è perché siamo in tema Sam ma questo lato della mia personalità lo devo sicuramente a quel vecchietto di Roberto Castellano, che mi ha insegnato come vivere il rapporto con compagni e amici nella maniera più sana e meno egoistica possibile”. A proposito di impegni fuori dal campo, come è avvenuto il passaggio dalla palla a spicchi alle borse di lusso? (Sorride) “In realtà quella è un’attività che gestisce totalmente mia moglie la quale, un anno e mezzo fa, ha deciso di creare un marchio dopo tutte le esperienze che ha fatto in giro per l’Italia e per l’Europa. In questo devo dire di essere fortunato perché ho accanto una persona sempre attiva con mille idee e che continua a costruire insieme a me il nostro futuro”. Maresca in Nazionale: i tuoi ricordi, le tue emozioni…com’è indossare la maglia azzurra? E’ qualcosa di magico a cui secondo me qualcuno riserva ancora troppa poca importanza. Le emozioni e i ricordi sono migliaia poiché tra selezioni giovanili e Nazionale A ho trascorso forse una decina di estati in azzurro. Sicuramente le sensazioni più forti sono quelle vissute nel 2007, quando alla fine della tournée in Cina con la Sperimentale, coach Recalcati mi ha detto di non prenotare le vacanze perché avrei fatto parte dei 16 che si apprestavano a preparare gli Europei in Spagna. In quell’estate è arrivata anche la chiamata della Benetton Treviso. Sono emozioni che difficilmente si scordano!”. Il giocatore più forte con cui hai giocato? Nel mio modo di vedere la pallacanestro il giocatore forte è quello che alle abilità tecniche affianca la capacità di essere leader in campo, nello spogliatoio, ma anche quando si va fuori tutti insieme. Detto questo te ne dico due: il primo è Randy Childress il quale nei 3 anni in cui è stato a Montegranaro con me ha fatto qualcosa che se provassi a raccontare non gli renderebbe giustizia, il secondo è sicuramente Danilo Gallinari, con cui ho giocato mezza stagione a Milano e che non sono certo io a doverlo descrivere”. Il tuo compagno di squadra preferito? In 17 anni di carriera di compagni di squadra ne ho avuti un’infinità, ma le persone a cui rimani legato per tutta la vita con un rapporto forte sono poche. Non potrei sceglierne uno soltanto, e comunque non potrei svelarlo, ma gli interessati sanno che parlo di loro (sorride ancora)”. Il coach più influente della tua carriera? Da quando sono diventato professionista ce ne sono sicuramente un paio che mi hanno dato una fiducia incredibile, che mi hanno permesso di vincere e di arrivare dove sono ora, ma senza dubbio uno dei più importanti è Chaste (Castellano, ndr). Sarebbe difficile contare le ore che ha speso a rendermi il giocatore che sono e a farmi capire come si lavora e quanto si lavora in un campo di pallacanestro, gli sarò sempre riconoscente”. Hai giocato in mezza Italia, dal Nord al Sud. La città dove si  vive meglio?  “Non voglio far torti a nessuno quindi non dico ne nord ne sud, rimango al centro (ride). Il nostro modo di vedere il mondo che ci  circonda, purtroppo o per fortuna, dipende moltissimo da ciò che ti  trovi a vivere su quel benedetto campo di pallacanestro. Per questo i  miei 4 anni passati a Montegranaro sono stati sportivamente e umanamente incredibili per quello che siamo riusciti a fare, ma non c’è un singolo posto dove ho vissuto in cui non mi sia trovato bene”.  E il pubblico più caldo? Senza voler fare paragoni sul calore delle tifoserie che mi hanno  supportato in questi anni, sicuramente ce n’è una che si distingue per un aspetto ed è Brindisi dove, dopo 5 minuti dall’apertura della campagna abbonamenti, le tessere sono già finite e devono chiudere i botteghini!” Cosa possiede il basket che gli altri sport non hanno? La pallacanestro sta dimostrando sempre di più che ad arrivare sono le persone prima ancora che i giocatori capaci di fare un canestro in più o un palleggio in mezzo alle gambe. È uno sport in cui la componente mentale e psicologica si muove di pari passo con quella tecnica, tattica e fisica, perché in un’azione che può durare al massimo 24 secondi ci sono migliaia di situazioni e di sfumature, offensive e difensive, che vanno riconosciute, interpretate, e affrontate, in pochi istanti”. I tifosi hanno un grande affetto per la Virtus, ma questo per Roma è un anno particolare dopo un periodo difficile. Cosa ti senti di dire per rassicurare l’ambiente? Ai tifosi voglio dire che riportare in alto la Virtus sarà una grande sfida e che nella vita le sfide più difficili sono ciò per cui vale la pena combattere. In estate ho detto di “si” alla Virtus perché, nonostante tutte le polemiche, sulla maglia ci sono sempre quelle quattro lettere magiche: ROMA. Bisogna essere pazienti e positivi, mantenendo la consapevolezza che lavorando nel modo giusto i risultati si ottengono sempre. Molte piazze storiche della pallacanestro italiana sono ripartite dal basso in questi ultimi anni e con il tempo sono arrivate a sgomitare per tornare dove meritavano. Non dobbiamo pensare a ciò che è stato, dobbiamo combattere tutti insieme per ciò che dovrà essere”.

Come passi il tempo libero fuori dal campo? Ora che sono tornato a Roma vorrei fare mille cose ma prima di tutto provo a godermi di più la mia famiglia, soprattutto il mio fantastico nipotino di 2 mesi. Inoltre ho iniziato anche un progetto di collaborazione col mio amico Roberto Castellano, quindi spesso e volentieri sono alla Sam a “combattere” con lui (ride ancora Giuliano)!”.

I tifosi romani possono seguirti su qualche Social Network? Che rapporto hai con questo nuovo modo di condividere la propria vita atletica e privata? Fino a due mesi fa non ero presente su nessun social, ma quando ho firmato per la Virtus ho creato un mio account Instagram che si chiama g.i.u.l.i.a.n.o.m.a.r.e.s.c.a dove mi piace condividere idee e alcuni momenti della mia vita, sia privata che con la squadra. Il confronto e il dialogo con le persone è una cosa che non mi ha mai spaventato e mi ha sempre stimolato, nel bene e nel male sono sempre me stesso e l’idea di farmi conoscere anche per quello che sono fuori dal campo mi piace”.

Saluta i lettori di Basketinside! Saluto affettuosamente tutti i lettori di Basketinside, alla prossima e #DAJEVIRTUS!

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