[ESCLUSIVA] Niccolò Trigari: “L’EuroLega col formato NBA non mi convince”

[ESCLUSIVA] Niccolò Trigari: “L’EuroLega col formato NBA non mi convince”

Abbiamo contattato il telecronista di Eurosport Niccolò Trigari, chiedendo il suo parere su EuroLega, campionati italiani e sul suo lavoro.

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I campionati italiani sono iniziati da poco, EuroLega e NBA sono ormai ai nastri di partenza. Abbiamo intervistato Niccolò Trigari, il telecronista di Eurosport (detentrice dei diritti televisivi sia dell’A1 che dell’EuroLega) per fare il punto sul basket italiano, europeo e non solo.

Cosa pensi del nuovo formato dell’EuroLega inaugurato l’anno scorso?

Mi piace e mi sembra che sia un sentimento condiviso dalla maggior parte degli appassionati. Il livello delle singole partite è cresciuto notevolmente, sia per la qualità del gioco espresso, sia per l’appeal che i nomi delle squadre protagoniste esercitano sul pubblico. Ho solo qualche dubbio sul girone all’italiana (tante squadre, nel bene e nel male, hanno poco per cui giocare nell’ultimo quarto della stagione) e sulla distribuzione territoriale della competizione: nella scorsa stagione c’erano 4 turche e adesso 5 spagnole. Riconosco che siano movimenti in grado di esprimere molte squadre competitive e che la vincente dell’EuroCup sposti gli equilibri, ma così è eccessivo.

Considerate anche le diatribe tra top club spagnoli e ACB, credi che il futuro del basket europeo sia un’EuroLega formato NBA, con i campionati nazionali relegati a serie minori? O vedi delle alternative?

Mi auguro che non succeda e penso che l’attuale sistema sia un buon compromesso: l’Eurolega è diventato un campionato vero e proprio, ma le Leghe Nazionali devono conservare grande rilevanza. Tanto più che non tutte sono in grado di mandare 5 squadre in Eurolega… Aggiungo che i tifosi della maggior parte delle squadre coinvolte danno un’enorme importanza ai campionati nazionali e alle rivalità ‘interne’: non so se accetterebbero una simile rivoluzione.

Vista l’esperienza in A2 e le squadre che ci sono, pensi che tra qualche anno sia possibile fare una lega chiusa anche in Italia, tenendo solo società con progetti seri e a lungo termine, lasciando alle altre la possibilità di giocare in una categoria minore senza promozioni e retrocessioni (almeno per qualche anno), sulla falsa riga della lega di sviluppo NBA?

Per quanto sia stato troppo spesso ribaltato dalle vicende ‘giudiziarie’, il diritto sportivo rimane un valore imprescindibile per l’appassionato italiano. Mi piacerebbe poi avere la lista delle ‘società con progetti seri e a lungo termine’ indipendenti dalla generosità di un singolo sponsor e in grado di sostenere i costi di un campionato professionistico di alto profilo.

Cosa ricordi delle tue prime telecronache e qual è il compagno di microfono con cui ti sei trovato più in sintonia?

Le mie prime telecronache non furono di basket (e neanche di altri sport che, bene o male, ho sempre seguito), perciò non ho ricordi esaltanti: diciamo che in buona parte ho rimosso. Le prime di pallacanestro credo fossero quelle dell’allora Uleb Cup su Eurosport: ero da solo, ovviamente non sul posto, la maggior parte dei giocatori non li avevo mai visti giocare dal vivo e l’HD non era esattamente lo standard, ma mi divertivo come un pazzo (almeno quando, dopo 4 o 5 minuti, iniziavo a riconoscere i giocatori…). Per il compagno di telecronaca non posso che fare il nome di Dan Peterson: ho avuto tante spalle fantastiche e con alcune il feeling era ottimo (mi vengono in mente, sperando di non offendere nessuno, Marcelo Nicola e Fabrizio Frates), ma il Coach non si batte.

Da commentatore, qual è la cosa più difficile da fare durante una partita di pallacanestro?

Giustificare la propria presenza nella trasmissione facendo in modo che chi ascolta sia interessato da quello che viene detto e non pensi che l’audio ambiente sarebbe preferibile.

Se dovessi scegliere tra finale di EuroLega, gara 7 delle Finali NBA e finale delle Olimpiadi, quale preferiresti commentare dal campo?

Gara 7 delle Finali NBA non l’ho mai commentata, perciò sceglierei quella. Se però nelle altre due aggiungi una rappresentanza italiana, ne riparliamo.

 

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