EUROLIGHTS: Emmanuel Lecomte, il folletto belga che ha punito l’Italia

EUROLIGHTS: Emmanuel Lecomte, il folletto belga che ha punito l’Italia

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Inizia oggi il nostro viaggio alla scoperta dei migliori talenti dell’Europeo Under20 che si sta disputando in questi giorni in quel di Lignano Sabbiadoro. Chi sono, dove giocano e a chi potrebbero assomigliare i futuri campioni che infiammeranno le arene di mezza Europa e forse anche degli Stati Uniti? Osservandoli direttamente da bordo campo, cercheremo di fare una valutazione completa di questi talenti, proprio come fanno i talent scout di qualsiasi squadra. IL PERSONAGGIO Questo percorso parte dall’analisi di un giocatore belga: Emmanuel “Manu” Lecomte. Originario di Ixelles, città che fa parte dell’Arrondissement di Bruxelles e che ha dato i natali a Audrey Hepburn e Jacky Ickx, fin da giovanissimo ha fatto vedere cose impressionanti con la palla a spicchi. Nonostante sia nato il 16 agosto 1995, è già un giocatore esperto; ciò è testimoniato dal fatto che sta giocando il suo terzo EuropeoUnder20, dopo aver debuttato in tale categoria nel 2012. In questa edizione sta viaggiando a 20 punti a partita, conditi da 4 rimbalzi e 2 assist, ma ha giocato appena due match e, dopo la vittoria contro l’Italia, non sembra volersi fermare. Lecomte è uno di quei giocatori di nuova generazione che hanno scelto, per svariati motivi, di tentare l’avventura negli Stati Uniti passando dal College. Nel 2013 ha lasciato il Belfius Mons-Hainaut, squadra che milita nella massima serie belga con cui ha disputato solamente 2 partite, per volare nella calda Florida, più precisamente all’Università di Miami, alla corte di coach Jim Larranaga. In due stagioni in maglia Hurricane, Lecomte ha saputo mettere insieme quasi 8 punti e 2 assist a partita. Nell’aprile di quest’anno ha scelto di spostarsi a Baylor, college storico della Big 12. LE PARTITE Nella partita di ieri, vinta contro l’Italia, a tratti è parso dominare la gara. Nei primi due quarti ha giocato da vero e proprio fenomeno, segnando da ogni posizione e gestendo il possesso della palla con grande maturità. E’ proprio questa la caratteristica che ci ha colpito di più di Manu Lecomte: il livello di maturazione cestistica che ha mostrato. Il playmaker belga è sempre sembrato avere il controllo totale della situazione, anche quando veniva raddoppiato dai giocatori italiani, non ha mai forzato, ragionando e mantenendo la calma in ogni momento di difficoltà. Anche quando coach Sacripanti ha imposto di seguire il portatore di palla sui pick and roll, Lecomte è riuscito a trascinare la squadra alla vittoria. Notevole poi è la sua capacità di non fermare mai il palleggio quando la difesa si chiude attorno a lui, caratteristica da non sottovalutare in un playmaker moderno. Dal terzo quarto in poi, dopo qualche difficoltà al tiro, si è limitato a gestire la squadra distribuendo palloni ai suoi compagni di squadra. E’ paradossale come il Belgio, dopo essere stato praticamente sempre avanti nel punteggio durante i primi due quarti grazie ai punti di Lecomte, nel secondo tempo sia riuscito a sopravanzare gli Azzurri proprio quando il tiro del suo uomo simbolo è venuto a mancare. Stiamo parlando comunque di un giocatore dal tiro molto affidabile, nelle sue due stagioni a Miami ha migliorato nel tiro dalla lunga distanza, arrivando a sfiorare il 46%. La caratteristica principale di Lecomte è la sua impressionante velocità, abbinata ad un primo passo molto rapido e ad un ball-handling notevole. Grazie a queste doti riesce a superare senza troppi problemi gli avversari che gli si palesano. Ovviamente l’altezza non lo premia, ma riesce a sopportare i contatti più duri grazie ad una forza nella parte superiore del corpo non indifferente. Il gioco della squadra belga si basa principalmente sul suo numero 6 e sulle sue invenzioni da situazioni di pick and roll. A volte Lecomte è parso forse abusare di questo schema, ma è stato tremendamente efficace. Si nota poi lo stampo americano del suo gioco. Infatti, ha uno stile che si avvicina moltissimo al classico giocatore da playground statunitense: grandi doti realizzative, fantasia, cuore e sfrontatezza. Ci sono ovviamente dei lati negativi nel gioco di Lecomte che si sono palesati ieri sera: sembra piuttosto pigro in difesa, come i grandi attaccanti che si riposano nella loro metà campo e conservano le energie per quella avversaria. Da questo atteggiamento derivano i numerosi tentativi di rubare palla al suo avversario da dietro. Ciò lo porta a commettere qualche fallo di troppo, ma questo può essere etichettato come peccato di hybris, tracotanza, legato alla giovane età. Due azioni ci sono rimaste impresse nella memoria di Manu Lecomte, entrambe nel terzo periodo di gioco: uno skip pass andando verso sinistra per il proprio compagno in angolo a destra e una palla rubata sul contropiede italiano che ha portato ad un alley oop in schiacciata. Ecco, quest’ultima azione racchiude forse lo stile di gioco da playground di questo grande talento belga. A CHI ASSOMIGLIA? Ovviamente la provenienza di Lecomte ha fatto sì che i paragoni con il franco-belga Tony Parker si sprecassero. A nostro avviso però il numero 6 della nazionale fiamminga è diverso dal numero 9 degli Spurs: Lecomte ha molto più tiro di Parker ed è già abbastanza maturo rispetto a quanto lo era il francese alla stessa età. Forse il giocatore più vicino allo stile e al fisico di manu Lecomte è Isaiah Thomas, point guard dei Boston Celtics. Entrambi ottimi realizzatori, fisicamente simili e dotati di grande capacità di gestione della palla.

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