EUROLIGHTS: il figlio del principe

EUROLIGHTS: il figlio del principe

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Continua il nostro viaggio alla scoperta dei migliori talenti dell’Europeo Under20 che si sta disputando in questi giorni in quel di Lignano Sabbiadoro. Chi sono, dove giocano e a chi potrebbero assomigliare i futuri campioni che infiammeranno le arene di mezza Europa e forse anche degli Stati Uniti? Osservandoli direttamente da bordo campo, cercheremo di fare una valutazione completa di questi talenti, proprio come fanno i talent scout di qualsiasi squadra. IL PERSONAGGIO Cognome ingombrante, 2 metri e 5 centimetri di altezza, capelli biondi e un’eredità alquanto scomoda da raccogliere. Il talento di Domantas Sabonis non si discute, ma si cade in errore se lo si continua a paragonare al padre Arvydas; per questo motivo cercheremo di analizzare questo interessante prospetto lituano senza prendere come metro di paragone il principe del Baltico. Il giovane Sabonis nasce il 3 maggio 1996 a Portland, in Oregon, dove il padre aveva appena concluso la sua prima stagione in NBA. Fin da quando, a 16 anni, esordisce con la maglia dell’Unicaja Malaga, le aspettative su di lui sono altissime: si parla insistentemente di un suo futuro nella NCAA e, proprio per questo motivo, Domantas sceglie di non firmare un contratto da professionista. Dopo una stagione in prestito al Clìnicas Rincon, torna a Malaga dove debutta in Liga ACB e in Eurolega. Al termine della stagione 2013-2014 decide di aggregarsi ai Bulldogs di Gonzaga. Debutta a Spokane contro Sacramento State University il 14 novembre 2014 segnando 14 punti e catturando 8 rimbalzi; due mesi dopo arriva quinto al Fiba Europe Young Men’s Player of the Year Award (vinto da Dario Saric). Durante questi Europei Under 20, Domantas sta viaggiando a 10 punti e 13 rimbalzi di media, confermandosi uno dei migliori giocatori della manifestazione. LE PARTITE La Lituania si è presentata a questi Europei Under 20 con una squadra non proprio all’altezza della competizione. Dopo aver passato la prima fase, i ragazzi di coach Masiulis si sono arresi alla Serbia di Guduric, Zagorac e Tejic, ai quali sono resistiti per solamente un quarto di gioco. Sabonis contro i serbi non ha giocato la sua miglior partita, ma ciò è accaduto più per demeriti dei compagni di squadra, piuttosto che per demeriti propri. Il lungo lituano ha chiuso il match con 6 punti e appena 5 rimbalzi, un bottino magro per il leader della squadra baltica. Lungi da noi giudicare un giocatore da una sola partita, analizziamo lo stile di gioco di Sabonis. Contro l’Ucraina, nell’ultima partita della seconda fase della manifestazione, ha giocato una partita sontuosa, dimostrandosi una vera spina nel fianco per la difesa ucraina, soprattutto a rimbalzo, dove ha catturato ben 28 carambole.
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E’ indubbio che Sabonis sia il leader della propria nazionale a questi Europei, anche perché questa Lituania è davvero povera di talento; manca persino il marchio di fabbrica del basket lituano: il tiro da 3. La leadership non manca al giovane figlio di Arvydas, ma non si può pretendere da lui che trascini una squadra (debole) intera ad un buon piazzamento. Probabilmente i lituani hanno raggiunto il massimo risultato per le loro possibilità. Domantas ha giocato tutte le partite da centro, nonostante l’altezza sotto la media per il ruolo e si è messo in mostra come un lungo piuttosto atipico, moderno. Non è dotato di un tiro affidabile, la meccanica è buona, ma piuttosto lenta, tuttavia riesce a sopraffare l’avversario grazie alla sua straripante energia e mobilità. Con grande intelligenza sfrutta queste sue doti per avere la meglio su giocatori ben più alti e potenti di lui. Ha una buona tecnica di base, abusa del semigancio sinistro a volte, ma lo fa perché ha grande padronanza dei propri mezzi. E’ molto attento in difesa e ha un senso della posizione a rimbalzo davvero considerevole. Quest’ultimo aspetto gli permette di catturare più di 13 rimbalzi a partita nella manifestazione in corso. Nonostante ciò, non va sul pallone con grande fame e cattiveria, preferisce essere nel punto giusto al momento giusto (cosa che gli viene naturale grazie al suo senso della posizione). Sabonis poi sembra un giocatore già maturo e ciò probabilmente è dovuto alla sua già rilevante esperienza a livello europeo e a livello di college. Inoltra ha mostrato di avere le capacità di diventare un signor rim protector, caratteristica molto utile nel basket moderno Siamo rimasti davvero impressionati dalla sua capacità di gestire il pallone e dal suo ball-handling, sintomatica da questo punto di vista un’azione del primo tempo della partita contro la Serbia: ruba palla, conduce il contropiede, palleggio in corsa dietro la schiena per evitare l’avversario e palla in angolo per una tripla (poi sbagliata). Passando poi agli aspetti negativi del gioco di Sabonis, detto del suo tiro poco affidabile e dell’ondivaga cattiveria a rimbalzo, come non menzionare la scarsa qualità dei blocchi che porta, da questo punto di vista sarebbe utile un bel clinic tenuto da suo padre. Nonostante sia un difensore attento e diligente, si è trovato parecchio in difficoltà contro il serbo Tejic, che lo portava lontano dall’area grazie alla minaccia del suo tiro dalla lunga distanza. A Gonzaga erano preoccupati che potesse essere uno one and done (1 anno al college e poi NBA), ma lui ha tenuto a precisare che desiderava restare ancora alla corte di coach Few. Forse Domantas in cuor suo sa di non essere ancora pronto (soprattutto sotto l’aspetto fisico) per il grande salto. A CHI ASSOMIGLIA? Tutto sommato il numero 11 lituano è un lungo moderno. E’ impossibile da paragonare con il padre Arvydas, i due sono giocatori agli antipodi, nonostante il ruolo sia praticamente lo stesso. Il principe del Baltico trent’anni fa era già un giocatore quasi moderno, Domantas invece è il prototipo del lungo che va di moda ora: buona fisicità, energia, altezza non eccezionale, grande mobilità e qualità difensive importanti.
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Paragonarlo a qualche giocatore risulta un’operazione davvero ardua, ma ci possiamo provare. Potremmo azzardare una somiglianza con David Lee. Come l’ala forte dei Warriors, Sabonis è un eccellente rimbalzista anche se la stazza non è la stessa. Lee ha un tiro più affidabile di quello del lituano, ma non ha le stesse qualità difensive. Tutto sommato i due si potrebbero completare efficacemente. Noi non possiamo che augurare al figlio di Arvydas di ottenere gli stessi successi del padre e perché no, magari anche quelli di David Lee, fresco campione NBA con i Warriors.

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