Fischi Europei, di Luigi Lamonica – …e dopo 30 anni senti freddo in campo

Fischi Europei, di Luigi Lamonica – …e dopo 30 anni senti freddo in campo

Commenta per primo!

Buongiorno da una autunnale Lille.
Oggi cielo grigio e temperature tendente al freschetto.

Per fortuna c’è stato un cambio di programma, dettato dal “King of Leon” Alejandro Vaquera, che tramite email ci ha informato che d’ora in avanti siamo liberi, a seconda delle designazioni che riceveremo, di effettuare il risveglio muscolare del mattino come meglio crediamo. Logicamente, fa leva sulla nostra professionalità e ci ricorda che farlo è molto utile soprattutto per coloro che in giornata hanno partite, ma anche per gli altri consiglia di effettuare un allenamento un po’ più intenso.

Oggi nel meeting congiunto arbitri-commissari-istruttori, abbiamo esaminato alcuni episodi accaduti nelle partite di ieri e visto un instant replay di una delle semifinali dei Campionati Americani che si sono conclusi ieri.

Una situazione alla fine della partita, con una decisione difficilissima, negli ultimi 00,30 centesimi, perfettamente gestita sia a livello di regolamento con la corretta procedura sia a livello di decisione finale. Caspita se era difficile! E senza l’ausilio della tecnologia, non so se i miei colleghi sarebbero stati in grado di prendere la giusta decisione. Bravi comunque a mantenere la calma.

Al termine, con Ronnie Nunn e alcuni di noi, c’è stata una utilissima disquisizione sulla regola dei passi, visto che durante la partita Francia-Turchia è stata fischiata una violazione di passi su virata. Ronnie affermava che era stato un errore, e noi a spiegargli, passo per passo, cosa dice il regolamento, spalleggiati da Carl Jungebrand, che annuiva con la testa alla nostra elencazione del legale/illegale secondo il regolamento FIBA. Alla fine, Ronnie ha convenuto che in Europa siamo più legati alla regola per come è scritta e poco propensi all’interpretazione del gioco… ma questo noi arbitri europei lo sapevamo già!

Dopo la riunione, corsa nella saletta fitness dell’albergo. È piccola, ma per quello che serve a noi, correre e un po’ di spazio per lo stretching, se non andiamo in più di… 2 va più che bene.

Alle 12 appuntamento con il fisioterapista, messo a disposizione dal comitato organizzatore, per farmi vedere la schiena. Mi ha dato una bella massaggiata e adesso, dopo 2 giorni di passione, le cose sembrano andare per il meglio. Stasera sono certo che in partita le cose andranno bene.

A Michela e allo staff dello studio Fisiopoint volevo dire che in una prossima vita, quindi nella mia prossima carriera di arbitro, avranno un contratto in esclusiva e mi seguiranno nei miei viaggi. Questo per sottolineare che restano sempre i migliori!

Alle 13, incontro con i miei colleghi di oggi, Milivoje Jovcic e Kuba Zamojski, per parlare della gara che ci aspetta e delle criticità che dovremo affrontare. Milivoje ci ha parlato della Lituania, da lui arbitrata nel girone di Riga, mentre io e Kuba della Gerorgia arbitrata a Zagabria.

Sappiamo che sarà una partita fisica soprattutto vicino ai canestri, con 2 centri titolari entrambi giocatori NBA e altri giocatori che fanno della forza fisica la loro prerogativa. Ma non ci dobbiamo allarmare: dovremo guardarci, controllare e lasciarli giocare il più possibile, fermandoli solo quando supereranno il limite scelto da noi arbitri per questa partita.

Il pomeriggio è passato cercando la concentrazione e riposando gli occhi, come mi piace dire in queste occasioni, ossia facendo un bel riposino. Alle 18 ho iniziato il solito rituale: barba, borsa con controllo della divisa… e mentre facevo tutto questo, un occhio era per l’Italia che stava giocando. Siamo partiti che era appena finito il primo quarto, con gli Azzurri in vantaggio di 9 punti e quando siamo arrivati allo stadio, praticamente la partita era finita: eravamo al terzo quarto con l’Italia avanti di 21.

Con i miei compagni di terna siamo andati negli spogliatoi e abbiamo iniziato il nostro pre-partita, ripetendo i punti salienti toccati al mattino ed aspettandoci una partita fisica, ma aperta ad ogni risultato. E così è stato. La Georgia ha ceduto solo nel finale, dopo essere stata quasi sempre in vantaggio. A mio avviso siamo stati bravi da subito a fissare cosa fosse legale e cosa no e credo che si sia vista una bella partita di pallacanestro.

Arbitrare nello Stadio Pierre Mauroy è un’esperienza fantastica: dal campo le tribune sono altissime, il pubblico lontano e con le luci che illuminano solo il campo di gioco, sembra che non ci sia nessuno. E invece si riesce a sentire il calore del tifo, anche se oggi, paragonato a ieri, lo stadio era mezzo vuoto. Il che vuol dire sempre 15.000 spettatori, per la maggior parte lituani, che come al solito hanno incitato la loro squadra per tutti i 40 minuti della gara.

Altra sensazione nuova è la temperatura: sul campo si sente freddo, sensazione che non provavo dai tempi delle partite all’aperto, quindi parliamo di più di trenta anni fa.

Sono appena tornato in albergo e non vedo l’ora di essere designato per una nuova partita.

Lunedì giornata di riposo in attesa dei quarti di finale, quindi unico impegno alle 11 di mattina con la riunione e poi pranzo offerto dal locale comitato organizzatore, in un ristorante del centro.

A domani.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy