Fischi Europei, di Luigi Lamonica – Il mio ultimo Europeo, la mia quinta finale

Fischi Europei, di Luigi Lamonica – Il mio ultimo Europeo, la mia quinta finale

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Buongiorno a tutti da Lille.

Questo giorno di completo riposo, devo dire la verità, non ci voleva proprio.
Dopo tante attività, viaggi, arbitraggi, meeting, allenamenti… ma soprattutto dopo 19 giorni lontano da casa, un intero giorno senza fare niente diventa pesante.

Questa pace irreale non fa per me. Non mi piace contare i minuti e le ore, con il tempo che sembra non passare mai. Aggiungete – e questo lo capisco – che tutti sono curiosi di sapere le designazioni per le ultime due gare e questo non fa altro che aumentare il cupo stato d’animo di oggi.

Eppure non dovrei. Perché oggi è sabato, il centro di Lille è strapieno di persone e persino il sole ogni tanto si fa anche vedere, tra un nuvolone ed un altro. Così con Matteo ci fermiamo alla Grand Place e… aspettiamo!

Scegliamo un posto per ingannare il tempo e lo scegliamo, logicamente, controllando dalle tazzine il caffé che servono in questo locale strapieno di persone ai tavoli. Il nome dovrebbe essere una garanzia. E invece, piccolo particolare, siamo in Francia, non in Italia e neanche in Germania, Serbia, Grecia o Tel Aviv (dove si può trovare un buon espresso). Qui è acqua nera senza alcun sapore. Lo dico io: c’è sempre tempo per imparare! Così la prossima volta seguirò Matteo, ordinando come lui una cola: sempre acqua e sempre nera è, solo con l’aggiunta di un po’ di bollicine e tanto zucchero. Perlomeno, la cola ha dappertutto lo stesso sapore e io non avrò sorprese.

Il tempo non passa mai, così chiacchieriamo del più del meno e in particolare del suo lavoro. Mentre mi racconta, ecco passare alle nostre spalle il padre di Tony Parker che ci vede e, molto educatamente, mi saluta chiedendomi come va, per poi continuare la sua passeggiata per Lille. Sinceramente non me la sono sentita di chiedere a lui come andasse, perché ho avuto timore che mi rispondesse con un invito a dirigermi “nel famoso paese” dove Alberto Sordi conosceva il sindaco. E perché ho letto sui giornali locali, tradotti dai nostri accompagnatori, cosa ha dichiarato il figlio Tony e la delusione per il risultato della semifinale persa contro la Spagna. Credo che per lui, che comunque ha vinto titoli NBA e avuto riconoscimenti personali a ogni livello, per molto tempo ricordare questa edizione di Eurobasket sarà un vero incubo.

Dopo un po’ decidiamo di fare una passeggiata e visitiamo le Gallerie Lafayette, per motivi legati al lavoro di Matteo. Mentre stiamo per riprendere la via dell’albergo, ecco che incrociamo un vero e proprio mito: Sasha Danilovic. Ci salutiamo calorosamente e gli presento Matteo, che scandisce: “Sono onorato!”, mentre io gli faccio i complimenti per il suo accento bolognese, nonostante i tanti anni di lontananza. Lui mi dice: “Gigi, Bologna è Bologna, appena posso ci torno volentieri”. Parliamo della partita di ieri sera e ammette che la Serbia ha meritato di perdere, perchè non ha giocato da Serbia ed è stata la Lituania ad aver fatto la partita. Anche lui mi chiede per domani e si dice sicuro, io guardo Matteo e non dico niente.

I vostri sms e messaggi su WhatsApp iniziano a essere tanti, ma purtroppo non so che dirvi. I designatori avranno i loro buoni motivi per aspettare a informarci. O forse hanno dei dubbi e vogliono valutare meglio. Insomma, mi scuso con voi qui per non avervi risposto, ma veramente non sapevo cosa dirvi.

Torno in hotel per il pranzo. Siamo in pochi, molti hanno deciso di pranzare fuori e devo dire che hanno fatto la cosa giusta. La scelta oggi era veramente poca e la qualità… lasciamo perdere. Ma soprattutto questa attesa, diversamente da altre volte, mi mette di cattivo umore.

Tutti mi sembrate tranquilli e sicuri, anche Flavio Tranquillo mi manda un messaggio per chiedermi se nel 2003 eravamo in due ad arbitrare la stessa finale di questa edizione (Spagna-Lituania) e cioè io e Belosevic. Gli rispondo che niente è sicuro, che ci sono diversi fattori e che non ho un buon feeling.

Trascorro tutto il pomeriggio in camera. Un po’ di televisione, un po’ a sistemare la roba sparsa qua e là, ma ho una strana sensazione negativa. Provo a riposare ma niente, come ho detto questa inattività mi sta sfiancando. Mando un sms a Matteo e ci incontriamo come al solito alla Grand Place. Le strade del centro sono pienissime e anche i negozi. Quasi tutta la gente per strada ha borse dello shopping in mano, e la considerazione che faccio con Matteo è proprio questa: “Dicono che anche la Francia sia in crisi nera, ma qui a Lille non sembra proprio”. I particolari edifici, con uno stile architettonico molto simile al Belgio: palazzi con mattoni e travi a vista e pavimento di legno, sono molto adatti ad ospitare negozi di antiquariato, gallerie, ma soprattutto boutique di buon livello ristoranti e caffé.

Dopo il pranzo scarno di oggi, il mio stomaco inizia a reclamare molto presto e siccome avevo in mente di provare un ristorante italiano segnalatomi dal mio amico Checco, abbiamo iniziato la ricerca. Praticamente senza neanche cercarlo, dietro la chiesa di Notre Dame abbiamo trovato “La Bottega”, ristorante pizzeria gestito da Pasquale, ragazzo originario di Giulianova. Entriamo ma siccome è davvero prestissimo, forse neanche le 18.30, faccio uno sforzo e prenotiamo un tavolo per le 19.30.

Pizza e birra, con evidente strappo alla regola di questo torneo. Ma, caspita, dopo tanto tempo una birra non mi ucciderà!
Pasquale è gentilissimo ci fa mangiare subito, ci offre un limoncello a fine cena e io dico a Matteo che sono stanco, dopo una giornata nell’ozio più totale. Ci avviamo lentamente verso la Grand Place e in lontananza vediamo un gruppetto di persone che ci sembra di conoscere: Davide Pessina, Geri De Rosa, Luca Chiabotti, Stefano Benzoni. Prima domanda, sparata a bruciapelo da Stefano Benzoni: “Domani lavori?”. E io: “Anche tu, Stefano… non so ancora niente”. E la serata diventa ancora più lunga. Ci salutiamo, loro sono alla ricerca di un ristorante per la cena, noi abbiamo gia fatto.

Anche Matteo si sarà accorto che il dover sempre dire “non so” mi mette a disagio. Sembra quasi che io non voglia dire come stanno le cose, perciò lui non dice niente sull’argomento e continuiamo la nostra strada. Ci salutiamo davanti l’hotel, ed entrando nel raggio di copertura del Wi-Fi il mio telefono scarica tutti i messaggi ricevuti nel pomeriggio. Come se avessi dimenticato di avere il telefono, gli dico: “Aspetta un attimo, fammi scaricare le email e vediamo se hanno mandato qualcosa”.

C’è la posta elettronica del nostro istruttore, ma non vuole dire nulla. È inviata a tutti gli arbitri e commissari. È stato un attimo lunghissimo scaricarla e aprire l’allegato. Un attimo durato quanto tutto il giorno di ozio, ma forse anche qualcosa di più. Anche perchè io credo che le cose non accadono mai per caso.

Nel 2003, al mio primo Eurobasket in Svezia, la partita di finale è stata Spagna-Lituania e anche qui, domani, sarà la stessa partita. Tutti in fase di pronostico, visti gli accoppiamenti delle semifinali, davano questa partita come la partita per la medaglia di bronzo, poi il campo ha emesso i propri verdetti.

Oggi siamo nel 2015, questo è il mio ultimo Eurobasket da arbitro per limiti di età e… anche qui arbitrerò la finale, con le stesse squadre e lo stesso compagno di allora, Ilija Belosevic (il terzo arbitro sarà invece Boris Ryzhyk). Sono passati 12 anni, eppure le sensazioni e le emozioni sono rimaste le stesse.

In questi 20 giorni ho messo tutto me stesso, per dimostrare che fino all’ultimo si può e si deve imparare, ci si deve applicare, ci si deve rimettere in gioco e i complimenti di Ronnie Nunn sono la soddisfazione più grande che porterò dentro, a ricordo di questo Eurobasket.

Credo che niente sia dovuto nella vita, tutti otteniamo quello che ci siamo sudati o, perlomeno, con me è accaduto questo. E io ne vado fiero.

Il rispetto per le scelte e il lavoro altrui deve essere alla base del nostro di lavoro. Se dopo esserci impegnati al massimo qualcuno è più bravo di noi, non deve essere un dramma, ma uno stimolo per migliorarsi e ambire a risultati migliori. Ero sereno prima della designazione, perchè sapevo di essermi impegnato al massimo, ora sono felice e contento che coloro che dovevano decidere si sono accorti del mio lavoro e della mia voglia, dopo quattro finali, di impegnarmi per raggiungere la quinta.

Abbraccio Matteo, che in silenzio tutto il giorno ha evitato di toccare l’argomento. Lui è stato arbitro e conosce le dinamiche di queste situazioni, e sono sicuro che abbia sofferto con me e in quel momento si è liberato del mio stesso peso che portavo sullo stomaco. Ero pronto per andare a dormire, stanco ed annoiato, e invece… dietrofront: “Matteo, torniamo dai ragazzi di Sky, si meritano di saperlo da me”.

Intercettiamo Flavio Tranquillo, che stava per raggiungerli, e ci muoviamo insieme. Flavio mi dice che non poteva andare diversamente, che lui sarebbe rimasto sorpreso se la designazione fosse stata un’altra. Raggiungiamo il ristorante, ma il primo tavolo libero per loro è alle 22.15. Allora propongo di entrare un attimo nell’enoteca di fianco e fare un brindisi.

Entriamo e ci sono 3 ragazzi spagnoli che mi riconoscono e chiedono: “Pita tu magnana?”. Questa volta non mi dà nessun fastidio, anche se rispondo: “I don’t know, it’s early”. Comunque, chiedo per me un bicchiere di acqua tonica e sono molto chiaro nell’ordinazione al cameriere, in modo che possano sentire.

Finiamo il brindisi e per loro è arrivata l’ora di accomodarsi e cenare. Ci salutiamo, mi fanno i complimenti e io e Matteo ci avviamo verso i rispettivi hotel.

Questa finale sarà in ogni caso la più difficile, dove le emozioni la faranno da padrone. I venti minuti pre-gara saranno come una vecchia pellicola. Le sensazioni, le emozioni, i sacrifici, le gioie e i dolori, si stamperanno per sempre lì, in quel libro dei ricordi che sta giungendo alle ultime pagine, ma è talmente ricco e corposo che sarà una gioia, un giorno, poterlo riaprire ed assaporare nuovamente quelle sensazioni che i ricordi si porteranno dietro.

Adesso cercherò di dormire, domani sarà un giorno lungo e molto emozionante.

Vi saluto con un sorriso, il sorriso del bambino che è cresciuto e nel suo viaggio ha visto i suoi sogni diventare realtà.

Ed è stato un viaggio bellissimo.

Grazie, a domani.

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