Fischi Europei, di Luigi Lamonica – Le mie prime 48 ore…

Fischi Europei, di Luigi Lamonica – Le mie prime 48 ore…

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Anche quest’anno durante l’Eurobasket, da molti altri di voi, renderò le notti della redazione dell’amico Luca Maggitti e di Roseto.com molto più lunghe e spero a qualcuno di voi le mattine più piacevoli, aspettando di trovare pubblicata la puntata del diario del giorno di questo Eurobasket 2015.

Si sarebbe dovuto giocare in Ucraina, ma le tristi vicissitudini riguardanti la guerra scoppiata improvvisamente hanno costretto la FIBA a rivedere completamente l’organizzazione, dividendo questa edizione, per la prima volta nella storia, in 4 Nazioni diverse: Francia – che ospiterà anche la fase finale – Germania, Croazia e Lettonia.

Il consueto clinic per noi arbitri verrà quindi ospitato dalla Germania in quel di Francoforte, in modo da permettere il giorno 4 settembre a tutti i 40 arbitri, più istruttori e commissari, di poter raggiungere facilmente le sedi dei 4 gironi eliminatori, vista l’efficienza e capillarità di voli che partono dall’aeroporto di Francoforte, tra i più grandi d’Europa.

Certo per noi arbitri non è molto confortevole la logistica, cambiare città e nazione, eccetto il gruppo di Berlino dove però gioca l’Italia e quindi né io né il mio collega Saverio Lanzarini (con noi c’è anche l’istruttore Alessandro Teofili a completare la pattuglia Azzurra), potevamo essere designati, significa fare e disfare le valigie 3 volte e quindi dovremo adattarci in questi 3 giorni di clinic.

Come al solito lo spazio in borsa non è mai sufficiente, e così la consueta preparazione dei bagagli ha praticamente occupato tutto il pomeriggio di ieri, con scelta della valigia e cambiamento di idea 2 volte su quella che poteva essere la migliore per contenere il mezzo guardaroba che mi sono portato dietro.

È stata una estate dal punto di vista meteorologico fantastica, io non ricordo di averne vissuta una così lunga e calda nella mia vita. Perciò, questa mattina, tutto avrei fatto tranne che partire e lasciare il Cabana Park a Roseto, dove ho “parcheggiato” l’intera estate, coccolato da Pasquale e il suo staff. Ma il lavoro è lavoro e, seppure a malincuore, caricate le valigie in macchina sono partito.

Questa volta però, viaggio all’aeroporto brevissimo. Il mio volo partiva da Pescara, scalo a Fiumicino e poi nel pomeriggio, volo a Francoforte. Questo volo Pescara-Roma è stato per me una vera e propria manna: è una comodità pazzesca parcheggiare l’auto di fronte l’aeroporto, consegnare il bagaglio, effettuare i controlli di sicurezza, il tutto in meno di 15 minuti.

Ripensando a tutti i viaggi effettuati sull’autostrada dei parchi per raggiungere in tempo Fiumicino con qualsiasi tipo di intemperie, con il timore di uscire dall’altro lato del traforo del Gran Sasso e trovare il polo Nord con orsi e alci in mezzo la carreggiata, con il timore di non arrivare in tempo per un ingorgo sul Raccordo Anulare di Roma… adesso è comodissimo fare appena 30 chilometri e accomodarsi davanti al gate per l’imbarco.

Poi certo, l’Alitalia è sempre l’Alitalia, fai il check-in online per scegliere il posto, ne prendi uno sulle uscite di emergenza che sono più spaziose e cosa accade? Cambiano l’aeromobile e così da un comodo posto sulle uscite di emergenza ti ritrovi proprio sulla fila precedente dove il sedile è bloccato per motivi di sicurezza, maledetti cambi! Per fortuna la compagnia è fatta di uomini, e lo steward quando mi ha visto a dir poco alterato, senza che iniziassi a spiegare quello che era successo, mi ha detto: “Non si preoccupi, se un posto sulle uscite rimane vuoto, io riservo a lei!” Grande! E cosi è stato.

L’attesa per la coincidenza è passata veloce, in compagnia di Denny, collega arbitro che lavora con Alitalia, a cui devo – più di una volta – il ritrovamento del mio bagaglio perduto in qualche aeroporto e di avermi salvato in condizioni critiche, anche all’estero. Siamo stati a pranzo insieme e avrei dovuto pagare io, ma anche oggi ha fatto valere “il peso della divisa” che indossa in aeroporto e non mi è stato possibile, sdebitarmi per i suoi favori. Spero di poterlo fare al più presto.

Arrivo a Francoforte e…. coltellata al cuore! Cielo grigio e nuvoloso che ha reso ancor più triste del solito l’aeroporto tedesco. Già di per sé è molto più triste anche degli aeroporti russi, ma oggi con quel cielo era veramente da mettersi a piangere. Per fortuna, al punto di incontro c’erano già diversi colleghi, che una volta salutati mi hanno fatto dimenticare la tristezza in poco tempo. Breve viaggio di trasferimento in pullman e arrivo in hotel con sistemazione in camera doppia. Per la prima volta a un Eurobasket è stata rispettata la nazionalità, cosi io e Saverio Lanzarini siamo in camera insieme. L’ho trovato già in camera con ancora tutte le valigie chiuse e mi ha chiesto: “Ti aspettavo per decidere quale lato vuoi, ma una cosa… te russi?”. Risata. Io, di contro: “E tu?”. Altra risata. Vedremo cosa accade la prima notte, sperando in non troppi “concerti”.

Alle 22, riunione per la consegna delle divise. Quindi, come al solito, come tanti bambini a cui è stato promesso un giro alle giostre alle 21.55 eravamo tutti pronti a entrare per prendere il materiale. Divise “ultima generazione” come lo scorso anno in Coppa del Mondo, ma le taglie erano un po’ diverse, quindi diversi cambi.

La nostra prima a Francoforte è passata tranquillamente. Nessuno dei due abitanti della stanza 719 ha iniziato a russare e così è stato un tutt’uno: andare a letto, addormentarsi e svegliarsi al mattino.

Cambio di programma. I rimorsi, forse, ci hanno colto nel sonno a Saverio e me. Così alle 7.30 ci siamo vestiti e siamo andati a sgranchirci le gambe con il tutto il gruppo, nonostante avessimo avuto l’input che la seduta di risveglio mattutino fosse facoltativa.

Ma ormai siamo settati e durante questi appuntamenti la mattina è dedicata allo jogging, come fosse un antibiotico che va preso sempre allo stesso orario. Ma sapevamo già che “l’antibiotico” ce lo avrebbe somministrato Alejandro “The Beast of Leon” nel pomeriggio e quindi, soprattutto i più esperti, hanno usato il risveglio muscolare solo per sgranchire le gambe e niente più.

Alle 10, inizio vero e proprio del clinic, con il discorso di benvenuto del Segretario Generale di FIBA Europe, Kamil Novak, che ci ha sottolineato che questo sarà un Eurobasket particolare, perché sarà l’ultimo che qualifica direttamente ad una Olimpiade o ad Torneo PreOlimpico.
E sarà particolare perché anche le partite delle fasi di qualificazione si giocheranno in mega arene. Pensate che sono stati venduti più di 450.000 biglietti: 3 volte quello che era il numero di biglietti per l’intero Eurobasket 2013!.
Quindi, ovviamente, l’attenzione sarà grandissima sul nostro lavoro dentro e fuori il campo.

A seguire è intervenuto Karl Jungebrand, capo supremo in Fiba del dipartimento arbitrale, che ha illustrato come sempre l’importanza di questi campionati, che calamitano l’attenzione generale, e il fatto che una edizione ben arbitrata alza la considerazione per tutta la categoria arbitrale in tutti gli angoli del Mondo. Quindi… dobbiamo impegnarci al massimo.

Poi ha preso la parola Davorin Nakic, istruttore responsabile Fiba, il quale si è soffermato maggiormente su aspetti tecnici e comportamentali da tenere durante questi 20 giorni, informandoci ufficialmente che al termine della prima fase, purtroppo, ci sarà la riduzione di arbitri. A causa del cambiamento della formula, con eliminazione diretta dagli ottavi di finale, saranno ben 20 gli arbitri a tornare a casa, dopo solo una settimana di gare.

Subito dopo Nakic è stata la volta di Chema Buceta, psicologo e mental trainer, il quale ha enfatizzato il concetto del taglio alla fine della prima fase, sottolineando che può accadere a tutti, ma che questa eventualità dovrà essere presa come un’esperienza che serve a migliorare il proprio arbitraggio, ma anche la propria persona.
Sicuramente i 20 esclusi non saranno contenti della scelta fatta, ma essendo stati parte del gruppo dovranno essere contenti in ogni caso di essere stati selezionati per questo Eurobasket 2015.
Ha poi illustrato cosa è veramente importante in un campionato del genere, dove si gioca ogni giorno nella fase eliminatorie con partite importantissime e a volte decisive: bisogna essere concentrati all’oggi, alla partita di quel giorno, portandosi dietro le cose positive del giorno precedente e avendo lavorato sugli errori commessi nella partita precedente, ma senza essere ansiosi o temere di ripetere una eventuale brutta prestazione.
Il suo motto quest’anno è: “Focus”, concentrazione e consapevolezza nei propri mezzi.
E come al solito non sono mancati giochi e aneddoti, finalizzati a questo traguardo, al “Focus” della prestazione.

Breve pausa ed è stata la volta di Ronnie Nunn, un mito dell’arbitraggio con le sue 19 stagioni in NBA (1.134 partite di stagione regolare, 73 di playoff, 4 finali e l’All Star Game del 1996) e 5 a capo degli arbitri.
Ronnie, con il suo inglese con accento newyorkese, ha letteralmente, rapito e catturato la nostra attenzione.
È ogni volta una esperienza diversa sentirlo parlare, vedere la sua teatralità, il racconto delle sue esperienze dentro e fuori il campo.
Domani con lui ci sarà una seconda parte sul campo, e sono sicuro che i suoi insegnamenti ci saranno utilissimi durante le partite.

Il pomeriggio è iniziato con l’allenamento di Alejandro, che ad essere onesto mi aspettavo molto più intenso. Forse anche lui sta un pochino invecchiando e non ha voluto infierire: è stata una piacevole sgambata, nei campi che circondano il nostro hotel qui a Francoforte. Qualche allungo e scatto, stretching e doccia finale.
Giovedì mattina partenza alle 7 per effettuare i test atletici. Forse per questo motivo oggi siamo stati graziati.

Ultima sessione pomeridiana sul regolamento, con 4 gruppi distinti composti dagli arbitri dei 4 gironi di qualificazione, e una serie di quiz sul regolamento propedeutici a intavolare un minimo contraddittorio tra i partecipanti, con relativa spiegazione dell’interpretazione e della sanzione.

Adesso è ora di andare a letto. Domattina la sveglia a un orario notturno per queste latitudini, con la speranza di trascorrere un’altra notte tranquilla.

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