Flavio Tranquillo a Reggio Calabria: “Vi racconto come è cambiato il basket italiano”

Flavio Tranquillo a Reggio Calabria: “Vi racconto come è cambiato il basket italiano”

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Una bella domenica sera parlando e dialogando di pallacanestro d’alto livello a Reggio Calabria.

La kèrmesse cittadina Tabularasa, ideata dal portale Strill.it condotto dall’attuale Presidente della Viola Giusva Branca ha ospitato le performances di Flavio Tranquillo, commentatore cestistico di Sky.

Le argomentazioni? Come è cambiato il basket dagli anni ’80 ad oggi? Da Giganti del Basket a Tele Pin, da TeleReggio alle prime radio indipendenti, dal cambiamento di linguaggio agli aneddoti di Coach Zorzi a cena, dall’approccio del marketing Nba alla innovazione cestistica.

La piacevole conversazione è stata implementata dalla presenza di Raffaele Mortelliti di Strill e da Fabio Cuzzola, scrittore ed appassionato di basket(in tanti ricorderanno la sua seconda voce accanto a Mario Vetere durante le radiocronache della Viola in Radio).

E’ proprio Fabio Cuzzola ad aprire le argomentazioni omaggiando “The Voice” con tante frasi diventate celebri durante le telecronache delle Finals Nba: Reggio Calabria? “Tanti anni fa si divideva tra tanti PlayGround cittadini tra l’Ugo Foscolo e Santa Caterina. Andavamo a messa con la palla in mano. Lo sport era il polso della città e la Viola contribuì alla risalita sociale della gente della città.

Negli anni 80 tutti comprammo la racchetta e giravamo con la fascetta sognando Borg, allo stesso modo con l’ascesa della Viola tutti provavano le emulazioni di Mark Campanaro in palleggio: lo sport vive di miti e crea proseliti anche grazie ai risultati”.

E’ davvero interessante l’intervento di Flavio Tranquillo, voce numero uno del basket in Italia: “nel 1983 la Nba era solamente un sogno, una chimera, qualche tabellino e qualche fotografia. Adesso, ed in qualsiasi momento chiunque può vedere la partita, le informazioni e qualsiasi cosa del mondo del basket dei Pro”.

L’Epica non è certamente nata in America ma nessuno come gli americani ha scoperto che Epica e Sport possano convivere alla grande. L’idea di rendere Epica la pallacanestro, come solennizzazione del racconto e portare le storie del campo alla vita di tutti i giorni è stata loro. Se una cosa diventa patrimonio di una comunità si vende di più, ed è una cosa di cui non si deve aver paura.

L’ idea di demonizzare i soldi nello sport è una solenne scemenza, perché in uno sport in cui c’è grande successo commerciale è possibile pagare di più i giocatori, avere migliori palestre, migliori medici, staff più completi e alla fine puoi offrire un prodotto migliore e tutto ciò è nei migliori interessi del fruitore.

Il dialogo diventa intrigante: la narrazione e le esperienze legate ad Aldo Giordani e Dan Peterson, il modello di telecronache e radiocronache ed i ricordi legati alla gara tra Viola Calabria ed Olimpia Milano del 1990 al PalaBotteghelle che segnò la fine del ciclo delle scarpette rosse dei vari Meneghin,Mc Addoo, D’Antoni ecc.

Giusva Branca racconta aneddoti legati alla sua esperienza professionale “atipica”:”Facevo le radiocronache degli allenamenti della Viola”.

Flavio Tranquillo ricorda, come se fosse ieri, il canestro di Giampiero Savio da tre con il fallo “praticamente da disteso per terra”.

L’opinione collettiva dei partecipanti alla discussione è che il basket debba tornare ad essere di tutti:qualcosa di fruibile.

Non bastano solamente le Scuole di basket a pagamento per far decollare un movimento che da tanti, troppi anni, vive solamente indoor e risulta poco coinvolgente verso le masse rispetto al Calcio.

Flavio Tranquillo sottolinea un suo pallino:”insegnare la pallacanestro con i metodi di ieri? E’ impensabile. Userei molto più video nelle categorie giovanili per far apprendere meglio i ragazzi grazie all’approccio visivo”.

Cosa cambieresti del basket italiano?

Tranquillo precisa: ”Ci sono difficoltà di sistema. Bisognerebbe dividere il comparto professionistico da tutto il resto.

Del comparto professionistico di devono occupare dei privati, del resto la Federazione per tutto il “non-professionistico”.

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