L’angolo del coach: la Flex Offense

L’angolo del coach: la Flex Offense

Torna l’appuntamento con coach Manca: oggi andiamo a vedere uno dei più “attuali” schemi offensivi del basket americano.

di Giovanni Manca

Ormai l’abbiamo capito: il basket è cambiato, non segue più gli schemi prefissati. Al giorno d’oggi non ci si stupisce più di vedere un lungo a suo agio mentre tira da fuori area, oppure un quintetto composto praticamente solo di guardie, oppure un portatore di palla di 2 metri abbondanti. Questo perché i giocatori si sono evoluti, rendendo i confini tra i ruoli sempre più sottili.

E a proposito di questo, oggi andiamo ad analizzare una tattica offensiva che combacia perfettamente con questa nuova tipologia di giocatore di basket: la flex offense. Questa strategia, sviluppata negli anni ’70 ed ancora oggi molto utilizzata, si basa su un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: ogni giocatore sul parquet può svolgere qualsiasi ruolo. Ed è intorno a questa filosofia che si sviluppa tutto il gioco, fatto di blocchi, controblocchi e tagli a canestro.

Mi spiego meglio. Il gioco comincia con due guardie, due interni in post basso e un esterno in angolo. Appena la palla passa da una guardia all’altra, inizia la serie di movimenti chiave: il post basso del lato forte si allarga in angolo, il post basso del lato debole blocca sulla linea di fondo per il giocatore in angolo che taglia forte a canestro; poi l’interno che ha bloccato riceve a sua volta un blocco dalla guardia senza palla e sale in guardia per ricevere. E così via, si riparte sull’altro lato del campo.flex diagram 2

Questo stile di gioco crea varie opzioni offensive: la prima e più efficace è sicuramente il passaggio al giocatore in uscita dal primo blocco. Un altro vantaggio di questo attacco è il doppio blocco (“pick the picker”, ossia bloccare il bloccante): così facendo, si costringe la difesa a cambiare su più uomini, arrivando ad uno degli obiettivi primari, ossia quello di creare dei mismatch da sfruttare per arrivare a canestri facili.

Esistono anche delle variazioni allo svolgimento dell’azione, come per esempio l’utilizzo del post alto per creare spaziature e trovare buone linee di passaggio, oppure l’uso di blocchi ciechi vicino alla linea dei 3 punti per arrivare a buoni tiri dalla distanza.

Molti allenatori hanno fatto fortuna con questa tattica, in particolare nel basket giovanile, come ad esempio Gary Williams, che con i suoi Maryland Terrapins vinse il titolo NCAA nel 2002, oppure Gordie James che, da allenatore dell’università di Willamette, vinse un titolo di Division II. Abbiamo visto questa strategia anche in NBA, qualche volta: ad esempio, Jerry Sloan per un periodo fece giocare così i suoi Utah Jazz.terrapins

In conclusione, questo è un attacco molto attuale, vista la flessibilità dei ruoli che prevede: questo protrebbe spingere le squadre ad utilizzarla sempre di più e, chissà, magari tra qualche anno sarà uno dei punti cardine anche del basket senior.

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