L’angolo di Cece – Quando la giusta scelta tattica non basta (1a parte)

L’angolo di Cece – Quando la giusta scelta tattica non basta (1a parte)

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Un vecchio adagio nel ciclismo è che non sono i percorsi a fare bella e avvincente una corsa ma bensì i corridori per come la interpretano. Riportando questa frase al nostro sport, non è la scelta tattica giusta in sé a far vincere le partite, ma il modo in cui i giocatori la interpretano e la eseguono è quello che fa la differenza tra vincere o perdere.  In questa prima parte di stagione ho seguito di persona o attraverso la tv alcune partite di vari campionati che hanno rafforzato questa mio pensiero che era nato direttamente dal campo da esperienze personali. Parliamo in questo caso di difesa per farvi comprendere cosa intendo con alcuni esempi pratici, e diamo il via a questa esperienza che sono contento di poter realizzare con gli amici di Basketinside.com.

A livelli alti una delle principali (se non la prima in assoluta) chiavi tattiche di ogni partita è la scelta difensiva da applicare sul pick and roll, arma offensiva determinante per molte squadre. E le possibilità sono molteplici e soprattutto durante la lunga fase di pre-season noi allenatori proviamo più soluzioni, sia per ampliare la possibilità di scelta e migliorarne la qualità, ma anche per abituare l’attacco alle diverse situazioni che si possono creare in una partita. La scelta da applicare alla singola partita viene fatta durante la settimana dallo staff tecnico dopo aver studiato al video gli avversari ma fondamentale è anche tenere conto delle caratteristiche fisiche e dell’adattabilità tattica della propria squadra. Se così non fosse anche la scelta più oculata e perfetta si potrebbe rivelare un boomerang.

Un paio di settimane fa ho assistito al big match di DNA Gold (campionato che sta esprimendo un livello molto alto di gioco e con nomi di grande appeal) Brescia- Barcellona, vinto dai lombardi anche per merito di una scelta azzeccatissima a mio avviso di coach Martelossi.

Sul pick and roll del temutissimo e fortissimo Andre Collins (uno di quei giocatori che valgono da soli il prezzo del biglietto), l’allenatore friulano ha scelto di tenere la palla sul lato attraverso la difesa “fondo”, che vuole appunto fermare la palla sul lato di partenza  e neutralizzare in parte gli effetti del blocco sulla palla. Scelta difensiva che ha alla base due componenti chiave: una forte pressione sulla palla dell’esterno che appunto forza sul fondo e una presenza fisica del lungo, capace di intimidire-ostacolare con le sue lunghe leve la conseguente penetrazione. Come dicevo prima la scelta di “Martello” e del suo staff è nata sia per impedire ad un maestro del p&roll come Collins di portare a spasso la difesa, ma anche dettata dalle qualità dei due difensori come dicevamo chiave, Fabio di Bella e Gino Cuccarolo.

La partenza molto aggressiva del “Dibo” sul palleggio di Collins, ha costretto l’ex playmaker della Virtus Bologna a giocare molto largo verso la linea laterale, quindi in uno spazio più stretto ed intasato per attaccare direttamente il canestro. E per fare questo non basta forza fisica, ma anche la capacità di usare sempre le mani per “attaccare” il palleggio e togliere il tempo di lettura all’avversario oltre che lo spazio di gioco. Insomma una difesa molto aggressiva ma anche intelligente perché non deve permettere al giocatore in possesso palla di attaccare il proprio punto debole, cioè lo spazio sul centro, dove la difesa è completamente scoperta.  Anche il ruolo del lungo è chiave in questo tipo di difesa. O meglio la posizione.

Il big-man deve essere bravo a coprire con il corpo la linea di penetrazione e anche in questo caso ad utilizzare le braccia per togliere linee di passaggio dirette all’attacco. La distanza del lungo dalla palla è un’ulteriore variabile tattica che dipende dalle caratteristiche fisiche individuali. Ad esempio ad un giocatore lunghissimo ma ovviamente con minor mobilità laterale come Cuccarolo meglio chiedere di stare un passo più lontano dal Collins di turno, per evitare di farsi bruciare in palleggio. Viceversa un lungo più dinamico come Tommy Rinaldi puo’ permettersi di stare invece più alto sulla linea di penetrazione per scoraggiare un facile arresto e tiro.

Quindi l’uso delle mani e l’aggressività sono state due chiavi vincenti per lunghi tratti di partita di questa difesa voluta dal bravo coach di Brescia, non a caso allenatore dell’anno in LegaDue la scorsa stagione.

Tuttavia tornando al discorso iniziale che la tattica giusta spesso non basta, nel secondo quarto dell’incontro e nel finale di gara, questa scelta difensiva si stava rivelando un boomerang. Complici le rotazioni dalla panchina e forse l’accumulata stanchezza, l’aggressività difensiva sulla palla di Brescia è notevolmente diminuita permettendo a Collins di prendere campo. Giocare il pick and roll in una porzione di parquet molto più centrale ed ampia ha permesso al talento americano di aprire la difesa con penetrazioni più efficaci, ma soprattutto con una serie di passaggi di gran talento agli esperti compagni (Fantoni e Toppo in primis).

Nel concitato finale una minor presenza delle lunghe leve di Cuccarolo sulla linea di penetrazione stava permettendo a Collins di ribaltare il punteggio con una serie di canestri difficili ma compresi nel suo grande bagaglio tecnico. Un tempestivo cambio con l’inserimento di Rinaldi (come detto bravo a posizionarsi più alto) ha permesso a Brescia di staccare un importante successo in un palasport ancora infuocato come lo scorso giugno.  L’uso delle mani in difesa per tracciare la palla e per occupare spazio verticale e orizzontale ha fatto in questo caso la differenza nell’applicazione di questa scelta difensiva tattica, ripeto azzeccata.

Settimana prossima parleremo anche di un altro aspetto tattico fondamentale come l’utilizzo della difesa a zona. Intanto godiamoci questo interessantissimo ed equilibrato inizio di stagione su molti fronti.

Buon basket a tutti !!!

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