L’angolo di Cece/2 – Quando la giusta scelta tattica non basta (2a parte)

L’angolo di Cece/2 – Quando la giusta scelta tattica non basta (2a parte)

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Una delle armi tattiche difensive che ha a disposizione un coach durante le partite per cambiare inerzia è la difesa a zona.

Fronte pari o dispari, classica o adattata, allungata o a metà campo, aggressiva o contenitiva. Dentro il grande contenitore della difesa a zona, in realtà troviamo tante tipologie che poi diventano il marchio di fabbrica  del modo di giocare di una squadra e della filosofia cestistica del suo allenatore. Come lo è stata ad esempio l’anno passata la difesa match-up della Montepaschi Siena di Luca Banchi, chiave del successo nella serie contro Milano, quando l’avventura dei pluricampioni toscani sembrava ormai al capolinea. Proprio per questo una cosa è certa e accomuna tutte le varianti tattiche: non si può improvvisare una difesa a zona la domenica , perché i suoi meccanismi vanno allenati e oliati durante la settimana in allenamento, step by step, come espressione massima del concetto di squadra, dove anche un piccolo errore del singolo si rischia di pagarlo caro.

Quindi il confine tra arma vincente e boomerang è sottile e non riguarda solo l’aspetto tecnico o tattico (quando usarla ad esempio) ma anche e forse soprattutto in questo caso, quello mentale. Vi racconto questo aneddoto.

Un allenatore di grande esperienza con cui ho lavorato in passato in LegaDue, allenava la difesa a zona tutte le settimana in una seduta a parte e appositamente dedicata la mattina. E questo già a partire dal precampionato. Nelle amichevoli di pre-season invece no, non l’avevamo mai provata.

Arrivano le prime partite ufficiali e la nostra squadra difende soltanto ad uomo, ma noi continuiamo ad allenare le zona ogni settimana per oltre un’ora. Io giovane assistente desideroso di imparare chiedo “Coach ma noi lo facciamo solo per l’attacco vero? Non vogliamo in realtà difendere a zona?”. E lui sorridendomi mi dice “Secondo te i nostri giocatori sono pronti ad usarla come arma vincente? Cioè oltre all’aspetto tecnico in cui ancora non si muovono di squadra, ci credono mentalmente e veramente in questa difesa? “

La risposta era ovviamente no.  Finché verso metà novembre, il coach decide di sostituire l’allenamento mattutino alla zona con una più classica seduta di tiro. E due giorni dopo in partita in un time-out, sorprendendo tutti me compreso, ordina alla squadra di difendere a zona. Risultato? Dopo tre azioni con energia e attenzione perfette e break a nostro favore, l’head-coach mi guarda e mi dice “Cece torniamo a uomo, perché ora sappiamo che oltre all’aspetto tattico giusto i nostri giocatori CREDONO in questa difesa !” Ed effettivamente questo è stato per me un fondamentale insegnamento. Perché se non credi veramente in quello che fai, anche la migliore scelta tattica si rivela un boomerang. E per far nascere nella testa dei giocatori (ma anche nostra di coach!) questa spontanea consapevolezza, non usare la difesa a zona finché non l’hai allenata con continuità e bene in allenamento. Altrimenti come diceva il grande “Gnegno” Bertolazzi (quanto manchi a tantissimi di noi !!!), si porta un po’ d’acqua e via di “battezzo”, cioè c’è sempre la speranza che gli avversari sbaglino da liberi !

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