L’angolo di Cece/3 – Aggressività, fiducia e zona !

L’angolo di Cece/3 – Aggressività, fiducia e zona !

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Lupus in fabula ! In questo caso la locuzione latina non si riferisce al sopraggiungere di una persona di cui stavamo parlando, ma di una partita che riassume i due argomenti dei precedenti articoli: l’importanza dell’uso delle mani in difesa e gli aspetti mentali della difesa a zona. Domenica sera vedendo in tv il posticipo di serie A tra le due Virtus, Roma e Bologna, ho pensato proprio a questo.

Big match per tre quarti comandato nettamente dalla squadra capitolina capace di trovare con continuità la via del canestro con gli esterni e di innescare i lunghi soprattutto dal pick and roll. E non è che fino a quel momento dell’incontro coach Bechi fosse rimasto tatticamente a guardare la supremazia di Goss e compagni. Bologna infatti aveva alternato in difesa sia l’individuale che la zona 2-3. E a fine terzo periodo persino due azioni della mitica 1-3-1 (coach Peterson docet) ormai quasi scomparsa dai parquet nostrani.

Ma tutte queste alchimie tattiche non avevano dato i frutti sperati al bravo allenatore livornese. Il motivo?

In primis poca aggressività sulla palla che non ha creato problemi alla circolazione offensiva di Roma. Giocatori bianconeri spesso in ritardo di posizione che prestavano il fianco sia alle penetrazioni che al tiro da fuori. E aggiungiamo anche poca copertura dell’area col pick and roll voluto da coach Dalmonte (saggiamente anche contro la zona) capace di fare a fette la prima linea difensiva emiliana. E così sul 67-55 di fine terzo quarto le speranze dei giovani felsinei (che bello vedere in campo e protagonisti  Imbro’, Fontecchio e Landi…ma di questo parleremo più avanti) sembravano al capolinea, anche perché le carte tattiche per girare l’inerzia del match sembravno esaurite. E invece coach Bechi, dimostrando grande fiducia nel lavoro settimanale della sua squadra, ripropone subito la zona 1-3-1 prima facilmente bucata dai giallorossi. Imbro’ in prima linea stavolta si muove al triplo della velocità per ostacolare ogni passaggio.

Jordan in mezzo all’area occupa spazi verticali impossibili da utilizzare per l’attacco romano. E il diciottenne Fontecchio nel ruolo che fu di Gallinari padre, si muove con velocità e aggressività sulla linea di fondo per coprire gli angoli, punto debole di questa difesa. Risultato: Roma non vede il canestro nei primi tre attacchi, perde fiducia e si blocca mentalmente. Al contrario i bolognesi prendono fiducia mentale dalla loro difesa e guarda caso il canestro avversario si allarga ed arrivano giocate facili per gli ospiti. E non bastano i time out della panchina romana a rigirare l’inerzia del match. Bologna ripropone in una continua altalena anche la uomo e la zona pari, ma la fiducia della partita è ormai in mano alla Granarolo che vede il sangue dei capitolini e azzanna la preda, fino al 81-89 della sirena finale, per un parziale devastante di 14-34 che non è assolutamente frutto del caso. La fiducia presa dagli ospiti è figlia del lavoro continuo su questi cambi difensivi in allenamento, sia tecnico-tattico che mentale. Aspetto quest’ultimo che ha maggiormente inciso anche sul black-out offensivo della truppa di Dalmonte, reduce dal sorpasso subito nel finale anche in Eurocup pochi giorni prima e improvvisamente in difficoltà di fronte alle difese avversarie, attaccante per trenta minuti invece con fluidità.

Coach Giancarlo Sacco dall’alto della sua esperienza ripeteva sempre alle sue squadre “Non fermatevi a guardare che difesa avete di fronte.  Se zona, uomo, mista o altro… continuate a giocare la vostra pallacanestro con ritmo e fiducia che non ci interessa cosa fanno gli altri”. Perché a volte a pensar troppo si fa peccato …

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