L’editoriale del direttore: da Wabara a Ruby il passo è breve: in Italia oramai è tutto normale..

L’editoriale del direttore: da Wabara a Ruby il passo è breve: in Italia oramai è tutto normale..

Il pregiudizo (pre, “prima”) è una condanna senza processo.  A Como uno sparuto gruppo di stolti presenti alla gara 2 dei quarti di finale dei Play-Off  del Campionato Femminile disputata tra la Pool Comense e Sesto San Giovanni, hanno dimostrato come, spesso,  con un battito d’ali si possa scatenare un terremoto.  Cosa è successo alla nostra amata palla a spicchi? E’ mai possibile che il cancro del razzismo abbia contagiato anche il nostro sport? Non bastava assistere agli insulti ad Eto’o, Drogba, Balotelli  ? Evidentemente no. Anche il Basket ha voluto il suo momento di gloria. Durante la gara  Wabara viene ripetutamente offesa e ricoperta di insulti da uno sparuto gruppo di persone. Già una manciata di dementi che l’avevano presa di mira. Il palasport di Como è grande quanto basta per far si che il resto del pubblico a stento riesca a capire l’entità degli insulti. Ma lei li sente, li ascolta. Li ascolta per tutta la durata della gara. Il centro di origini nigeriane, naturalizzato italiano, risponde con una prestazione maiuscola: 15 punti e 6 rimbalzi (high stagionale) che valgono il 65-75 finale.  Quando le due squadre stanno per uscire dal parquet la Wabara non riesce più a contenersi: la giocatrice manda con un evidente gesto a “farsi benedire” le persone ree di averla insultata. Se è quantomeno “comprensibile” ma non giustificabile, il gesto della cestista, la riflessione da  fare è un’altra:ma perché ci sono delle persone che ricorrono a questo tipo di insulti? Perché ci sono delle persone che hanno dei pregiudizi così forti, tanto da costringerli, arrogantemente ed animalescamente,  a scaricare “le colpe” sugli altri? Parlo di colpe perché queste persone incolpano Wabara di essere nera. Non la incolpano di qualcos’altro. Ma semplicemente, si fa’ per dire, di avere il colore della pelle diversa dalla loro. Il sospetto è che la persistenza del pregiudizio eviti a chi lo nutre, un’ammissione di colpa.  E’ d’obbligo, quanto scontato, sottolineare che la città di Como, che ha idoli sportivi di colore  nel calcio e nel basket maschile, è totalmente esterna a quest’evento. I comaschi sono stati dei semplici “spettatori” anche se non hanno assistito alla gara. Hanno assistito ad un attacco mediatico che ha strumentalizzato gli insulti di pochi per rendere tutti dei razzisti. Come quando un napoletano va’ all’estero e quando dice di essere di Napoli viene etichettato con le parole “mafia, camorra”.  Il ragionamento è più o meno lo stesso.  A Como, molti sanno, che non è così.  Le svariate iniziative della Federazione e la ferma condanna del Presidente della Pool Comense testimoniano con i fatti come sia stato stigmatizzato l’evento e come tutte le iniziativa devono servire a sensibilizzare sempre più i giovani ed educarli a vivere lo sport in maniera sempre migliore:il rispetto alla base di tutto. Soprattutto il rispetto reciproco. Perché se è giusto condannare gli insulti, altrettanto bisogna fare con la risposta piccata della Wabara: la cestista, in preda alla rabbia ed alla frustrazione, avrebbe potuto evitare di essere così plateale. Ora anche la sua reazione verrà strumentalizzata. Ora la Wabara potrebbe, per assurdo, passare dalla parte del torto. Ed ecco che si rimetterebbe in moto la macchina dello scarica barile. Barili pieni di colpe. Colpe da ricercare nelle nostre scuole che non riescono ad insegnare che non bisogna emarginare chi è diverso ma accettare tutti per quello che sono. Andando oltre la pelle nera o gli occhi a mandorla. Colpe da ricercare nella nostra società che crede sia normale che il Presidente del Consiglio possa avere dei rapporti sessuali con delle minorenni.  Cara Italia, dove stai andando a finire? Quanto ancora bisognerà aspettare perché tutti gli italiani si sveglino dal loro torpore? Quante parole trise e ritrise di finta moralità dovremo ascoltare?

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