Ma come fai a lavare i piatti durante gli Europei? – Cosa combina l’Italia a un tifoso qualunque

Ma come fai a lavare i piatti durante gli Europei? – Cosa combina l’Italia a un tifoso qualunque

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L’amore non si dimentica. L’amore non passa. E’ qualcosa che resiste dentro di te e che va oltre le ferite. Il cuore non è un hard disk. Non è nemmeno un discount dove un prodotto entra ed esce. L’amore è qualcosa che non si compra, non si vende. Il concetto di amore (lo so, ho già ripetuto più volte la stessa parola) è riconducibile ad un gioco quando questo gioco è stato con te tutta la vita. Quando questo gioco è inscatolato nella tua memoria e catalogato tra le cose più importanti nonostante tutto. Sei disposto anche a tralasciare i semplici ordini alfabetici o matematici per spiegare ad altri cosa sia questo sentimento per questo gioco. Il basket, si, il basket.

Dovrei pensare a che tipo di articolo scrivere per il mio ritorno su basket inside. Avrei dovuto farlo ma ho perso troppo tempo a rivedere video di Jason Williams sul tubo. Mi sono detto “Peppe, vedrai, adesso tra una partita e l’altra degli europei, un’idea la trovi. Stanne certo”. Questi sono i classici discorsi interiori che si concludono con una birra davanti ad un’improbabile Venezuela – Repubblica Dominicana. All’ennesimo sollecito concernente il lavaggio dei piatti ricevuto dalla mia ragazza, l’unica strada perseguibile è stata quella della poesia. A volte però un’introduzione come quella di questo articolo non serve ad evitarti un atto più volte ignorato come quello della pulizia di semplici portavivande o bicchieri. Ho dovuto abbandonare e tornare a pensare ad un maledetto articolo da mandare ai miei cari amici di Inside ogni settimana.

Non è facile, ed è qui che mi riaggancio al cappello iniziale, coniugare i troppi sentimenti che nutro nei confronti di questo gioco con la vita reale. Quella dove non puoi fare un canestro per risolvere un problema al lavoro o per perdere istantaneamente i chili accumulati durante il classico ritorno al sud di agosto. Mi avvalgo di qualche frase che ho letto sulla bacheca di alcune mie amiche affascinate dalla splendida penna degli scrittori di link su facebook (ammesso che esista questa professione, spero di essere stato abbastanza sarcastico): “L’amore va oltre i confini”, “L’amore va oltre gli ostacoli”, “In amore bisogna costruire, non distruggere”. Se è così l’amore troverà la soluzione.

Come fai tu che di notte ti svegli a guardare il biliardo a non essere innamorato di questa donna chiamata basket? Come fai tu Italia a non apprezzare l’estetica che si confonde nella fredda matematica di questo gioco? Sono domande che purtroppo spesso non trovano un valido interlocutore. Sono domande che spesso portano ad arrendersi. Purtroppo non sono avvezzo a darmi per sconfitto. Fino all’ultimo secondo cercherò sempre di spiegare le potenzialità di questo gioco. Ecco, a questo stanno servendo questi campionati europei. Ad accrescere un sentimento. Ad infiammare dove questo fuoco non arde. Questo fuoco che invece vedo nella nostra nazionale. Non giocano bene i ragazzi, ma lottano come leoni, si arrabattano per recuperare un pallone o per ottenere anche una misera rimessa laterale. E non ci sono pubblicità e geni del marketing che tengano davanti al basket giocato. Ci si è sempre lamentati della poca audience che il basket riceve in Italia. Cosa volete che vi dica…Le spiegazioni sarebbero molteplici. Non siamo una nazione pronta ad un certo tipo di emozioni. Ci piacciono le cose meno ragionate, più casuali. Non abbiamo voglia di pensare e spesso ci risulta più facile guardarci Milan – Inter. Ma la nostra non deve essere un’accusa al calcio (io stesso possiedo una buona collezione di tazze da latte di squadre calcistiche, almeno fino a quando sarà gestibile in casa). Non serve fare la guerra a chi si sta avvicinando solo durante questi europei al gioco. Ho letto mille commenti di gente che chiedeva spiegazioni sulle varie pagine face book dedicate alla “spicchia”. Il tono medio è più o meno questo: “Scusate potete spiegarmi perché dopo il time-out la rimessa è stata fatta nella metà campo avversario?”. La risposta sempre puntuale del basket taro frustrato: “Tornatene a vedere Real – Barcellona”. Capito? Cosa siamo in un circolo chiuso? Occorre svolgere degli studi segretissimi in una qualche università bolognese per poter parlare o chiedere di basket?

Tutto questo spero serva a far capire che deve finire il tempo di considerarci e di conseguenza vivere da “nicchia”. Il basket è il nostro sport e per amarlo dobbiamo anche lasciarlo libero di volare e di aprirsi a nuovi amanti. Si, “cornuti e mazziati”…ma per amore questo e altro.

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