Mondiali MaxiBasket 2015, Il Diario del Solfro/2 – Interludio

Mondiali MaxiBasket 2015, Il Diario del Solfro/2 – Interludio

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Ci lamentavamo noi del nostro viaggio per arrivare qui, ma la Nazionale Over 45 di Allegrini ha vissuto di peggio: ritardo di sei ore causa tempo proibitivo, due ore di girotondo sulla verticale dell’aeroporto di Charlotte e poi deviazione su Orlando, dove hanno noleggiato un pulmino e sono riusciti a buttarsi sui letti solo alle sette di questa mattina, dopo 29 ore di viaggio. Quindi noi non abbiamo nulla su cui sindacare e dobbiamo pure sopportare il nostro jet lag in privato, altrimenti gli altri ci direbbero:- Eeehh, va bene, ma voi non avete girato saull’aeroporto per  due ore!!-. Comunque, attraverso traversie maggiori o minori, alla fine siamo qui; belli svegli alle sei di mattina perchè in Italia è già mezzogiorno e in attesa dell’apertura della sala colazioni, che avverrà solo tra un’ora e mezza. Eh si! Perché una colazione all’americana era da un po’ che non la facevamo, più o meno dalla Coppa del Mondo di Zara! Ci immaginiamo montagne di corn flakes, oceani di sciroppo d’acero, distese di uova strapazzate, cumuli di hot dog e bacon, rigurgiti di senape e ketchup, cascate di caffè e di tè, fontane di succhi d frutta e laghetti di yogurt. Una volta aperte le danze ci ritroviamo con qualcosa di meno eclatante: coontenitori di cereali varii, vaschette di sciroppo d’acero, un paio di vassoi di uova, niente hot dog e bacon, ma delle inconsuete polpettine di tacchino (dobbiamo essere capitati in un Marriot salutista), però senape e ketchup ci sono, caffè ce n’è quanto se ne vuole (alla fin fine siamo in USA!!! Ecche diamine!!), succhi di frutta e yogurt sono presenti, ma in formato europeo; comunque il fascino della American breakfast resta e visto che grazie alla splendida magnanimità di varii potenziali sponsors, contattati senza risultato, siamo in regime di B&B, ne approfittiamo per fare scorta di cibarie da consumare poi con calma in caso di bisogno. Il primo giorno scorre tranquillo, tutti cercano di tenersi occupati e non dormire fino alla sera, in modo da smaltire poi col sonno nella notte la differenza di fuso orario, ma quando alle sei di sera ti rendi conto che a casina è già mezzanotte e tu potresti essere in  bagno a lavarti i denti, invece che nel pieno di un centro commerciale a guardar vetrine, qualche sbadiglio si palesa improvviso. Teniamo tutti duro e ci ritroviamo per cena in un locale specializzato in grill e barbecue, vicino all’albergo e quindi senza rischi di dover restare a secco di birra per gli autisti. Carne ottima, birra bevibile, conto a livello italiano, ma ci bastano pochi metri di passeggio per rientrare in camera e questo non ha prezzo! Strane voci si sono rincorse nell’arco della cena: allenamento alle dieci domani mattina, no: alle dodici; seduta di risveglio muscolare, ripasso atletico, arruffamento tendineo, mobilizzazione articolare o comunque vogliate chiamarla, in un momento non meglio definito della mattinata, a  bordo piscina, no in sala pesi (non manca mai, negli alberghi americani). No! spernacchiamento della seduta, solo allenamento; contrordine, il richiamo della foresta si farà comunque… alla fine ci abbandoniamo al fatalismo e pensiamo tutti: quando scenderemo domani mattina a fare colazione, qualcuno avrà le idee più chiare e ci renderà edotti al riguardo. Il mattino ha l’oro in bocca, ma non un programma della giornata in bacheca, così ci raccogliamo tutti nella hall dopo colazione e finalmente viene definita la scaletta: ritrovo in sala pesi alle dieci, ululato atletico e alle undici partenza per il campo di allenamento. a fine allenamento ritrovo tutti assieme e pranzo di squadra. Ligio agli ordini, mi presento alla palestra di pesi in orario, solo per rendermi conto che in tredici, tra giocatori ed allenatori, non ci entreremmo nemmeno con l’aiuto degli ”spingitori di cavalieri” della metropolitana di Tokyo, infatti la seduta di risveglio muscolare è saltata. Alle undici partiamo in direzione di quello che sarà il teatro delle nostre gesta nei prossimi giorni: l’ESPN World Wide Sports Center, vicino a Disney Wolrd: 20 campi da calcio, 18 campi da baseball, 1 campo di atletica, uno di football, 5 di pallamano, una palestra con 6 campi da basket; un’altra, alloggiata sotto le tribune del centrale di baseball (patria degli allenamenti primaverili degli Orlando Braves, com scopriremo in seguito), con altri 4 campi di basket… ho detto tutto? Si, mi sembra di sì. Temperatura polare, come del resto ci aspetavamo, spogliatoi mignon, e questo non ce lo aspettavamo, e una marea di addetti, ai corridoi, alle pulizie, ai vari chioschi di cibo e bevande, a dare indicazioni su dove andare, a mettere e togliere asciugamani dalle docce, a spostare le sedie e le tribune: per ogni funzione che voi potete immaginare, qui ad Orlando c’è un addetto ch la svolge. Uno di questi ci dà le indicazioni sbagliate per gli spogliatoi, o forse non abbiamo chiesto all’addetto giusto e, cosa fondamentale, siccome qui devono essere tutti gentili per contratto, piuttosto che deluderci dicendoci che abbiamo fatto un errore, ci dà delle indicazioni approssimative, che ci portano all’inizio di una caccia al tesoro il cui premio è di potersi sfilare le mutande e infilare il sospensorio. Comunque, siamo sul campo in tempo per l’inizio dell’allenamento, avendo solo un’ora è già cosa buona e giusta; qualche minuto di riscaldamento, un paio di secondi di stretching e siamo pronti per un allenamento come avevo previsto durante le mie fatiche di Sisifo della puntata precedente. Un allenamento all’insegna del ripasso schemi… con inserimento di una nuova rimessa dal fondo… di un paio  di variazioni d’attacco…di un nuovo schema contro la zona due tre… uno nuovo contro la tre due… insomma, il normale allenamento di una qualsiasi squadra che debba giocare Coppa e Campionato e quindi debba cambiare impostazione ogni tre giorni. Praticamente una libidine assoluta , per noi che negli ultimni anni abbiamo avuto a che fare mediamente con squadre in cui i misteri dell’unico schema di attacco contro “La Zona”, con la maiuscola e pronunciato con timore reverenziale, si svelano solo nell’uyltimo mese di campionato. Una sacrosanta e benemerita regressione alla giovinezza, giusto prima della prima partita.

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