#SocialInside. Rasmus Larsen e la vita oltre Facebook

#SocialInside. Rasmus Larsen e la vita oltre Facebook

Un piccolo approfondimento sulla nuova immortalità mediatica, lo spiraglio di sopravvivenza tecnologica che i Social offrono dopo la dipartita. La nuova funzionalità dei profili ed il caso Rasmus Larsen. Da sempre la commemorazione di eroi e delle loro gesta compiute nella vita terrena hanno avuto una presa particolare sul pubblico di comuni mortali che vivevano nei racconti di poeti epici e trovatori, immaginando e sognando sulle avventure e le leggende di queste meravigliose figure a metà strada tra uomini e dei. Oggi viviamo lo sport e l’ammirazione per i grandi personaggi ad esso legati quasi con lo stesso trasporto dei nostri avi, paragonando una sfida sportiva ad una battaglia tra spartani ed ateniesi. Talvolta si vince e talvolta si perde e c’è anche, purtroppo, chi rimane sul campo. E quando questo accade, come aedo tecnologico, i ricordi snocciolati sui profili personali presenti nei vari social del guerriero di turno, ci raccontano la persona che ci abbandona, i suoi ultimi pensieri, le sue emozioni e la sua voce, talvolta ignara del destino che lo aspetta dietro l’angolo. Rasmus Larsen aveva 20 anni, e per le sue eccezionali doti e per la sua promettente carriera in ascesa era soprannominato il Novitzki di Danimarca. Non era certo tra i suoi piani di abbandonare questa avventura da “eroe” dei nostri tempi ma la vita gli ha tirato un brutto scherzo e Rasmus se ne è andato via durante il sonno in una notte di maggio.   Giocava nella formazione belga dello Spirou Charleroi che, sulla propria pagina Facebook condividerà il dolore con tutti i tifosi diffondendo le immagini della meravigliosa gara playoff contro lOstenda in cui i compagni di Rasmus scenderanno in campo tutti con la maglia numero 23, la sua maglia.   Sicuramente i Social aiutano anche nella cattiva sorte a “cantare le gesta” di chi abbandona la vita terrena. Ma cosa succede al profilo personale di chi se ne va?  Fino ad ora la situazione era molto definita: si comunicava il decesso dell’utente e Facebook congelava il profilo. All’inizio del 2015, con le nuove introduzioni alla gestione del profilo è stata inserita una funzionalità che permetterà agli utenti Facebook di affidare la gestione dell’account dopo la morte ad un loro contatto. Questa persona, di fatto, nonostante alcune limitazioni imposte, giustamente, sui contenuti sia testuali che foto/videografici postati prima della dipartita del titolare del profilo, potrà amministrare la pagina, da quel momento in poi, trasformando lo spazio in una sorta di  galleria commemorativa. L’utente designato però, nonostante possa gestire le nuove foto e post sulla pagina, non sarà in grado di modificare ciò che gli amici continuano a postare, o rimuovere le immagini con i tag, né sarà in grado di eliminare l’account. Insomma una sorta di eredità multimediale, tecnologica che allunga la vita mediatica di chi va via. Quasi si voglia raggiungere l’immortalità almeno tra bit e byte. Il profilo di Rasmus è rimasto un profilo commemorativo congelato. Non ha avuto il tempo di regalarsi l’immortalità sui Social e la cosa più toccante è scorrere la sua timeline sia su twitter che su Facebook: pochissimi post, frutto del poco tempo che Rasmus dedicava alla parte tecnologica di se, trascorrendo moltissime ore tra allenamenti e gare. L’ultimo e più significativo, il post di Twitter del 31 dicembre scorso: 15 caratteri in cui traspaiono tutta la prospettiva e la grinta di chi si appresta a vivere un anno atletico impegnativo ma pieno di promesse.   Facebook è un universo che sta evolvendo ed i suoi abitanti invecchiano e muoiono proprio come nella vita reale. Per tal motivo l’attenzione, via via che trascorrono gli anni, si è spostata verso la vita anche oltre la morte mediatica. Non so esprimere un giudizio in merito, giusto o sbagliato. Mi piace farne un parallelismo con i cantori del’antica grecia: Facebook come una gigantesca opera di Omero, dove rimarranno impresse le parole e le opere (talvolta sciocche e sconsiderate) dei moderni Ettore e Patroclo.  

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