Speak and Roll, di Franco Montorro – Ricordando Ninì Ardito (amici e giornalisti che avrebbero potuto fare l’arbitro…)

Speak and Roll, di Franco Montorro – Ricordando Ninì Ardito (amici e giornalisti che avrebbero potuto fare l’arbitro…)

Commenta per primo!

La scomparsa di Ninì Ardito ci priva di un grande uomo di sport e mi priva di un amico arguto e propositivo, uno che aveva davvero a cuore le sorti della pallacanestro italiana. ecco, spesso si pensa agli arbitri come esseri chiusi nella loro torre d’avorio, depositari del potere e dispensatori di sanzioni e li si guarda con lo stesso occhio con cui si vede o si teme un vigile. Invece sono solo interpreti e tutori della legge. Certo, non tutti esemplari, non tutti bravissimi come accade in qualsiasi altra attività, ma senza vigili (o segnali, regole, divieti) la mobilità delle città sarebbe daFar West e le partite di basket una continua rissa da saloon.

Ho avuto e ho conoscenze profonde e proficue nella categoria dei fischietti e stima nella maggior parte di loro. A Ninì Ardito, alla sua bonomia paciosa molto napoletana dedico questo ricordo – non suo – che spiega comunque quanto gli arbitri siano sullo stesso livello di tutte le altre componenti del basket.

Prima estate di quattro-cinque anni fa, località italiana di mare sede del ritiro pre Europei di una Nazionale. Una decina di giorni che ispirano anche tre tavole rotonde-dibattiti su diversi argomenti cestistici. Io, chiamato a parlare in tutti questi, la sera di un evento insieme ad un arbitro internazionale, ero stato invitato ad una cena fra amici, con annessa, successiva visione dell’Italia di calcio in TV. Dico subito di sì, sarà una serata piacevole.

Ma al termine del dibattito l’organizzatore di tutto mi dice più o meno che ci vediamo poco più tardi in quel tal ristorante, perché ci sono tutte le massime autorità ecc. ecc. Io vacillo: non posso rinunciare alla cena già concordata – e in svacco totale – fra amici e mi invento una scusa che spero plausibile: non posso perché devo andare a cena con un’affascinante e promettente ragazza-signora. La mia scusa convince, vengo salutato con occhiolino del tipo “Fatti onore” e subito dopo raggiunto dall’arbitro in questione che mi saluta e mi rimanda al prossimo incontro, visto che devo saltare la cena dove ci sarebbe stato anche lui. “No, ci sono”, gli dico assicurandomi che nessuno ci senta e gli racconto la scusa che mi sono inventato. Lui ride e mi fa: “Sei talmente stronzo che avresti potuto fare l’arbitro”.

Spero che Ninì, ovunque sia, possa leggere queste righe e ridere come sapeva fare, lui che non era imbecille ma era bravo.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy