Speak&Roll, di Franco Montorro – Gli allenatori che sanno di non contare più nulla

Speak&Roll, di Franco Montorro – Gli allenatori che sanno di non contare più nulla

Un tempo il coach era al centro del progetto, il centro della costruzione e gestione della squadra. Ora invece la “zamparite” dilaga.

Non è per pigrizia se il mio articolo questa settimana riporta quasi completamente le parole di un altro, ma l’analisi di Luigi Gresta la condivido parola per parola e se nello specifico è legata ad una sola realtà – Cremona – in generale i problemi evidenziati riguardano l’intero movimento. Dunque meritevole di essere proposta qui e ora, non per farla mia ma per condividerla e rilanciarla. Via con il virgolettato.

«Il problema è semplice: noi allenatori non contiamo più nulla. Spiace dirlo ma un tempo il coach era al centro del progetto, il centro della costruzione e gestione della squadra. Ora invece la “zamparite”, termine che dovrebbe essere omologato dall’Accademia della Crusca, dilaga. Più del coach nella maggior parte delle realtà hanno ora rilevanza le opinioni dei blog o forum, i giudizi dell’amico del giocatore che si lamenta del poco minutaggio; ha persino più rilevanza l’opinione di giocatori spesso inadeguati alla categoria ma che, non rendendosi conto della loro pochezza tecnica, riversano sui coach le responsabilità delle figuracce pretendendo una sorta di “giocatocrazia” ridicola perché in mano ad attori scansa-responsabilità. Tutto nasce da una evidenza perlopiù celata perché imbarazzante da esporre: la mancanza di interlocutori che abbiano il coraggio di contraddire chi, in preda alla “zamparite”, tratta la categoria degli allenatori come quella degli ultimi, quella degli inetti, quella dei fessi. Non dico che sia ovunque così. Per esempio, parlando di realtà a me vicine in quanto legate da un piacevole passato, penso che i successi di Cremona siano anche il frutto della presenza, ORA, di una dirigenza illuminata che si posiziona in mezzo fra proprietà e coach. Ma questa è la classica eccezione che dà ancor più vigore al mio pensiero. Un tempo i presidenti, passionali e focosi (il più delle volte per antonomasia altrimenti non regalerebbero soldi per uno sport) dovevano affrontare scudi importanti posizionati da dirigenti capaci ed illuminati. Ora gli scudi non ci sono o, se ci sono, sono di carta pesta, cioè visibili perché ai più bisogna dimostrare che si è in difesa del coach, ma in realtà completamente inutili in quanto perforabili da lance di gomma. Perché difendere la verità, la giustizia morale se tale difesa può portare al rischio della propria posizione? E allora, che “zamparite” sia… Per non parlare del compiacimento di chi, grazie a questo “virus”, riesce a sistemare le figurine».

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