Speak&Roll, di Franco Montorro – Il mio bilancio di fine anno

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Non saranno le partite da qui al 31 dicembre a mutare opinioni consolidate sull’anno cestistico all’ultimo giro di lancetta. E non sarò io a proporre classifiche di merito e di colpa, semmai a giudicare quelli che per me sono stati fatti e persone del 2015.

Ettore Messina che torna a guidare la squadra azzurra 22 anni dopo la prima investitura e a maggior ragione di allora, quando fu una scelta ragionata la sua, mentre oggi è anche una ragione di cuore. Lui ha sempre sognato le Olimpiadi, adesso può coronare il suo sogno e quando uno è bravo e motivato la sua forza raddoppia.

Achille Polonara è il giocatore italiano dell’anno. Al di là delle suggestioni NBA dei nostri testimonial nella NBA e salvatori della patria al Preolimpico, di quelli che sono rimasti in Serie A Aki è il più convincente ed è stato anche leader della Reggio Emilia che ha sfiorato l’impresa.

Renato Villalta, vittima di una congiura di palazzo alla Unipol Arena rappresenta un altro esempio di vittima di quel processo di devirtussinizazione che partì ormai 13 anni fa sotto la presidenza Madrigali: via le bandiere, a casa i simboli, perché il nuovo che avanza è quello di chi conosce i prezzi, più che i valori. Salvo che c’è il rischio di retrocedere, anche.

Sassari, simbolo della precarietà delle cose umane: dalle stelle allo stallo in pochi mesi, dalla tripletta all’esonero di Sacchetti e al “No, grazie, non fumerò più” di Sardara. C’è poco da fare, quando l’abitudine a vincere è cosa recente poi l’abitudine a perdere non ce la si ha più.

Olimpia Milano, ovvero la Fortitudo del nuovo millennio: spende e spande ma in proporzione che cosa raccoglie? Uno scudetto che la già derelitta Siena aveva ad un tiro di distanza. Siccome i colpevoli è più facile inventarseli che trovarli, venghino e vadano, signori giocatori e signori allenatori, ché gli Intoccabili sono solo quelli del film.

Vincenzo Esposito: da allenatore ha cambiato 15 squadre in 20 anni, da allenatore 5 in 6 e dunque parrebbe sulla buona strada per battere il record, ma il presente conferma la straordinarietà di un personaggio che forse il basket italiano non ha esaltato in pieno magari sconcertato dall’essere naif di questo ragazzo che in fondo ha ottenuto meno di quello che meritava. Da coach spero gli vada meglio, a Pistoia sta andando benissimo.

Manital: lo sponsor di Torino sul suo sito ufficiale si presenta così: «Gruppo Manital rappresenta oggi un solution provider specializzato nella progettazione, gestione ed erogazione di servizi di Facility Management per la conduzione delle attività no core dei propri Clienti». Eh, come?

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