Speak&Roll, di Franco Montorro. Italbasket, magari si ripetesse la “Regola del 16 francese”

Speak&Roll, di Franco Montorro. Italbasket, magari si ripetesse la “Regola del 16 francese”

Commenta per primo!

Il cielo non è mai stato così azzurro, come 11 anni fa ad Atene al termine del nostro straordinario torneo olimpico e quell’argento spiccava ancora di più al collo dei nostri ragazzi sul podio. Ma da quel giorno il cielo è andato via via ingrigendosi, mentre sull’intero movimento scendeva una lunga notte senza stelle. Ecco, dagli Europei in Serbia del 2005 fino a quelli in Slovenia del 2013 ne abbiamo azzeccate poche, scivolando di brutto nel ranking internazionale, fallendo la qualificazione ad Olimpiadi e Mondiali e agli Europei del 2009. Un crollo da ragioni certe e da provvedimenti mai efficaci per evitare che una massima serie già devastata dagli effetti nefasti della supremazia di Siena, non cadesse ancora di più nella mediocrità e fra l’indifferenza generale causata da squadre simili all’Armata Brancaleone, zeppe di stranieri di pessimo livello e con spazi sempre più ristretti per gli italiani. Certo, qualche perla c’era e il riferimento è naturalmente ai quattro della NBA, finora insufficienti, per varie ragioni, a riportare luce nella stanza oscura della Nazionale, che è poi l’anticamera della casa pallacanestro, o se preferite era diventata la vetrina senza merce esposta di un negozio ormai solo di passaggio.

E’ cambiato qualcosa, visto il clima di ragionevole ottimismo che ci accompagna nella spedizione continentale? Soprattutto, è un ben pensare motivato. Direi di sì, per alcune ragioni compresa una finale che ha una sua pregevole suggestione.

I Quattro Moschettieri hanno raggiunto la piena maturità, ma la novità è che non dipendiamo più in gran parte solo da loro; fanno la differenza Bargnani, Belinelli, Datome e Gallinari, ma la fanno supportati da un gruppo che è cresciuto molto e che sembra riuscire con sufficiente efficacia anche a tappare le inevitabili falli degli infortuni illustri.

Tutta la squadra di Pianigiani è fatta da gente che gioca con continuità e che ha mostrato crescente personalità, è una squadra ancora futuribile che potrebbe dare il meglio di sé nel prossimo triennio, quello di Olimpiadi, ancora Europei e poi Mondiali.

I dodici prescelti si completano bene e se anche non abbiamo più il superplay e il supercentro, la duttilità di molti compensa qualche deficienza fisica e tecnica.

Un altro elemento positivo penso si possa trovarlo nella “qualità di vita di squadra”, che ad esempio fu fondamentale nel biennio magico 2003-2004 di Recalcati. Mi riferisco alla voglia di allenarsi, soprattutto nel lungo e per certi versi snervante periodo della preparazione. Quando poi si gioca le tensioni vengono scaricate solo sugli avversari.

Ricordiamocelo si gioca spesso e si ha poco tempo per pensare al passato, è una situazione simile a quella dei playoff con la differenza che le avversarie cambiano in continuazione.

Sarà un torneo pieno di ritmo, come gli altri del genere, ma attenzione: non è detto che le rotazioni siano a pieno organico. Da sempre tutte le squadre su otto-nove giocatori al massimo: ecco, un pregio di questa Nazionale è il livello abbastanza omogeneo che può consentire con maggiore serenità al Ct di affrontare eventuali infortuni o cali di condizione, più che di allungare i minutaggi su tutti gli elementi.

Non posso dire dove arriverà questa squadra, posso solo sperare che la regola del 16 (o se volete del “Non c’è due, senza tre): abbiamo vinto il primo Oro nel 1983, in Francia. Siamo tornati sul gradino più alto del podio 16 anni dopo, in Francia. Era il 1999, giusti 16 anni fa. Nel 2015 la fase finale si svolge in Francia. Non serve aggiungere altro, si può solo sperare nella conferma della regola e tifare.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy