Speak&Roll, di Franco Montorro – Kobe Bryant fra Mina, Rieti e le due Reggio

Speak&Roll, di Franco Montorro – Kobe Bryant fra Mina, Rieti e le due Reggio

Forse ha sofferto i confronti quasi immediati con Michael Jordan, Kobe Bryant, che arrivando al top dei top subito dopo Air ha inevitabilmente subito il parallelismo con il più grande di tutti e di sempre.

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Forse ha sofferto i confronti quasi immediati con Michael Jordan, Kobe Bryant, che arrivando al top dei top subito dopo Air ha inevitabilmente subito il parallelismo con il più grande di tutti e di sempre. Con le dovute differenze, come se Messi fosse nato dieci anni dopo Maradona e non ventisette: la memoria collettiva viaggia sulle stesse onde, il paragone è più facile e difficile al tempo stesso. Prendi Steph Curry oggi, che ha appena 28 anni e dico appena perché un titolo NBA lo ha già vinto e Jordan ci aveva impiegato un anno in più, tanto per dire. prendi LeBron James, che io ho ritenuto sempre un sopravvalutato, ma cambiamo discorso.

Kobe Bryant è nato il 23 agosto 1978, la data dell’ultimo concerto in pubblico di Mina, alla Bussola di Viareggio, davanti a 6000 spettatori probabilmente non consapevoli di trovarsi ad un evento a suo modo storici, nel mondo non proprio piccolo della musica italiana.

Sei anni dopo Kobe segue il padre Joe in un’avventura italiana che lo porta a trasferirsi da Rieti a Reggio Calabria a Pistoia a Reggio Emilia, sette anni italiani, dal 1984 al 1991. E’ nella città sabina che Kobe inizia a calcare i parquet, palleggiando prima delle gare di Joe sul parquet dell’attuale PalaSojourner e nelle primissime gare di minibasket, dove gli andavano messe le briglie perché voleva vincere e primeggiare oltre il gioco che è la pallacanestro per i bambini prima che diventi uno sport.

Quello che ha fatto in vent’anni di NBA è noto, a partire dai cinque anelli. Vent’anni solo con la maglia dei Lakers, una fedeltà penso senza precedenti, una bandiera come in fondo lo erano stati prima di lui pochi e grandissimi: Magic e Jabbar, Bird.

Io gli ho parlato una sola volta, ai Giochi di Pechino 2008. Era in sala stampa, stava aspettando il suo turno di parlare in conferenza dopo una gara della nazionale, per pochi minuti non “protetto” dal rigido protocollo di sicurezza che ha sempre accompagnato le squadre a stelle e strisce dal Dream Team in poi.

  • Ciao, sono italiano, sono il direttore di Superbasket.
  • Ciao! Come vanno le cose in Italia? Se li vedi mi saluti…

E giù un bel po’ di nomi che aveva conosciuto e riconosciuto.

Bryant è stato uno dei più grandi giocatori di sempre della NBA e, se ci pensate bene, insieme a Ginobili il più “italiano”, con tutto il rispetto con i vari Bargnani, Belinelli e Gallinari che nel Belpaese sono nati e cresciuti, ma che non raggiungeranno mai la fama imperitura di Kobe e Manu, che qui non avevano radici ma che qui sicuramente hanno messo le ali.

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