Speak&Roll, di Franco Montorro – Piccolo è bello certo, ma quando è mai stato grande?

Speak&Roll, di Franco Montorro – Piccolo è bello certo, ma quando è mai stato grande?

Trento bella in Europa dopo Reggio Emilia, non nella coppa principale certo, ma in fondo questa provincialità della pallacanestro italiana – provincialità, non provincialismo – è uno dei pochi bocchettoni d’ossigeno rimasti per questo sport in declino mediatico da almeno 15 anni.

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Piace la vittoria di Trento in Europa contro lo Strasburgo, dopo che ha sorpreso il successo su una Milano evidentemente negata, oggi, per le competizioni continentali e a proposito dell’Olimpia andrebbe detto che nel suo periodo dorato legato a Giorgio Armani i successi sono stati di numero così scarso da far ritenere la Fortitudo di Seragnoli baciata dalla fortuna.

Trento bella in Europa dopo Reggio Emilia, non nella coppa principale certo, ma in fondo questa provincialità della pallacanestro italiana – provincialità, non provincialismo – è uno dei pochi bocchettoni d’ossigeno rimasti per questo sport in declino mediatico da almeno 15 anni.

Poi, intendiamoci: io non sono mai stato un teorico del “Ci vogliono le metropoli nel basket di vertice”, che forse vale per il calcio, ma se siamo stati uno dei movimenti guida in Europa per tanto tempo non è stato seguendo l’esempio russo/sovietico, spagnolo, greco, turco per cui le grandi squadre dovevano essere quelle delle grandi città. Noi abbiamo vinto e stravinto fuori dai confini con giocatori che in massima parte non giocavano a Milano o Roma, le uniche due metropoli scudettate. E se vogliamo ampliare il concetto alle neonate città metropolitane, solo Venezia negli anni ’40 e Bologna prima e dopo hanno vinto il titolo. Napoli vanta un successo europeo. Torino, Genova, Firenze, Bari, Cagliari, Catania, Palermo il nulla.

Il nostalgico, guardando anche l’attuale classifica di Serie A e gli sprofondi nel campionato inferiore sospira: Caserta, Pesaro, Roma, Siena, Treviso… Non è stata la minuscola Cantù una delle più fortunate espressioni del nostro basket in Europa? E allora perché meravigliarci di Sassari, Avellino, Cremona, Trento e compagnia. Oltretutto, se guardiamo al bacino di utenza, non parliamo di realtà con numeri inferiori a quelli delle scudettate citate qualche riga sopra.

Forse si tratta dei club che meglio hanno interpretato un momento contingente: finita l’era dei mecenati, crollato il livello tecnico e mediatico della pallacanestro, non solo sopravvivono ma vivono bene le realtà artigianali. Termine assolutamente non dispregiativo, tantomeno in Italia: pezzi unici, realizzati a mano e non affidati ad un sistema meccanico, capitasse anche così nei settori giovanili senza più polli in batteria…

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