Speak&Roll, di Franco Montorro – Quando la cronaca cancella la storia (e pure la geografia)

Speak&Roll, di Franco Montorro – Quando la cronaca cancella la storia (e pure la geografia)

Nulla di personale contro i piccoli club ora in auge, molto contro chi ha ridotto questa pallacanestro italiana ad un circo senza acrobati né domatori e sapete voi cosa ci rimane, allora.

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Se ci fate caso il calcio è l’unico sport di squadra che in Italia non ha davvero recepito nessun esempio di regolamento dalla pallacanestro, quando l’Italbasket ne sapeva ancora dare. Pian piano, sì, ha assorbito tattiche e soprattutto termini come zona o pressing, ma per il resto di playoff o final eight non si è mai voluto (pre)occupare e il discorso non riguarda solo noi, ma l’intero sistema pallonaro.

Tornando solo dalle nostre parti, dalla Vetta d’Italia a Lampedusa, due rivoluzioni appena appena più che silenziose hanno caratterizzato questo scorcio temporale, facciamo gli anni 10 perché a questa denominazione dovremo prima o poi abituarci: l’arrivo alla spartizione delle briciola di “commensali” prima inattesi e imprevisti. Dal Sassuolo nel calcio alla Cremona del basket. Con l’aggiunta del declino istituzionale di squadre scudettate come Genoa e VL Pesaro, Milan e Virtus Bologna.

Situazione non del tutto uguale. Nel calcio le Sette Sorelle (Juve, le due milanesi, le due romane, Napoli e Fiorentina), resistono e persistono. Poi dietro c’è il fermento anche di Sassuolo ed Empoli come in questo momento in Serie B c’è quello del Crotone m anche dello Spezia o dell’Entella, per dire di “Absolute Beginners” o quasi. Nel basket a parte Milano, con tutti i suoi limiti, delle Sette Sorelle che negli ultimi 30 anni avevano caratterizzato l’affitto delle caselle nella prte alta del campionato chi c’è rimasto? La peggiore Virtus Bologna della storia, Cantù e Varese in apnea, Pesaro che svivacchia. Treviso, Fortitudo e Mens Sana appena salve dopo il naufragio e qualcuna con molti chissà residui. Caserta che completa il Settebrutto. Poi ci dovrebbe essere ancora Roma, ma anche no.

Insomma, una cronaca che cancella la storia e anche la geografia del basket boom per come lo abbiamo conosciuto per almeno trent’anni dal 1975 al 2005. Nulla di personale contro i piccoli club ora in auge, molto contro chi ha ridotto questa pallacanestro italiana ad un circo senza acrobati né domatori e sapete voi cosa ci rimane, allora.

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