Speak&Roll, di Franco Montorro – Quel pasticciaccio brutto di via dalla Fiba

Speak&Roll, di Franco Montorro – Quel pasticciaccio brutto di via dalla Fiba

Da Stankovic a Baumann, con Franco Montorro scopriamo cosa è cambiato tra la prima scissione del 2000 e quella di oggi. Con tutte le conseguenze del caso…

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Non so di preciso quanti segretari generali abbia avuto la Fiba, ne ricordo solo due ma non credo che ce ne siano stati molti altri, dal 1932 anno di fondazione ad oggi. E quei due hanno retto e tessuto in epoche fondamentali, dal 1987 – quando cadde la divisione fra professionisti e (finti) dilettanti – ad oggi. Boris Stankovic, sorta di Richelieu, e Patrick Baumann, un simil Giulio Andreotti e per entrambi lo dico come giudizio di stima nei confronti di grandi personaggi della storia francese e italiana.

Stankovic nel 2000 si trovò a subire la scissione dell’Eurolega e questo ne provocò il declino personale come imperatore del mondo del basket fuori dalla NBA, anche se la rivolta era solo europea. Baumann prova a non esserne delfino anche in questo e dunque la sua Fiba pronuncia la minaccia verso le federazioni che hanno al loro interno squadre “ribelli” per quello che riguarda le coppe europee. La minaccia è di esclusione dai campionati continentali 2017 e lascia il tempo che trova, ma nell’immediato c’è quella proposta di revoca a Torino di sede per il preolimpico che naturalmente ci getta nello sconforto, perché il fattore campo sembrava un elemento determinante nella conquista dei Giochi, 12 anni dopo l’ultima partecipazione.

Un atteggiamento francamente despota, da matrigna, ma in Italia potremmo pensare ad associarlo ad altri termini più pesanti, con l’ipocrisia di fondo che nel 2000 nulla venne sanzionato contro i club in uscita verso la Suproleague, ma si vede che i tempi sono cambiati e che probabilmente o la torta è tornata ad essere prelibata o la Fiba ha bisogno assoluto e impellente di mangiare, fosse anche un panino al salame. Restando in campo enogastronomico finirà a tarallucci e vino? Secondo me, almeno per l’Italia sì, perché in un momento di crisi istituzionale e generalizzata di tutta la pallacanestro tricolore, tre squadre minori possono essere riportate nell’alveo della presunta regolarità. A torto o a ragione, prevarrà la ragion di stato, che poi sia uno stato cestistico di seconda o terza fascia, intanto l’immagine sarà salva. Evviva la forma, la sostanza manca da un po’.

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