Speak&Roll, di Franco Montorro/42 – NBA o NCAA? Un “duello” con un terzo incomodo

Speak&Roll, di Franco Montorro/42 – NBA o NCAA? Un “duello” con un terzo incomodo

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In una storica intervista doppia di Giganti del Basket, all’epoca della straordinaria direzione di Dario Colombo, Sandro Gamba e Dan Peterson presero le difese della pallacanestro di college e di quella pro con una serie di considerazioni “in & out” che al di là delle opinioni dei due grandi allenatori e delle partigianerie delle rispettive fazioni descriveva molto bene le profonde differenze fra i due universi. Di gioco, ma non solo.

Accadeva una ventina e passa di anni fa, in piena era – è il caso di ricordarlo – Dream Team: la più forte squadra di tutti i tempi e in tutti gli sport. Composta, giova ricordarlo, per la prima volta da giocatori NBA; undici su dodici.

Da allora molto è cambiato, probabilmente solo la NBA è rimasta in qualche modo fedele a se stessa, mentre nel basket è però comparso il terzo incomodo: quel top del basket Fiba che dal 2002 al 2006 per tre occasioni fra Mondiali e Olimpiadi ha stracciato quel che restava del Dream Team costringendo i qualche modo i responsabili della Lega a prendere dalle distanze da quel Team Usa che pure era formato esclusivamente da stelle NBA.

Ma erano diventate o sarebbero diventate star anche le sempre più numerose nuove proposte provenienti in buona parte dall’Europa, anche se non solo. Quasi nessun attore protagonista, eppure giocatori che nelle rispettive nazionali si mostravano in grado di proporre una qualità del gioco di squadra sconosciuta o comunque minore nelle varie rappresentative a stelle e strisce.

La scusa delle difficoltà di adeguamento alle regole FIBA, per giustificare certi capitomboli statunitensi, ha avuto credito solo fra gli irriducibili sostenitori di quella pallacanestro sempre più fisica e sempre più individuale; quando già nel 2003 Larry Bird aveva sentenziato che la Lituania giocava la pallacanestro che Naismith avrebbe più gradito. E quando dodici anni dopo uno dei compimenti migliori che si possono fare alla manovra degli Spurs campioni è proprio quel gioco “all’europea” che ha come caposaldo il coinvolgimento anche ripetuto, nel corso della stessa azione, di tutti. Una pallacanestro spesso d’attesa, meno frenetica e certamente meno spettacolare del “salta e corri” diffusissimo altrove, ma molto, molto più efficace.

E la NCAA? Alle prese con un crescente numero di giocatori che non completano gli studi, provando il salto NBA già dopo il primo anno e tradizioni consolidate come quella del lavoro pluriennale degli allenatori su una generazione universitaria, spazzate via dalla moda ormai diventata prassi dei ragazzotti che dopo pochi mesi non sanno più resistere all’odore dei soldi.

Qualche college resiste e riesce a trattenere i giocatori d’interesse cestistico per più stagioni, anche se le sirene non li abbandonano mai per ogni giorno trascorso fra aule e palestre (stiamo parlando, è ovvio, dei giocatori più in vista). Ne deriva comunque un impoverimento: della qualità del gioco, per squadre e giocatori e in quest’ultimo caso, la perdita riguarda anche un percorso di formazione extrasportiva che nessun cestista passato in anticipo nella NBA completerà mai. Diventando più ricco, rimanendo più ignorante.

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