Speak&Roll, di Franco Montorro/45 – I playoff scudetto delle contrade morte

Speak&Roll, di Franco Montorro/45 – I playoff scudetto delle contrade morte

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Le contrade morte, citate anche anni fa in un bel libro della coppia Fruttero-Lucentini, sono quelle di Siena, cancellate con atto pubblico quasi 300 anni fa: Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte e Vipera. Sono ricordate ad ogni Palio, quando sei cavalieri che le rappresentano sfilano nel corteo storico, anche loro in costume ma con la visiera dell’elmo abbassata. Contrade formalmente soppresse, in realtà, all’epoca, assorbite o confluite in altrettante facenti ancora parte delle 17 che caratterizzano la vita senese non solo nei giorni di corsa, il 2 luglio e il 16 agosto. Quando scendono in Piazza del Campo solo dieci fantini e sette rappresentano le Contrade che in quell’edizione corrono di diritto, non avendolo fatto nella corrispondente dell’anno precedente, più tre sorteggiate di volta in volta. Sistema… democratico, per dare modo a tutti di alternarsi nella disputa della cosiddetta Carriera.
Nel basket sta per partire la Carriera dei playoff scudetto e l’accenno iniziale al Palio fa da preludio all’analisi del nome delle protagoniste nella fase dopo la stagione regolare. Scelte  quattro edizioni, con cadenza quinquennale, a partire dalla stagione 1994-95, giusti vent’anni fa. Qualificate dieci squadre, con scontri preliminare per scremarne due: Roma, Siena, Verona, Pistoia, Treviso, Pesaro, Milano, Varese, Virtus e Fortitudo Bologna.
Cinque stagioni dopo, 14 squadre, con due che saltano il primo turno. Nell’affollata griglia di partenza ecco Siena, Imola, Montecatini, Verona, Pesaro, Milano, Treviso, Rimini, Roma, Trieste, Reggio Calabria e Varese.
Nel 2004-205 la situazione si ridimensiona a otto formazioni: Treviso, Napoli, Milano, Cantù, Siena, Roma, Roseto e Fortitudo Bologna.
All’inizio del decennio in corso le otto sono Cantù, Milano, Montegranaro, Siena, Treviso, Caserta, Roma e Virtus Bologna. Fine del rapido excursus. Altrettanto veloce è il conto di chi giocherà i playoff di quest’anno, fra le squadre elencate, con l’unica incertezza legata all’esito del duello fra Cantù e Pistoia; dunque tre sole squadre “superstiti” fra tutte quella che hanno preso parte alla fase del dentro o fuori. Le altre? Qualcuna morta, altre moribonde, altre ancora – sportivamente parlando – resuscitate per ripartire, vivacchiare o accelerare con partenza dalle serie minori.
Forse è la legge dello sport, che ne riproduce una della vita: restano i più forti, per una solidità a volte casuale, altre con forti debiti di riconoscenza nei confronti di una passione locale che ha consentito di non estirpare le radici e di aspettare una nuova fioritura della pianta cestistica: anche se le querce si sono trasformate in canne.
E altrettanto potremmo sicuramente sostenere se fossimo andati ad analizzare ad esempio le sole squadre iscritte ai tornei precedenti quello del 1994-95, senza retrocedere troppo, temporalmente, troveremmo formazioni che hanno scritto pagine importanti nella storia della pallacanestro e che pure sono diventate morte, moribonde, ecc. Accade, è accaduto anche nel calcio, che però ha conservato uno zoccolo duro, a livello professionistico, di formazioni per così dire basilari e nei rarissimi casi critici (Fiorentina, Napoli, Juventus), il malato grave è stato per così dire mandato in convalescenza per un periodo relativamente breve, poi lo abbiamo visto rialzarsi e correre. Il basket ha assistito a tonfi più numerosi e clamorosi e con tutta la simpatia e la comprensione per certe realtà che oggi vivono nei piani alti non posso non credere e sostenere che sono piani di una costruzione purtroppo sempre meno elevata e sempre meno di pregio per i media. Non è colpa di chi è arrivato dopo alcune grandi, lo è certamente di chi ha depauperato il basket di vertice lasciando affondare tanti, troppi.

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