Speak&Roll, di Franco Montorro/46 – Una sola contenta, fra le otto che si fermano qui

Speak&Roll, di Franco Montorro/46 – Una sola contenta, fra le otto che si fermano qui

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Una settimana al via dei playoff, dunque abbastanza tempo per scrutare l’immediato futuro e un po‘ meno spazio per commentare il recente passato; dunque facciamolo subito, prima della consueta abbuffata di pronostici e casistiche sulla seconda e decisiva fase della stagione. Compito che peraltro lasciamo ad altri, più attivi nel presente, mentre la storia insegna una cosa, principalmente: nei playoff i ritmi della stagione regolare vengono stravolti, perché si viaggia e si gioca più di frequente e ci si allena di meno. Di conseguenza, conta davvero il lavoro pregresso in palestra e in allenamento. Mentre abbiamo sempre pensato che il fattore campo sia un vantaggio relativo, in quanto generalmente meno decisivo di altri.

Dicevamo delle otto escluse, con sfumature diverse di rammarico. Inesistente per Pesaro, l’unica che alla fine sorride, sempre che le sia rimasto il fiato per compiere un gesto comune, dopo la vittoria-salvezza all’ultimo, su Caserta, nella crudele finale imbastita involontariamente a suo tempo dal calendario. La Juve torna nella categoria inferiore al termine di una stagione che ha vissuto ad handicap e che pure l’aveva resa padrone di un suo destino che non sono certo potesse cambiare con la restituzione del punto tolto.
Fra il massimo della gioia di quel livello (in base alla classifica) e il massimo della disperazione (ricordiamo le tre cose che secondo la saggezza popolare spaventano l’uomo e che sono la morte, il tradimento e la retrocessione), l’unica vera sfumatura di grigio è quella di una Pistoia che a creduto fino all’ultimo nella grande impresa e che fino all’ultimo ha costretto Milano a soffrire e a temere una sconfitta interna che non avrebbe rappresentato il miglior modo di iniziare playoff che la vedono sì grande favorita, ma con il vecchio retaggio di squadra sempre un po’ a rischio nelle partite senza ritorno.

Di antica ma consunta nobiltà, Varese e Roma si sono distinte per la diversa immagine che proponevano di loro stesse a inizio campionato, con una Openjobmetis molto più frizzante ovviamente soprattutto per il grande ritorno di Pozzecco. Una scossa elettrica a corrente alternata e che poi si è esaurita del tutto, mentre nella Capitale l’annata è stata ancora di aurea mediocrità. Hanno gli stessi punti, le due squadre, come Avellino e Cremona che di più non potevano sperare ma soprattutto che di più non potevano dare. Uguale discorso per Capo d’Orlando e i suoi grandi vecchi, la meno futuribile delle otto che si fermano ma forse non la più rassegnata ad un’altra stagione di sofferenza e passione. Già, il vero problema di questi club è che non danno l’impressione di poter apportare miglioramenti nel breve e nemmeno di profonde rivoluzioni. Non significa che una o più di loro sia condannata in partenza ad essere ancora esclusa dai playoff, la prossima stagione, ma che se le loro botti hanno dato un certo vino è perché quella era la qualità dell’uva e, fuor di metafora, l’estate prossima se non sarà drammatica sarà però ancora e sempre problematica per le esigenze immediate e questo anche in piazze che ancora poco tempo fa vivevano nell’agiatezza di certi risultati. Di questi tempi, basterà intanto la certezza di poter ripartire e di rilanciare la sfida diffusa in un mercato sempre più povero numericamente e qualitativamente. Problema che si vive anche ai piani superiori, dove oggi comunque si festeggia, perché “nel paese dei ciechi anche l’orbo è re”. Buoni playoff a tutti, in fin dei conti basta vincere, mica convincere, e la cronaca lascia la storia agli statistici e la leggenda ai nostalgici.

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