Speak&Roll, di Franco Montorro/48 – Quando l’Usa lascia il dubbio che stia già pensando al ritorno a casa

Speak&Roll, di Franco Montorro/48 – Quando l’Usa lascia il dubbio che stia già pensando al ritorno a casa

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Sulla pagina di un gruppo di Facebook (Basket City) ho scritto queste parole sullo 0-3, e con scarti pesanti, rimediato dalla Granarolo Bologna contro Milano: «Virtus: le tre sconfitte nei playoff sono state, nella forma e in buona sostanza, umilianti. Aggiungo e preciso: lo sono perché ripetute e perché non ricordo una serie così sbilanciata, al di là degli scarti pesanti. Certo, la storia delle Vu Nere rende impietosa la cronaca, ma ripropone anche l’antico dubbio che ad un certo momento il pragmatismo degli statunitensi faccia staccare loro la spina, indipendentemente dalla data del viaggio di ritorno. Nota positiva: il pubblico a Casalecchio, per quantità e qualità. Mai come questa volta non è un luogo comune dire che meriterebbe di più, pur con tutte le difficoltà del caso».
Opinioni che hanno provocato un lungo dibattito con posizioni abbastanza nette e reazioni che sono andate dallo stizzito al melanconico e che in diversi casi, come purtroppo sempre più spesso accade, esaltano la figura retorica detta sineddoche; quella riassunta dall’espressione “la parte per il tutto”. Infatti io mi riferivo alle tre singole partite, non all’intera stagione delle Virtus Bologna, che è da giudicare positiva – certo più di quella della sua omonima romana – ma che in nessun caso avrebbe dovuto giustificare da parte della sua tifoseria la rassegnazione che ha accompagnato il prima, durante e dopo la mattanza inferta dall’Olimpia.
Perché se nello sport non sempre, per fortuna, vince il più potente o il meglio attrezzato, mentre perde sempre e comunque chi non crede nel sovvertimento oppure ha la testa altrove perché in realtà non ha mai avuto il cuore “nella” e “per la” sua squadra. E’ così ovunque e mi riferisco ai giocatori stranieri e in particolare statunitensi che sono professionisti impeccabili al 99,9%, ma che sono sempre sensibili allo 0,01% rappresentato dalla possibilità di anticipare il ritorno a casa quando ritengono che anche una sola vittoria in una serie non potrebbe ribaltare un esito scontato. Non sono tutti così e non ho detto che lo siano stati – amorfi perché distratti – gli Usa della Granarolo. Certo è che in tempi ormai consolidati di squadre grand hotel, con arrivi e partenze in continuazione, dobbiamo immaginarcelo che parole e concetti legati alla storia, al cuore, alla passione lascino molti mercenari (non è un’offesa, il professionismo e le frontiere abbattute oggi riprongono interessanti riferimenti alla storia) indifferenti oppure assai più attenti alle proprie cifre individuali che ai palpiti dei tifosi. Qualcuno più furbo o meglio imbeccato la mena sì sui valori di appartenenza, sul gruppo, sul meraviglioso pubblico ma ognuno di noi farebbe lo stesso, di passaggio in un ristorante dove probabilmente non tornerà mai più, giusto per evitare “maltrattamenti” da parte della cucina e del servizio ai tavoli.
Abbiamo squadre sempre più imbottite di stranieri “volatili” e un campionato che negli ultimi nove anni ha avuto solo due padroni, poi anche squilibrato fra vertice e formazioni di mediocrità ben poco aurea. Facciamone una ragione, ma non diamo ragione a chi dice che non si può fare niente per cambiare.

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