Speak&Roll, di Franco Montorro/62 – Recalcati va a caccia di un record assoluto

Speak&Roll, di Franco Montorro/62 – Recalcati va a caccia di un record assoluto

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Per chi non segue la sola cronaca scrivere di basket durante i playoff è difficile, perché anche avendo una memoria smisurata e raccontando di storie trapassate il rischio è quello di provocare il classico “Echissenefrega” in gente che come si dice in gergo giornalistico vuole essere sul pezzo. Qui e ora, insomma e nemmeno con la possibilità di giocare troppo con le previsioni. Sì, oggi potrei dire di Sassari che cerca l’impresa con il vantaggio del fattore campo o dell’equilibrio nell’altra serie, dei tremori di una Milano sembra vivere con la scimmia della sconfitta sulle spalle.

Invece preferisco concentrarmi su Charly Recalcati, il più esperto degli allenatori in corsa ed il più anziano, con quei 70 anni che compirà in settembre. Lo faccio anticipando qualcosa che potrebbe essere storico, con un paio di “se” da risolvere e magari provocando la scaramanzia dei tifosi reyerini e non. Mettiamola così: Recalcati e Bianchini sono gli unici allenatori ad aver vinto lo scudetto in tre città diverse. Il vate lo ha fatto a Cantù, Roma e Pesaro; Recalcati a Varese, Bologna sponda Fortitudo e a Siena. Titoli storici per non dire epici, quando si è trattato della prima volta in assoluto per quel club. Bianchini e Recalcati a quota tre, con pochi inseguitori al momento in grado di eguagliare questo record, ma con uno dei due che potrebbe fare poker, se…

La carriera di Recalcati come allenatore inizia in maniera abbastanza casuale, perché in procinto di appendere le scarpette al chiodo – ed era stato un eccellente protagonista a Cantù – fa la scelta di intraprendere la professione di assicuratore. Siamo a Parma, piazza di non grandi tradizioni cestistiche nel maschile e allenatore è quel Roberto Martini poi diventato noto commentatore e opinionista televisivo a Bologna, mentre il padrone del vapore è l’ex arbitro Gian Matteo Sidoli, che ad un certo punto decide di cambiare il tecnico e prova a convincere Recalcati a pensare più tardi al suo nuovo ruolo lontano dal basket. Gli propone di dividersi fra campo e panchina, finisce che l’allenatore-giocatore interpreta soprattutto il primo ruolo e la carriera del Charly tecnico inizia così. Sarà, è, una carriera fortunata e variegata, come nessuno poteva immaginare in quell’ormai lontano 1981. La prima panchina ufficiale è a Bergamo, poi arriva la sua Cantù e gli anni ruggenti a Reggio Calabria. Dei tre scudetti nel breve periodo 1999-2004 si è detto, molto ci sarebbe da raccontare sulle pagine più belle della sua vita da tecnico, quelle alla guida della Nazionale azzurra, in particolare nel biennio 2003-2004, quello del bronzo europeo e dell’argento olimpico. Avendo avuto la fortuna di seguire da vicino quelle imprese, mi piace ricordare tre momenti diversi di quel periodo.

Il primo è relativo ad una conferenza stampa a Stoccolma, prima della finale per il terzo posto con la Francia. Un Recalcati che si stacca dall’attualità e a tutta la stampa italiana presente lancia un grido di allarme purtroppo inascoltato da chi di dovere. «Ho ragazzi che stanno dando il 110% ma ho solo quelli, dobbiamo trovarne degli altri», fu in sintesi la richiesta di aiuto del Ct che lamentava il progressivo ed inesauribile impoverimento del vivaio italiano. Come è andata a finire in seguito, lo sappiamo.

Quasi un anno dopo, all’inizio della preparazione per i Giochi di Atene, Recalcati trovò in Giacomo Galanda, capitano azzurro, un perfetto “assistente” nella gestione di Pozzecco. Insofferente ai ritiri, soprattutto se lunghi, e all’attività di preparazione, la Mosca Atomica in passato aveva perso proprio per questo molte opportunità azzurre, arrivando quasi allo scontro con Tanjevic. La vita collegiale lo stressava, la mancanza di partite vere ne aumentava il disagio. Quell’estate tutto invece filò liscio, anche se non soprattutto perché durante il ritiro di Bormio, Recalcati e Galanda adoperarono la strategia dell’allenamento in due fasi, se così si può definire: un inizio soft nel quale si poteva anche ridere e scherzare e durante il quale Pozzecco dava quello che si pensava potesse essere il meglio di sé e poi, finita la ricreazione anticipata, lavoro duro. E serio, che permise al Poz di dare il meglio di sé giocatore.

Infine, proprio nei giorni di Atene, una delle più grandi soddisfazioni professionali, quando in conferenza stampa il Ct disse più o meno che eravamo tutti membri della stessa squadra, giornalisti compresi, e che avremmo vinto o perso tutti insieme perché eravamo tutti l’Italia del basket. Così posso vantarmi di aver vinto anch’io una medaglia d’argento alle Olimpiadi. Non posso augurare a Recalcati di staccare Bianchini andando a vincere a Venezia il quarto tricolore in quattro città diverse, anche perché sono ugualmente legato agli altri tre allenatori ancora in corsa, però mi ha fatto piacere citare questa opportunità. Meritatissima per un uomo che al basket ha dato tantissimo e che ancora, giustamente, non vuole andare in pensione.

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