Speak&Roll, di Franco Montorro/63 – Sassari e Reggio Emilia, la loro prima volta: quando piccolo è bello

Speak&Roll, di Franco Montorro/63 – Sassari e Reggio Emilia, la loro prima volta: quando piccolo è bello

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E’ dal 2004 che non assistiamo ad una prima volta tricolore, allora toccò a Siena e a ritroso negli anni c’era stato il debutto tricolore della Fortitudo Bologna nel 2000, quello di Treviso nel 1992 e e l’anno prima di Caserta: squadre precipitate nel corso del tempo, alcune in risalita. Sassari-Reggio Emilia è la sublimazione del piccolo ma bello. Senza consultare elenchi demografici non deve però essere la finale più “striminzita” e del resto il basket italiano ha avuto un solo mito metropolitano, Milano, ed un’altra realtà medio-grande come Bologna. Poco da Roma, ancora meno da altre grandi città spesso astemie nell’inebriante mescita dell’elisir scudettato. Sarà una finale inedita e inattesa, ma intrigante anche perché forse per la prima volta vedrà tutto il resto dell’Italia cestistica abbastanza neutrale e non diviso dalle classiche faide in stile “l’amico del mio nemico è mio nemico”. Se la giocheranno, Dinamo Sassari e Pallacanestro Reggiana e comunque vada, non sarà un insuccesso per chi perde, in una pallacanestro in veloce trasformazione che vede sgonfiarsi aristocrazie che parevano imbattibili (o appena rientrate dopo una sorta di congresso di Vienna restauratore) o già da tempo sgonfie, come le appena pimpanti Cantù, le due Virtus dell’aurea mediocrità, e aggiungiamoci Varese, la sofferente ormai perenne Pesaro. Evviva Sassari e Reggio Emilia, all’opposto su molto, quasi tutto, accomunate dal risultato sul campo che le vede sfidarsi nell’ultimo duello, ma proprio perché agli estremi difficilmente proponibili come modello ad altri. Se non per le difficoltà che temprano (la geolocalizzazione per Sassari e l’impianto obsoleto di Reggio, ad esempio) e per la presenza in organico di elementi spesso sottovalutati quando non dimenticati. E chissà che non sia stata la loro fortuna, quella di poter lavorare programmando in provincia. Dico di Sardara e Sacchetti, come di Dalla Salda e Frosini; oppure di Landi e Menetti e non sono state fatte classifiche in questo breve e non esaustivo riassunto. Poi ci sarà tutta la retorica dei buoni sentimenti vincenti: il cuore, la passione, il pubblico sesto uomo. E ci sarà, in questa finale, tutto il gioco delle previsioni sulla carta mescolate ai luoghi comuni: Sassari non difende, Reggio è fisicamente a pezzi. I playoff sono tutto e il contrario di tutto e questi, chiunque li vinca, rappresentano o dovrebbero rappresentare un’iniezione di fiducia per tutto il movimento. Temo invece che prevarrà la teoria mediatica del “Senza metropoli, zero interesse) ed è vero che magari messe assieme le popolazioni di Sassari e Reggio non arrivano ad essere che corrispondenti a quella di un quartiere di Roma. Ma nel basket, nello sport, nella vita per fortuna oltre alla quantità conta anche la qualità. E questa finale di qualità ne ha tanta. Sì, piccolo è bello.

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