Speak&Roll, di Franco Montorro/66 – Roma Kaputt Mundi

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In questo momento non so come andrà a finire la vicenda della Virtus Roma che nella migliore delle ipotesi si iscriverà al campionato di Serie A ma con un programma di minima e prospettive che resterebbero funeree. Alla peggiore delle ipotesi non mi va di pensare, anche se in trent’anni di carriera ne ho visti molti altri di film simili e quasi tutti dal finale drammatico. Nei western americani spesso la conclusione era da “Arrivano i nostri”, ma l’America è lontana, dall’altra parte della luna e comunque si risolva la situazione capitolina, il sistema pallacanestro è percorso da crepe vecchie e nuove che compromettono le fondamenta del sistema. Facciamo un ipotetico giro d’Italia delle piazze storiche: non ce n’è una scudettata negli ultimo 40 anni, più o meno da quando finì il monopolio lombardo, che non abbia conosciuto crisi più o meno gravi. E non parlo ovviamente di retrocessioni, ma di fallimenti o pesanti ridimensionamenti. Virtus Bologna, Roma, Caserta, Varese, Pesaro, Treviso, Fortitudo Bologna, Siena: cadute libere e rovinose. Milano salva a suo tempo per il rotto della cuffia. Più sotto, non ne parliamo.

Quindi c’è qualcosa che non va ed è l’insostenibilità di un sistema sbilanciato alla voce costi/ricavi. E che in più ha rapidissimamente perso appeal sui media e fra gli sponsor o anche viceversa. L’ultima età dell’oro risale ad una quindicina di anni fa, poi qualche anno di anonimato e infine il crollo coinciso con la supremazia schiacciante e urticante di Siena.

Nel frattempo la Fip, per ampliare il discorso dalla sola Serie A, ha conosciuto un periodo di stallo letale e la Lega ha abdicato al ruolo di ente politico – nel senso di propositivo – per trasformarsi (anzi: ridursi) ad un società di servizi per i club associati.

Non che in altre discipline il mare sia liscio e si navighi nell’oro, ma qualcosina andava tentato. Perché la tradizione del basket è sempre stata quella di essere innovativa, specie di ossimoro confermato dall’attività dei grandi personaggi che nel periodo del lungo boom governavano le cose nell’interesse comune.

Soluzioni? Non ne ho, sono un giornalista quindi un critico, non un tecnico. Commento e al massimo posso dare un’opinione, che è quella di ripartire da zero. Ovvero, riprovare la fame di un tempo, che non suggeriva indigestioni quando capitava, ma a selezionare meglio le cose.

Spero che sul finire dell’estate la Nazionale ci possa dare una mano, ma temo che sarebbe una soluzione provvisoria o comunque non decisiva nel risolvere i problemi di fondo. Il primo dei quali è la sofferenza del movimento dei giocatori italiani: numericamente scarsi al vertice, numericamente molto demotivati alla base.

Roma Kaputt Mundi. Quando era Caput Italiae et Europae sì, c’erano Wright e Kea, ma anche Gilardi, Sbarra, Polesello, Castellano. E Valerio Bianchini. Ecco, esiste oggi un Valerio Bianchini nella pallacanestro italiana?

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