Tacchi a Spicchi”, di Simona Nazzaro: a tu per tu con Sandro Nicevic

Tacchi a Spicchi”, di Simona Nazzaro: a tu per tu con Sandro Nicevic

Sandro Nicevic, ala/centro dell’Upea Capo d’Orlando, un veterano del campionato italiano che ha vestito dal 2008 ad oggi anche le maglie di Treviso e Montegranaro, ci racconta cosa sta alla base di una carriera fatta anche di grandi successi (6 campionati e 4 coppe nazionali nel suo palmares).

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Tacchi a Spicchi. Una rubrica diversa, che va oltre il “tradizionale” per abbracciare quel lato privato e nascosto dei protagonisti della pallacanestro italiana. Tacchi a Spicchi. Con un velo di rosa, perché chi scrive è una donna innamorata di questo mondo.

Sandro Nicevic, ala/centro dell’Upea Capo d’Orlando, un veterano del campionato italiano che ha vestito dal 2008 ad oggi anche le maglie di Treviso e Montegranaro, ci racconta cosa sta alla base di una carriera fatta anche di grandi successi (6 campionati e 4 coppe nazionali nel suo palmares).

Gira voce che sei molto ordinato, della serie che pighi le maglie dei tuoi compagni negli spogliatoi. È vero?

«Che sono ordinato è vero, ma che piego le maglie no»

Quanto ti fa o ti ha fatto rimorchiare questo sport?

«(Ride, ndr). Mi sono sposato abbastanza giovane quindi non ho rimorchiato, ero già legato a una persona importante»

Il sesso pre-partita ti porta fortuna? Lo fai?

«Lo faccio, ma non perché porta fortuna»

Sei fidanzato? Sposato? In cerca?

«Sono sposato»

Meglio le italiane o le croate?

«Preferisco le croate»

Sai cucinare o preferisci che ti “cucinino”?

«So cucinare, ma adoro sperimentare!»

Ti diverti di più a giocare oggi a Capo D’Orlando o quando giocavi in giro per l’Europa?

«Mi divertivo di più in giro per l’Europa perché combattere per vincere campionato è sempre più divertente che lottare per altri traguardi»

Viaggi molto: il posto che ti è rimasto nel cuore?

«Sono tutti posti bellissimi quelli in cui sono stato. Quello che mi è rimasto nel cuore è la diversità di questo mondo che offre tutte le bellezze possibili: brava gente, bei posti. Non ho una singola preferenza. Il mondo è bello perché è vario».

Il compagno di squadra a cui sei più legato? E quello che puzzava di più?

«Di questa squadra sono legato a Vlado Ilievski. Quello che puzzava di più? Non andavo in giro ad annusare i compagni!»

Raccontaci un aneddoto che non si può raccontare…

«Ve ne racconterei uno, ma come hai detto tu…. Non si può raccontare!»

Quale è il tuo idolo sportivo di sempre?

«Il mio idolo di sempre è Kareem Abdul-Jabbar, il primo realizzatore della storia della NBA, e uno dei migliori giocatori della storia di questo sport.»

Una cosa che non ti piace del basket.

«Ce ne sono tante»

Leggi tanto, anche libri di un certo spessore: c’è una laurea nel tuo futuro post cestistico?

«Ne ho già una, non ho pensato ad una seconda»

Pistola alla tempia: vai a fare un viaggio intorno al mondo con Soragna o con Pozzecco?

«Col Poz!»

Dalla torre butti Repesa o Griccioli?

«Ognuno di noi ha i propri difetti e deve imparare a conviverci, ma nessuno merita di essere buttato dalla torre per questo!»

Quanto è diversa (e perché) la mentalità di un club italiano e di uno europeo?

«Perché l’Italia molte volte è un paese fuori dall’Europa!»

Quella volta che ti sei sentito davvero un grande…

«Far parte di Malaga l’anno che vincemmo il campionato spagnolo»

Dopo una vittoria importante come festeggi?

«Non ho tempo per festeggiare, a fine gara rifletto sui miei errori per migliorare fin dalla gara successiva»

La cosa più bella che hai trovato a Capo D’Orlando?

«La gente, senza dubbio».

A quasi 40 anni, hai vinto tantissimo, raggiunto molti record nella pallacanestro, ma da grande cosa sogni di fare?

«Sogno di fare il cuoco»

Hai vinto cinque campionati col Zagabria e uno col Malaga. Hai detto che quello spagnolo è stato il più esaltante, ci racconti perché?

«Ho giocato con una bellissima squadra, e siamo stati la quinta squadra nella storia della Liga ad aver vinto il campionato»

Ultima domanda: c’è qualcosa per cui rischieresti l’inferno?

«Non andrei da nessun’altra parte: all’inferno ci si diverte!»

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