Total Basket/3 – Sentirsi competenti e motivati nel basket

Total Basket/3 – Sentirsi competenti e motivati nel basket

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A cura di MARINA MATTEUCCI, PSICOLOGA DELLO SPORT

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La domanda è semplice. Cosa ci spinge ad affrontare nuove sfide?

Partiamo da un aneddoto. E’ un lunedì mattina e S., istruttrice minibasket, riceve la telefonata di un papà di un piccolo aspirante cestista. Il papà chiede quale sia l’altezza classica di un canestro minibasket perché (e questo è già motivo di grande soddisfazione) il piccolo G. vuole continuare ad allenarsi per l’estate.

G. è un bimbo di appena 5 anni, con qualche difficoltà di coordinazione e ancora poca forza ma con una volontà di ferro. In un anno di attività fa passi da gigante fino a riuscire a tirare a canestro facendo partire la palla a due mani dal petto. L’ultima lezione saluta dicendo “S. ho fatto 9 canestri!”

Ma torniamo alla telefonata. S. comunica al papà l’altezza classica del canestro minibasket ma aggiunge un particolare. Per i primi tiri, quelli che ridaranno un tono emotivo all’azione del “tirare a canestro”, l’altezza del canestro può essere posta dove il bimbo riesce meglio, mantenendo l’equilibrio tra una giusta percezione di sfida e abilità. In poche parole, porre il canestro a un’altezza che il bambino percepisca come sfidante ma alla sua portata. Dopo i primi canestri (o al primo tiro se il canestro è troppo basso, sarà il bambino stesso a farvelo

notare!) aumentare leggermente l’altezza del canestro, e quindi la sfida che poniamo al nostro minicestista e così via.

Ora qualcuno si chiederà, quale differenza c’è tra posizionare subito il canestro all’altezza classica e farlo invece a step, come suggerito in questo caso.

La differenza la fa l’emozione che il bambino associa al “tirare a canestro” e il suo senso di autoefficacia, cioè il sentirsi in grado di superare un sfida.

L’emozione del canestro di per sé è un’emozione positiva di grande potenza. Per i bambini questa emozione è forte all’ennesima potenza. Detto questo, è possibile per gli adulti creare delle situazioni che stimolino tale potente emozione positiva. In che modo? Creando le condizioni più propizie per far si che tale emozione venga esperita. Esempio su tutti un canestro più basso o una palla più leggera.

L’emozione positiva funziona da carburante ed è un carburante molto più intenso della frustrazione del non riuscire perché porta con sé anche una parte razionale positiva: la percezione di sentirsi capaci o senso di autoefficacia.

Torniamo al principio. Cosa ci spinge ad affrontare nuove sfide? E’ proprio qui il segreto, ciò che ci spinge a metterci alla prova e buttarci: la percezione che abbiamo di noi stessi e della nostra possibilità di riuscire. Più ci sentiamo efficaci più vorremo buttarci in qualcosa di nuovo, con l’idea di giocarcela e riuscire. Ciò è tanto vero per gli adulti quanto ancor più lo

è per i bambini, con i quali già con piccoli accorgimenti si può lavorare per costruire un senso di autoefficacia solido e costante.

Il sentirsi capaci, unito a difficoltà equilibrate e sempre crescenti, sono la spinta alla tanto acclamata motivazione intrinseca. Più il bambino riesce in una sfida, più si sente efficace più si sente “protetto” e motivato ad affrontarne di nuove. Questo meccanismo alimenta un apprendimento tutto al positivo che rimane nella memoria del bambino

molto a lungo e influenza apprendimenti futuri. Anche l’adulto potrà utilizzare il senso di autoefficacia sperimentato dal bambino in una determinata occasione (es nel tiro), portandola ad esempio in un’altra situazione di apprendimento. Es: “Sei riuscito in questa cosa, sei stato bravo, puoi fare anche l’altro.” Il segreto è vedere sempre dove il bicchiere è mezzo pieno e DIRLO! A quel punto sproneremo i nostri piccoli al miglioramento.

Questo non vuol dire proporre ai bambini situazioni/gioco troppo facili ma modificarle nel tempo in linea con il loro sviluppo, proponendo sempre una sfida in più. Né abbandonare una situazione/gioco in cui il bambino non riesce o metterlo da parte, ma trasformare un aspetto o più della situazione che possano facilitare il raggiungimento dell’obiettivo (es palla più leggera).

Nutrire il senso di autoefficacia dei più piccoli è la base per creare persone, e non solo atleti, sicuri delle proprie capacità e sempre pronti a mettersi alla prova!

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