Uomini di Basket – A tu per tu con Beppe Bergomi

Uomini di Basket – A tu per tu con Beppe Bergomi

L’ex giocatore dell’Inter e della nazionale, ora opinionista di Sky, ci ha raccontato quando è nata la sua passione per la pallacanestro e come la segue ora, facendo anche degli interessanti parallelismi con il calcio.

di Lucia Montanari, @LuciMonta15

Nel secondo appuntamento della nostra rubrica, in cui vi racconteremo uomini e donne che lavorano in ambiti diversi dalla pallacanestro ma appassionati di basket, abbiamo fatto una chiacchierata con Beppe Bergomi, ex giocatore di Inter e nazionale italiana, ora opinionista di Sky Sport. Bergomi ci ha parlato di come si sia avvicinato alla pallacanestro, della sua passione per l’Olimpia Milano e di altri interessanti argomenti, facendo anche dei confronti con il mondo del calcio.

Ciao Beppe, quando e come nasce la tua passione per la pallacanestro?

Tendenzialmente nasce all’oratorio. Io giocavo a calcio, che è il mio sport in assoluto, però il basket mi è sempre piaciuto ed era l’alternativa, ancor più della pallavolo. Da lì ho iniziato ad appassionarmi alla pallacanestro, poi quando ho cominciato a giocare con l’Inter e quindi ad andare a Milano, prima con il settore giovanile e poi con la prima squadra, ho iniziato ad andare a vedere le partite e da lì ho coltivato sempre di più la passione

Che campionati segui? Tifi qualche squadra?

Io sono tifoso dell’Olimpia Milano. La prima partita che ho visto è stata credo nel 1980, quando ancora era la Billy Milano ed era contro la Mens Sana Siena al Palalido e da lì è nata la mia passione che ho quasi sempre seguito, anche negli anni bui in cui veramente la squadra andava male. Mi ricordo un anno in cui sbagliammo un canestro per non andare ai supplementari. Seguo anche un po’ l’NBA. Sempre nel 1980 sono diventato tifoso dei Philadelphia 76ers e di Julius Erving e da allora ho sempre tifato per loro. Solo nell’83 hanno vinto un anello e ultimamente non hanno una grandissima squadra. Mi appassiona però anche vedere quel tipo di basket: stavo alzato la notte a vedere Michael Jordan, adesso mi piace Lebron James. Vivo sicuramente meno però l’NBA perchè non essendo tifoso vero e proprio, mi appassiona di più vedere il basket italiano.

Tra Inter, Olimpia e Philadelphia ti sei scelto tutte squadre che ti fanno soffrire…

Ma sai, è vero.. Parlando di calcio, o sei juventino, che vinci sempre, oppure bene o male tutte le altre squadre sono destinate un po a soffrire, sopratutto negli ultimi anni. Invece per quanto riguarda il basket, anche se Milano è stata tanti anni senza vincere, ora sta vincendo ed è la squadra più titolata d’Italia. Parlando dei Philadelphia 76ers, mi sono divertito sopratutto a vedere giocare Julius Erving che era davvero uno spettacolo.

Da tifoso, cosa pensi della stagione di Milano? La squadra è stata criticata in alcuni frangenti della stagione, ora ha vinto la coppa Italia e sembra stia trovando una dimensione, ma fino a qui, sopratutto in alcune occasioni, ha un po deluso le attese…

Guarda, è vero. Bisogna calcolare però che questa squadra è sempre messa sotto pressione, in quanto tutti pongono i riflettori su Milano parlando del suo budget spropositato rispetto alle altre squadre italiane. Poi però, quando si va in campo ci sono anche altri fattori, rispetto al budget iniziale, e non è detto che quando giochi contro Reggio Emilia o Avellino vinci in maniera scontata di 20, perchè rimangono tutte partite difficili, anche se poi, avere una superiorità dovuta a questo famoso budget aiuta, ma in campo non è mai facile. La squadra per ora ha vinto i due trofei che doveva vincere, la Supercoppa e la Coppa Italia, con grande sofferenza ma ce l’ha fatta. In Europa si poteva fare qualcosa di più: il blackout da 10 sconfitte consecutive ci sta costando un finale un po’ critico dove non si hanno obiettivi e si è ultimi, quindi li si poteva fare di più, anche perchè la squadra nei primi mesi aveva dimostrato di potersela giocare con tutti anche a livello europeo. Secondo me, bisognava gestire meglio Alessandro Gentile

Nella pallacanestro, così come nel calcio, le squadre italiane che dominano nel campionato nostrano, fanno fatica poi ad imporsi in Europa. Secondo te è un problema strutturale della mentalità sportiva del nostro paese? Ci sono dei “difetti” comuni nei mancati successi europei tra entrambi gli sport?

Per quanto riguarda il basket, da quel che posso capire, in questo momento, anche se ho detto prima che Milano poteva fare qualcosa di più, secondo me non siamo ancora pronti per andare a lottare contro le grandi come il CSKA Mosca, il Real Madrid o il Fenerbahce che mi sembrano squadre veramente strutturate in maniera diversa e sopratutto più forti. Per quanto riguarda il calcio, ancora adesso il nostro calcio sotto l’aspetto strutturale e di mentalità non è al top degli altri club europei. L’ultima volta che una squadra italiana ha vinto la Champions è stato nel 2010 con l’Inter, poi adesso siamo davvero in difficoltà. Abbiamo una squadra che se la può giocare che è la Juventus, che due anni fa è andata in finale e quest’anno ha una squadra che può competere con tutti. Bisogna annotare però che nel calcio, diversamente dal basket, per arrivare in fondo in Champions è necessario anche un pizzico di fortuna.

Tu sei stato non solo un giocatore, ma anche una bandiera dell’Inter. Nel basket italiano, invece, ormai c’è sempre minor presenza di giocatori che rimangono nella stessa squadra per tanto tempo. Pensi che questo faccia parte dell’evoluzione naturale dello sport o che sia una questione di stimoli e competitività che il nostro campionato non riesce più a dare?

Penso che sia più la seconda. Credo che, non essendo più un campionato competitivo, le varie stelle della nostra nazionale, come Gentile, Melli, Hackett, ad esempio, puntino ad andare nei top club d’Europa, mentre quelli più bravi come riferimento hanno l’NBA. Diventa difficile secondo me nel basket trovare una figura di riferimento importante e con questo termine intendo dei giocatori che possano segnare la storia di un club e rimanere a lungo nel nostro campionato. Nel calcio invece ne abbiamo ancora: ha appena finito Zanetti, Totti è ancora alla Roma e secondo me una probabile nuova bandiera potrebbe essere Donnarumma se decidesse di rimanere al Milan. Se un giocatore nasce nel settore giovanile di una grande squadra e questa ha grandi ambizioni, allora si può ancora sperare che qualcuno possa diventare la bandiera di quella squadra.

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