Torino, finalmente si chiude il roster, Telfair in gialloblu

Torino, finalmente si chiude il roster, Telfair in gialloblu

Dopo il pasticcio di Sykes, che ha complicato ulteriormente i piani della Manital, patron Forni riesce a soffiare a Cantù il play ex Oklahoma sul filo di lana

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L’annuncio ufficiale sembra essere imminente, alla fine sarà Sebastian Telfair il play della Manital Torino, l’ultimo tassello del puzzle di coach Vitucci che chiude la “telenovela” dell’estate che ha visto tanti play statunitensi passare su stampa e social fino a ieri.

Marbury Telfair
Fonte: Tumblr

Una buona dozzina di nomi infatti è stata fatta (compreso il suo) per tutta l’estate per chi dovesse essere il “regista” gialloblu: il colpo di scena finale è stato quello di Sykes (dato ormai per certo) che invece ha complicato la situazione avendo precedentemente firmato per una squadra coreana; ed allora ecco, anzi, “riecco” Telfair, dato a Varese a gennaio, ma che non si accordò per le “alte richieste” del giocatore, solo l’altro ieri sembrava già con le valigie in mano in direzione Cantù, ma alla fine Forni sembra averla spuntata su Gerasimenko. “Bassy” (il soprannome del 31 enne di Brooklyn, “cugino d’arte” di Stephon Marbury) arriva a Torino nonostante quasi un anno di inattività ma con alle spalle esperienze importanti in NBA (Trail Blazers, Celtics, Timberwolves, Clippers, Cavaliers, nuovamente Timberwolves, Suns, Raptors, una parentesi in Cina ai Tianjin Ronggang, OC Thunders e ritorno in Cina ai Xinjiang Flying Tigers), la speranza quindi è che abbia tanta voglia di calcare nuovamente un parquet e che si scrolli di dosso velocemente la ruggine accumulata in questi mesi.

A questo punto probabilmente si alleggerisce anche marginalmente il lavoro di Peppe Poeta che aveva l’incarico di trainare un giovane play americano, data la tendenza itinerante di Bassy ora a Poeta resta forse il compito meno gravoso di fargli conoscere l’Italia, con la speranza che non creda di esser giunto nel Bel Paese per fare la “bellavita”.

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La storia di Bassy negli States potrebbe farlo apparire come un “piantagrane”, probabilmente per questo motivo diverse squadre hanno preferito scaricarlo: cresciuto a Coney Island da una famiglia che idolatrava il basket, come detto cugino di Stephon Marbury, già ad 11 anni vinse il suo primo trofeo “Hoop Scoop” come miglior giocatore di quinta elementare di tutto il paese, da lì divenne, per i 7 anni successivi, uno dei giocatori più “pubblicizzati” di tutti i tempi. La sua corsa raggiunge l’apice ai tempi del Abraham Lincoln High School, grazie a lui la squadra vince 3 campionati consecutivi e nell’ultimo hanno Telfair raggiunge l’apice di notorietà mediatica, non solo per le vittorie dell’high school, ma anche perchè lui è ormai una celebrità sui campetti delle strade di New York, infatti grazie allo streetball, con folli passaggi no-look e dribbling ubriacanti attira le attenzioni di personaggi come Jay Z, Ahmad Rashad e Spike Lee. In pratica la fama e la notorietà lo travolgono: esce un libro su di lui, Sport illustrated gli dedica una copertina, ESPN produce un documentario su di lui, fa una comparsata nel film “Cambio di gioco” (The Game Plan), firma con l’Adidas un contratto da 10 milioni di dollari in 5 anni, ma tutta questa notorietà e soldi lo porteranno ad esser considerato “troppo superiore” ai suoi coetanei che restano con i piedi più saldi al terreno ed hanno una carriera diversa, parliamo di personaggi del calibro di Al Jefferson e Tony Allen, nonché l’allora rookie Rajon Rondo con il quale si troverà in competizione per il ruolo di guardia nei Celtics, ed ovviamente gli altri coetanei non possono competere con il suo strapotere mediatico, pertanto lo isolano.

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Da “emarginato” per il suo troppo avere, come un bambino che fa “marachelle” per attirare l’attenzione, inizia a combinarne di tutti i colori, ma più che altro per ingenuità e mancanza di buon senso: nel 2006 i Blazers lo multano (e non lo cacciano solo per non stroncare la carriera di un rookie) per aver portato un’arma carica sull’aereo della squadra, un anno dopo, a Boston (alla vigilia della stagione che porterà il titolo ai Celtics), è stato arrestato per possesso d’arma da fuoco dopo esser stato fermato per eccesso di velocità e guida senza patente (precedentemente ritirata), a quel punto Wycliffe Grousbeck, managing partner dei Celtics, ha rimosso la targhetta di Telfair dal suo armadietto ed ha promesso che la squadra avrebbe tagliato i legami con lui.

telfair james
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Questo episodio sarà determinante per la carriera di Bassy che a soli 22 anni vede iniziare la discesa della parabola. Fatica a trovare una squadra e nel frattempo il suo competitor Rondo inanella successi uno dietro l’altro, titoli NBA ed All Star Games, a Bassy non resta che stare a guardare. Scaricato dai Celtics, nonostante il suo passaggio a Minnesota lo porti a cercare di ritrovare una costante nel suo gioco, i troppi alti e bassi, la scarsa attitudine alla difesa e soprattutto un infortunio fanno si che venga ceduto ai Clippers, ma nonostante sia in un periodo di crescita s’infortuna nuovamente e da lì è un continuo esser scambiato in pacchetti di giocatori tra squadre (passa anche ai Cavaliers di Le Bron del 2010), dove lui parte spesso dalla panchina, come sesto uomo e con percentuali al tiro molto basse, per questo accetta nel 2011 di fare la riserva di Steve Nash a Phoenix (per 1.5 milioni di dollari), da Nash ha la possibilità di imparare molto e di migliorare il suo gioco, ma i giochi in velocità dei Suns basati su Nash, nonostante si adattino anche al gioco di Bassy, lo lasciano ad avere percentuali comunque basse, a Phoenix ne sono consapevoli e decidono di prolungargli comunque il contratto per un anno ed il ragazzo ne approfitta per sviluppare al meglio il suo gioco in difesa. Bassy spera di continuare la sua carriera in NBA e non si sente pronto a lasciare gli States, ma i Suns lo cedono a Toronto e lui non accetta di buon grado la cosa ed alla fine di una stagione con solo 13 presenze e 56 punti decide di raggiungere cugino Marbury in Cina, cosa che gli permetterà di diventare un leader con i “Leoni d’oro” di Tianjin Ronggang, con ottime percentuali che lo riportano in NBA a chiudere la stagione dei Thunder, ma si dice che sia andato ad Oklahima City solo per l’amicizia che lo lega al rapper/imprenditore/procuratore Jay Z (procuratore anche di Kevin Durant con la Jay-Z Roc Nation Sport).

Dopo un’ulteriore parentesi in Cina ed un bel periodo di pausa arriva a Torino, l’incidente che gli ha cambiato la carriera è lontano anni luce e non è un ragazzo che crea problemi di spogliatoio, anche se in questo caso Torino ha esperienza da vendere e saprebbe sicuramente come prevenire, ma sembra più che altro che sia un giocatore non ancora alla fine della carriera, molto talentuoso, che ha avuto una strada tortuosa dovuta ad una “sliding door” che avrebbe potuto fargli avere tutt’altro destino, quindi un uomo in cerca di riscatto, che se si trovasse bene in Italia e nella Capitale Sabauda trovasse il giusto ambiente e gli stimoli adeguati potrebbe non far rimpiangere un altro genere di “pistolero”.

 

CARRIERA:

Giovanili
2000-2004 Abraham Lincoln High School
Squadre di club
2004-2006 Portland T. Blazers 136 (1103)
2006-2007 Boston Celtics 78 (479)
2007-2009 Minnesota T’wolves 135 (1294)
2009-2010 L.A. Clippers 39 (169)
2010 Cleveland Cavaliers 4 (39)
2010-2011 Minnesota T’wolves 37 (266)
2011-2013 Phoenix Suns 106 (643)
2013 Toronto Raptors 13 (56)
2013-2014 Tianjin Ronggang 31 (827)
2014 Oklahoma Thunder 16 (134)
2014-2015 Xinjiang Fl. Tigers 15 (312)
2016- Auxilium Torino
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