30 e 31 maggio: le 48 ore amarcord della grande Basket City

30 e 31 maggio: le 48 ore amarcord della grande Basket City

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Due partite che hanno svoltato la storia di Bologna. Due partite a distanza di 24 ore, in una linea del tempo immaginaria ma coerente con la “grandeur” di Basket City. Due partite che nel bene e nel male, sono state tra le ultime, grandi croci e delizie di mondi che oggi si ripensano, si ricostruiscono, dopo anni vissuti border-line. Tra rivoluzioni tecniche andate a vuoto, acquisti falliti, occasioni mancate da una parte; ben più dolorose rifondazioni, divisioni, scissioni e presunte rinascite dall’altra. Fallimenti societari e delusioni sportive: non proprio la faccia della serenità, comunque sia andata.

Fortitudo e Virtus sono oggi a un anno zero. L’ennesimo. Ma speriamo che sia quello giusto. Una spia incoraggiante però c’è, ed è rappresentata dal fatto che si riparta sull’input di gente che quella maglia l’ha vestita, e l’ha cucita sulla propria pelle: la Virtus si è affidata a Renato Villalta, per recuperare credito e la partecipazione del tifo; la Fortitudo, ancora sospesa in un limbo pirandelliano tra la forma che ancora deve arrivare e la vita che già pulsa nei cuori dei tanti tifosi in cerca di una nuova Patria della Effe scudata, ricomincia dal basso con Marco Calamai: C regionale il primo step, ma si punta più in alto.

unionesarda.itOggi però, anche per esorcizzare questo clima di attesa che affligge o fa sperare, e in tanti, ricordiamo due giornate che, a seconda dei punti di vista, saranno momenti da ricordare in eterno o cancellare, da ricordare quasi come un credente fa per l’Ave Maria, o il Padre Nostro, oppure eliminare come il più brutto degli incubi.

Il Primo Scudetto della Effe, e il tiro da 4 con cui Sasha Danilovic innalzò la Virtus verso il penultimo titolo della sua storia.

Ecco a voi il nostro modestissimo amarcord. Per non dimenticare.

 

IL PRIMO SCUDETTO

E’ il 30 maggio del 2000, e da Treviso arriva la notizia. Dopo averlo sfiorato tre volte, per poi verderselo sempre sfuggire di un niente, alla fine il primo scudetto e’ arrivato: quella del 30 maggio 2000 rimarra’ una data storica nella storia della Fortitudo.

MASSIMO CASA (C) BASKETINSIDE 2013A giocarsi il tricolore per la prima volta la societa’ bolognese c’era arrivata nel ’96: nella finale, con il fattore campo favorevole, si trovo’ davanti la Stefanel Milano. La Fortitudo – con Scariolo in panchina, in cui gia’ giocavano Myers, Gay e Pilutti – vinse la prima gara, poi arrivarono tre sconfitte che cancellarono il sogno del primo scudetto. L’anno dopo – con il cambio di panchina in corsa da Scariolo a Bianchini – e’ ancora finale, questa volta con la Benetton Treviso: la Fortitudo si porto’ sul 2-1 nella serie, e nella quarta gara nell’ultimo minuto tiro’ per tre volte per lo scudetto, ma il pallone non entro’. poi venne sconfitta 3-2 . Ma il ricordo piu’ amaro per i tifosi e’ quello del ’98, l’anno della finale persa rocambolescamente contro gli odiati cugini della Virtus. Anche allora la panchina, alla vigilia dei play off, cambio’, da Bianchini a Skansi. Quella ’97-’98 era la Fortitudo dream team, con Wilkins, stella Nba e avversario di Michael Jordan, e Rivers, il play usa vincente ovunque in europa. La Fortitudo si trovo’ 2-1 con la quarta partita in casa, ma si fece rimontare un discreto vantaggio e perse. Alla quinta e decisiva partita la Fortitudo domino’. Parte del pubblico virtus aveva gia’ abbandonato il palasport, pensando ad una sconfitta. a 18″ dalla fine sul +4, pero’, Danilovic infilo’ una tripla subendo fallo da Wilkins. Il serbo dalla lunetta pareggio’. Poi, sull’ ultima azione, Rivers si palleggio’ su un piede. Ai supplementari la Fortitudo venne travolta. L’anno scorso in semifinale venne eliminata dalla Benetton, per una stoppata all’ ultimo secondo di Marconato su Karnisovas.

Lo scudetto, finito in una bacheca dove c’erano solo Coppa Italia e Supercoppa ’98, e’ arrivato cosi’ dopo una progressione iniziata nel ’92, quando la Fortitudo in A2 si salvo’ dalla retrocessione (e scomparsa) all’ ultima giornata. Da allora, con l’acquisto della societa’ da parte di Giorgio Seragnoli, imprenditore tifoso che non ha lesinato investimenti, una crescita partita nel ’93 con la promozione in A1; l’anno successivo (partendo da -6) l’ accesso in Korac, poi 2 semifinali e 3 finali. Tra i campioni passati Esposito e Djordjevic.

La storia Fortitudo era cominciata nel ’32 in 2ª divisione e per arrivare in A ha atteso il ’66-67. Nel ’68 l’arrivo di Schull, giocatore mito, nel ’76-77 3° posto in campionato e finale di Korac persa.

Di finali ne arriveranno altre, tante, anche fuori i confini, con tanti giocatori di spessore sotto la cupola del PalaDozza…di scudetti un pò meno. Uno solo, nel 2005, ma anche quello indimenticabile: contro Milano, la tripla di Ruben Douglas allo scadere, l’attesa di Rancik inginocchiato, Blair pietrificato e avvolto dall’asciugamano, Singleton inespressivo, Basile con la mani sul volto: tutti nell’occhio delle telecamere, nell’attesa che l’istant replay di ca sì, la festa può cominciare. Indimenticabile. Un pò come la Fortitudo, e la sua Fossa dei Leoni. Capace di seguire la squadra nelle trasferte piu’ lontane. E da cui oggi si riparte.

Ecco il link al video della Festa Scudetto, fonte di LegaBasketTv

Un brevissimo estratto

ganciocieloblog.wordpress.com IL TIRO DA 4

1 maggio 1998. Una giornata che sarebbe destinata a non finire mai, resa immortale dai racconti di coloro i quali ebbero la straordinaria fortuna di assistere all’evento sportivo che ha segnato per sempre le sorti della città, e di molti suoi cittadini.
Finale scudetto, gara 5. Il verdetto finale. Da una parte Bologna, Virtus. Dall’altra Bologna, Fortitudo: Kinder e Teamsystem. Pochi mesi prima, il derby bolognese aveva preso una piega più pericolosa: causa fu la celebre rissa scoppiata in campo nei quarti di finale di Eurolega; tanti espulsi, la Virtus si qualificò per le Final Four e diventò campione d’Europa. La Fortitudo guardò la partita comodamente seduta in poltrona, in attesa che si presentasse il momento di pareggiare i conti.

E quell’occasione, la Fortitudo, l’ebbe davvero. Sopra di 4 punti a 16 secondi dalla fine della partita più bella che io abbia mai visto, la fortitudo stava pregustando il sapore di strappare lo scudetto all’odiato cugino, e per di più in casa sua. Questo avrebbe sanato ogni ferita, infliggendo un’ umiliazione leggendaria al popolo virtussino.

Ma quello che accadde al 16esimo secondo dalla fine di quel match, e di quel 31 maggio 1998 ha dell’incredibile. Chi non è di Bologna lo chiama il canestro più fallo di Danilovic. Ma chi a Bologna ci vive, sa che un canestro più fallo è un evento che in una partita può capitare con ampi margini di probabilità, e quello che Danilovic andò a segnare, di probabile, aveva ben poco. Sasha creò il canestro da quattro. Evento non raro, impossibile. Sotto di quattro e con una manciata di secondi al termine della partita, il pensiero collettivo all’interno del palazzo era “qui ci vuole un tiro da 4?… Per chi non l’avesse mai visto, ecco come Predrag “Sasha” Danilovic trasformò il suo nome in leggenda.

Allora incollati tutti alla tv, tifosi o meno, grandi e piccini, alla tv, con la telecronaca di Franco Lauro o Fabrizio Pungetti …sono passati ormai 12 anni ma c’è una parte di Bologna che ancora gode per quello che diventò per tutti il TIRO DA 4 (e per me ci sono ancora i brividi nel rivederlo). Forse un altro basket, forse altri personaggi ma quella tubo catodico regalò emozioni a tanti cestofili. Che speriamo ritornino, con un altro basket. Quello vero.

Qui il video di Rai 2 con commento di Franco Lauro:

Qui invece con il commento di Fabrizio Pungetti:

 

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