Buoni e cattivi della 1^ giornata di andata della Serie A 2013/2014

Buoni e cattivi della 1^ giornata di andata della Serie A 2013/2014

LIBERTAS VICTORIA PESARO 10 – Con una rotazione ridotta a 7 elementi, dei quali ben 4 nati tra il 1990 ed il 1991, sbanca il PalaDelMauro con una prestazione tutto cuore e sacrificio. Si sarebbe potuto definire, e di buon grado, un eretico, chiunque avesse scommesso anche solo un nichelino sulla vittoria esterna dei ragazzi di coach Dell’Agnello che quest’anno, assieme al  presidente Ario Costa ha accettato una stimolante ma obiettivamente ardua sfida nel condurre una squadra giovane, con poca esperienza e con tante scommesse. Non ci poteva essere avvio migliore per Young e soci, contro una squadra che con il solo Lakovic riesce ad appattare forse l’intero budget marchigiano. Bravi così e “hasta la VICTORIA LIBERTAS, siempre” PIERO BUCCHI 9 – Brindisi schianta Milano all’esordio, grazie alla variabile impazzita Delroy James (17 punti e dosi esponenziali di energia ed intensità) e al quartetto dei piccoli pitbull allestito dal duo Giuliani-Nicolai (45 punti in 4 per Campbell, Snaer, Lewis e Dyson). Successo dal sapore speciale per il coach degli adriatici, lasciatosi non proprio benissimo con l’Olimpia prima di sposare il progetto Brindisi, che quest’anno guida una formazione interessante, con decisamente meno talento rispetto a quella della gestione precedente, ma con un tasso di atleticità ed energia notevolissimo. PASTA REGGIA CASERTA 8 – che ne rifila 19 tra le mura amiche del PalaMaggiò ad una Umana Venezia troppo brutta per essere vera. Trattasi del terzo risultato a sorpresa di giornata ( dopo i successi di Brindisi e Pesaro), ma i ragazzi di coach Molin sono stati sempre sul pezzo, prendendo il largo nel secondo quarto e controllando il match nei successivi 20′. Bene per i campani Moore e Roberts, rispettivamente a referto con 17 e 15 punti, positiva anche la prova di Michele Vitali, che vince il duello “fraticida” con Luca, non proprio benissimo all’esordio in casacca Reyer. Brava Caserta, bravi tutti, società, staff tecnico, giocatori e tifosi, non era facile l’esordio contro Venezia, viste le noti vicissitudini societarie, ma lo scorso torneo dimostra che, se si stilasse una classifica col livello di attributi messi in campo in ogni partita, Mordente e soci la conquisterebbero a mani basse. DWIGHT HARDY 7 – una scheggia impazzita, un ciclone che si abbatte contro una Sassari che palesa molte delle difficoltà dello scorso anno ( leggi spot di numero 4, ma facciamo anche 5, assieme ad una imbarazzante difesa, in particolare sui pick and roll frontali) e che cade meritatamente davanti ad una bella Virtus, frizzante, sfacciata e pronta a punire i ragazzi di coach Sacchetti proprio con una delle armi predilette dei sardi: il contropiede. Bravi tutti in casa Granarolo, ma menzione speciale per il numero 7 bianconero, che vuole mettersi alle spalle la travagliata stagione dell’anno scorso (giocò a singhiozzo con la casacca della Sidigas Avellino a causa di problemi burocratici legati all’ottenimento del passaporto congolese) e ricominciare a fare quello per cui è stato firmato, ossia crivellare continuamente il canestro avversario. JOE RAGLAND 6 – meriterebbe almeno un voto in più, ma ci riserviamo di assegnarglielo in test più probanti, con formazioni più quadrate ed esperte dell’esordiente Pistoia. Comunque l’ex Murcia, riprende da dove aveva finito l’anno scorso, quando arrivò a Cantù per i playoff e prese letteralmente per mano i brianzoli a suon di prestazioni eccellenti, conducendoli ad un passo dalla finale scudetto, dopo aver dominato la serie contro la favorita Sassari. Per il numero 20 di coach Sacripanti, 25 punti ( 6/8 da 3) in aggiunta a 7 assist ed una leadership che, se preservata per tutto l’arco della stagione,potrà condurre Cantù verso ottimi traguardi. CURTIS JERRELSC.J. WALLACE 5 – il primo fa virgola e magari qualcuno in casa Olimpia ha quasi rimpianto i buoni Omar Cook e JR Bremer, il secondo ne mette a referto solo 4, conquistando un misero rimbalzo. Passi per il congolese ex Barca, che deve ritrovare la condizione migliore dopo l’infortunio patito in precampionato, ma dall’ex Besiktas è lecito aspettarsi molto di più, altrimenti per Milano riprenderà corpo l’incubo playmaker, che attanaglia i meneghini già da diverse stagioni. MARQUES GREEN 4 – O Markes Oskar Grin, tanto per dirla alla macedone, vista la cittadinanza magicamente acquisita dal numero 4 della Dinamo qualche stagione or sono, viste le chiare origini balcaniche della famiglia trasferitasi poi in Pennsylvania. Ironia a parte, male male per il piccolo playmaker, divisosi tra il Cedevita Zagabria e l’Olimpia Milano durante la stagione appena trascorsa. Preso per aumentare ulteriormente il già elevato tasso di leadership e di esperienza della Dinamo, sembra quasi un esordiente all’esordio stagionale a Bologna (2 punti e ben 5 palle perse). FRANK VITUCCI 3 – ha forse un budget da podio nell’attuale ranking della Legabasket ma all’esordio cade malamente in casa contro Pesaro. Incidente di percorso, prima partita, squadra che deve crescere, Lakovic che ancora deve entrare nei meccanismi, tutto quello che volete, ma onestamente ci poteva stare contro una Caserta o una Brindisi, ma contro Pesaro proprio no. Rimandato. DONELL TAYLOR 2 – 2/12 dal campo e ben 6 palle perse per il capocannoniere dello scorso campionato italiano che, all’esordio contro Caserta, chiude con uno sciagurato -5 di valutazione finale. Troppo brutto per avere anche solo una parvenza di veridicità, deve riprendersi in fretta. PETRUCCI- HACKETT 1 – consentiteci questa piccola digressione, riallacciandoci ad un tema che assume i contorni di una disputa rusticana. Fuori luogo le recenti dichiarazioni del presidente federale che punta il dito contro l’ammutinato Daniel, non tenendo conto che l’ex UCS è una risorsa per Pianigiani e la Nazionale e che, dati alla mano, è forse uno dei migliori 1-2 dell’intero panorama cestistico europeo. Bacchettata anche per il figlio di Rudy: l’impressione è che il fuoco gli si arde dentro solo quando sente la Verbena e difende i colori della Mens Sana. Il rapporto va ricucito comunque subito, per il bene di tutti, ripetiamo, non vorremmo che magari qualcuno si stufasse e decidesse di prendere, per discendenza da un prozio originario di Baku, un fiammante passaporto azero…

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy