Canne depenalizzate: la Wada innalza la soglia di cannabis e sconta il doping ricreativo

Canne depenalizzate: la Wada innalza la soglia di cannabis e sconta il doping ricreativo

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Quanti i beccati per cannabis negli ultimi anni? Magari per una volta e via, una bravata chiamata canna, per un vizietto che però ti costa, e non te ne rendi conto? I casi, più o meno eccellenti, non sono mancati. Anche nel basket. E se per qualcuno si è trattato davvero di una macchiolina che sporca sì la fedina sportiva, ma il panno sporco si può sempre lavare con l’impegno e tanti altri gesti di redenzione, per altri invece – vedi il caso di David Hawkins a Roma, nel 2007 – può essere davvero la spia di una dipendenza più forte, e più grave. Infatti il Falco, dopo l’inciampo nella serie di semifinale Siena-Roma, farà “il salto di qualità”, facendo uso di cocaina, e dopo un anno e mezzo al Galatasaray, il suo volo è stato stroncato – forse definitivamente- con una squalifica di quattro anni.

In ogni caso, pensando più a chi è caduto nel tranello per pura ingenuità, da oggi ci sarà qualche rischio in meno.

Infatti da sabato scorso la Wada, l’Agenzia Mondiale Antidoping, ha alzato l’asticella della soglia di positività a un livello che certifica lo spinello libero, sportivamente parlando, almeno fino al giorno prima della competizione. La decisione è stata presa senza aspettare la conferenza mondiale antidoping che si svolgerà in Sudafrica, a Johannesburg, dal 12 al 15 novembre, e che scriverà il nuovo codice 2015. La traduzione operativa è già in vigore dallo scorso sabato: non più 15 nanogram-mi/millilitro, ma addirittura 150. Un innalzamento che dovrebbe praticamente cancellare l’80 per cento delle positività del genere, forse pure di più.

La questione è in qualche modo politica, mediatica ed economica, non tanto sociale. In effetti la positività per cannabis non era una sanzione di carattere morale visto che l’esame antidoping per la sostanza era ristretto soltanto ai controlli post gara. Il principio era quello di colpire eventuali vantaggi indiretti, la parola più usata è «rilassanti», insomma un beneficio sulla prestazione. La proibizione riguardava già prima di sabato soltanto la gara, la competizione. Tanto che nei controlli a sorpresa, invece, la cannabis non si cercava neanche.

Il problema però è che con quella soglia, 15 nanogrammi, la rete rischiava di colpire anche il consumo in una festa (ma non il fumo passivo, che secondo gli esperti non produce più di 2-3 nano-grammi/millilitro nell’urina) magari un paio di settimane prima della competizione e senza alcun fine dopante. Sui tempi di smaltimento della sostanza, in effetti, non c’è un pronunciamento scientifico definito. Ora, con il passaggio a quota 150, si dovrebbe colpire soltanto il consumo nelle immediate vicinanze, un giorno o giù di lì, della competizione.

Nel 2011, nel mondo – come ricorda la Gazzetta dello Sport – si erano registrati 445 casi di positività alla cannabis, ben l’8 per cento del totale, una bella fetta della torta, un grande impegno per i laboratori. Che prestava il fianco a una considerazione critica nei confronti dell’efficacia del sistema antidoping: mentre si annuncia il doping genetico, con le inchieste giudiziarie che smascherano assunzioni che i controlli spesso non riescono a evidenziare, voi pensate alle canne… Spendendo soldi e rischiando duelli legali per sanzioni inevitabilmente molto limitate (la media delle squalifiche non era superiore ai due mesi) a suon di parcelle, che andrebbero riservate ad altre vicende, per esempio alla difesa di quella che è sempre più la trincea del passaporto biologico, la frontiera su cui si sta combattendo più fra istituzioni e legali dei «positivi» con le prime che hanno avuto finora la meglio sulle seconde.

D’altronde il risparmio di ricerca e di denaro è evidente.In tempi di crisi, c’è anche un problema risorse, inutile negarlo, l’antidoping può rischiare di fare il vaso di coccio. Inoltre diverse federazioni sportive internazionali avevano chiesto la cancellazione del divieto che vale dal 1999. Concentrare gli sforzi In ogni caso la decisione della Wada segna una novità importante nel sistema antidoping con il tramonto delle positività “festaiole” alla cannabis, ma soprattutto con la concentrazione pragmatica degli sforzi sui diversi fronti in cui la battaglia contro le sostanze proibite è sempre durissima. E purtroppo lontana dal successo.

I CASI, VICINI E LONTANI

Andando a volo d’uccello, sugli sport in generale, “l’assaggio” della cannabis è stato un qualcosa di trasversale: dalla swimming legend Micheal Phelps – nel 2009, fuori dalle gare, sospeso per 3 mesi dalla sua federazione – a Giba, la stella brasileira del volley, tanti anni nel nostro campionato, toccato dalla tentazione feroce dieci anni fa, in quel di Ferrara. Avvicinandoci però al nostro tiro, e al nostro campo, difficile dimenticare il caso di Carmelo Anthony, quando nel 2004 a Denver fu trovato in possesso di mariujana, e dimostrando poi che era di un amico, mentre parlando di ultimi “colti sul fatto”, recentissimo l’affaire dell’ala di Bonn Robert Vaden, miglior marcatore della Telekom in Bundesliga, e pizzicato due settimane fa, con tanto di licenziamento in tronco: un trattamento ben diverso da quello che pochi mesi fa a Capo d’Orlando ha ricevuto Alex Young. L’ala infatti sconta la squalifica, trova la comprensione del Poz in diretta tv, al di fuori di tante ipocrisie, aspetta due mesi si riprende il posto occupato da Roger Mason: c’è anche lo zampino del suo reintegro nel bel finale di regular season vissuto in terra paladina. Nel nostro basket però, qualche altro episodio c’è, e salendo un tantinello di latitudine, arriviamo a Napoli, quando proprio per un controllo fatto al termine di una sfida contro l’Orlandina, nell ‘aprile 2006, Ansu Sesay fu trovato positivo, lasciando fuori “lo Sciamano” che andrà poi a Milano dalla mischia dopo la seconda gara di semifinale scudetto contro l’allora Fortitudo di Vujacic e Belinelli. Sempre a Napoli poi, ma nel 2002, l’eroe della promozione Dontaé Jones, funambolo e mattacchione di professione, chiude prestissimo il suo secondo anno in maglia azzurra, già cominciato tra mille tira e molla sul suo arrivo in ritiro pre-campionato: a fine novembre infatti, dopo che il controllo fatto tre settimane prima a Pesaro, andava ben oltre la soglia dei 15 nanogrammi per milliltro, l’allora GM Andrea Fadini chiude le porte a qualsiasi passo indietro. Chiudiamo con Rick Apodaca, quando a Ferrara, nel dicembre del 2008, il pointer portoricano fu beccato dopo la partita giocata ad Udine.

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